lunedì, Dicembre 5, 2022
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House of Cards: la quinta stagione tra colpi di scena e momenti memorabili

È sorprendente constatare come, arrivato alla sua quinta stagione, House of Cards non accenni a mostrare particolari segni di cedimento, e questo nonostante i personaggi e il meccanismo narrativo alla base della storia siano pressoché identici, stagione dopo stagione. Probabilmente perché Netflix e Beau Willimon, creatore della serie e suo showrunner fino alla quarta stagione (prima affiancato e poi sostituito da Frank Pugliese e Melissa James Gibson), hanno puntato tutto su un elemento di sicura riuscita e tenuta: una coppia di cattivi talmente machiavellici e sfaccettati da spingere il pubblico a fare il tifo per loro. Non solo. Laddove solitamente il villain serve a ostacolare l’eroe, facendone emergere le virtù, in House of Cards compito paradossale dell’eroe è quello di dimostrare, con la propria incapacità e sconfitta, la supremazia del villain, in questo caso la spietata coppia Frank e Claire Underwood. Insomma: astenersi moralisti.

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Se oramai si fa fatica a immaginare qualcun altro in grado di reggere questa sfida meglio di due straordinari talenti come Kevin Spacey e Robin Wright, va detto anche che il livello di scrittura dei loro personaggi non ha mai conosciuto grosse cadute nell’arco di quattro anni. E questa quinta stagione non fa eccezione, confrontandosi con una difficoltà non da poco: andare oltre quanto detto e fatto in passato. Se già sul finire della seconda stagione, quando Frank Underwood si insedia alla Casa Bianca, era difficile immaginare cosa avrebbero potuto inventarsi gli sceneggiatori per le successive stagioni, adesso, dopo 26 episodi di “presidenza”, l’impresa appare ancora più ardua. Per vincerla è stato necessario alzare oltre la misura di sicurezza l’asticella della credibilità, inscenando una serie di situazioni che quando non sconfinano palesemente nella fantapolitica si mantengono comunque sul confine tra plausibile e impossibile. Un confine che, paradossalmente, proprio in questi mesi la presidenza di Donald Trump, con tutti i suoi scandali, errori e intrighi politici (in particolar modo proprio con la Russia, spesso citata in questa stagione), sembra aver travalicato, quasi che gli algoritmi predittivi di Netflix siano riusciti ad anticipare anche questo.

Ad ogni modo, accettato questo sconfinamento nell’irreale che probabilmente allontanerà gli spettatori più pragmatici e meno avvezzi alla sospensione dell’incredulità, la serie mantiene inalterata la sua godibilità. Se nella prima metà della stagione a prevalere è il confronto elettorale tra Frank e il candidato repubblicano, Will Conway, nella seconda Underwood è costretto a confrontarsi con la sfida e la decisione più importante della sua carriera, che promette di ridisegnare completamente la geografia dei rapporti tra lui e Claire, condizionando lo svolgimento di una ancora non confermata sesta stagione. All’interno di ogni puntata, invece, colpi di scena, repentini cambi di rotta, una buona dose di spargimento di sangue (concentrato negli ultimi episodi) e una fitta tessitura narrativa che continua a pescare in modo organico dal mare di personaggi e avvenimenti delle scorse stagioni.

House of Cards: la quinta stagione tra colpi di scena e momenti memorabili

Tra i personaggi già noti cui è dato più risalto troviamo i coniugi Conway (Joel Kinnaman e Dominique McElligott), protagonisti delle prime puntate, Thomas Yates (Paul Sparks), ghost writer della coppia presidenziale alla cui liaison con Clair viene dedicato ampissimo spazio, forse anche troppo, e Doug Stamper (Michael Kelly) che, pur essendo meno centrale rispetto alla quarta stagione, si conferma più che mai alter ego di Frank. In seconda linea figurano Seth Grayson (Derek Cecil), portavoce della Casa Bianca, LeAnn Harvey (Neve Campbell), consulente degli Underwood nella campagna elettorale e  Tom Hammerschmidt (Boris McGiver), giornalista del “The Washington Herald” intenzionato a scavare nel passato del Presidente. Due, invece, le new entry più significative di questo quinto giro di valzer: il vice sottosegretario per il commercio internazionale Jane Davis (Patricia Clarkson) e l’assistente di Conway, Mark Usher (Campbell Scott). Personaggi doppiogiochisti, enigmatici e affascinanti, la loro comparsa appare tanto forzata quanto indispensabile nel portare una ventata d’aria fresca allo show. Ciò che invece non cambia è l’attenzione per le musiche (realizzate da Jeff Beal), la fotografia e la regia, che in House of Cards mantengono una coerenza e compattezza che vanta pochi eguali nel panorama televisivo statunitense. Sul fronte del ritmo, invece, la sensazione è che questa quinta stagione proceda molto più spedita rispetto sia alla terza che alla terza, comprimendo solo in misura minima lo spazio dedicato all’introspezione e lo sviluppo dei personaggi.

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Sessantacinque episodi dopo, insomma, la prima serie TV prodotta da Netflix sembra avere ancora tutte le carte in regola per proseguire il suo percorso, specie dopo il cliffhanger finale della quinta stagione che apre a uno scenario ricchissimo di possibilità e sul quale già si sprecano le speculazioni sul web. Motivo per cui appare insolito il ritardo dell’azienda fondata da Reed Hastings nell’annunciare una sesta (forse ultima?) stagione. Se da un lato il 2017 ha visto la cancellazione di diversi show Netflix, anche molto amati (The Get Down, Girlboss, Longmire, Bloodline e Sense8), e la perdita, a partire dal 2019, dei contenuti targati Disney, dall’altro, sul fronte degli incassi e del pubblico, la società naviga in buone acque: 5,2 nuovi milioni di abbonati nel secondo trimestre dell’anno e utili per 66 milioni di dollari, +60% rispetto al 2016 (fonte: il Sole 24 Ore). Non sembrano, dunque, esserci le premesse per abbandonare o trascurare ora lo show che l’ha resa conosciuta in tutto il mondo e che continua a ottenere ottimi consensi di critica e pubblico.

Nell’attesa di ulteriori novità, abbiamo selezionato per voi otto momenti memorabili di questa quinta stagione di House of Cards da riguardare e riguardare e riguardare…

  1. L’interruzione di Frank alla riunione del Congresso (episodio 1)
  2. La telefonata notturna di Frank durante la diretta di Conway (episodio 3)
  3. Frank e Claire che nella sala proiezioni della Casa Bianca guardano La fiamma del peccato attendendo i risultati elettorali (episodio 3)
  4. La sfuriata al pilota dell’aereo di Conway (episodio 6)
  5. La riunione segreta della setta del Corvo dell’Eliseo (episodio 8)
  6. Il colloquio di Frank con l’ex presidente Walker e la sua testimonianza (episodio 10)
  7. Frank che attraverso la rete di sorveglianza spia LeAnn (episodio 11)
  8. L’incontro tra Claire e Tom Yates in casa di Usher (episodio 12)

La prima e l’ultima foto dell’articolo fanno parte di un finto servizio fotografico realizzato, su richiesta di Netflix, da Pete Souza, fotografo ufficiale della Casa Bianca durante la presidenza di Ronald Reagan e di Barack Obama.

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