lunedì, Febbraio 6, 2023
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ZeroZeroZero, recensione della serie tratta da Roberto Saviano

ZeroZeroZero è la nuova serie targata Sky Original tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano, che è tornato così ad indagare il lato oscuro e nascosto della criminalità organizzata, questa volta focalizzandosi sulle rotte della cocaina, “il petrolio bianco” dei tempi moderni.

Per realizzare questo crime on the road presentato Fuori Concorso a Venezia 76 – e pronto al debutto il 14 febbraio su Sky Atlantic e NOW TV – è stato coinvolto il regista Stefano Sollima che ha creato la serie insieme agli head writers Leonardo Fasoli, Mauricio Katz, Stefano Bises, Max Huwitz, Maddalena Ravagli e lo stesso Saviano, dirigendo un cast del calibro di Gabriel Byrne, Andrea Riseborough e Dane DeHaan, insieme a Harold Torres, Giuseppe De Domenico, Adriano Chiaramida e Francesco Colella.

La serie segue il viaggio di un carico di cocaina, dal momento in cui un potente clan della ‘Ndrangheta decide di acquistarlo fino a quando viene consegnato e pagato, passando per il “lavoro” dei cartelli messicani e per la distribuzione capillare realizzata da uomini d’affari senza scrupoli. Attraverso le storie dei suoi personaggi, il serial cerca di gettar luce sui meccanismi con cui l’economia illegale diventa parte di quella legale, e su come entrambe siano collegate da una spietata logica di potere e controllo che influenza le vite e le relazioni delle persone, pronte a crollare di fronte al più piccolo fuori programma.

ZeroZeroZero è una serie potente: non solo nell’impiego dei mezzi dispiegati per realizzarla, ma nella forza visionaria – e visiva – che Sollima (uno dei più apprezzati registi italiani all’estero) e soci hanno utilizzato per calare nella realtà personaggi di finzione mutuati proprio da quest’ultima, infondendo loro il realismo che la verità brutalmente richiede. Rispetto ad altri prodotti crime italiani – Gomorra, Suburra– questa nuova serie non presenta la classica “epicità” della narrazione/rappresentazione del sottobosco criminale: al contrario, l’abilità del team di autori sta nel tessere trame (e storie) incrociate mostrando esseri umani alle prese con i sentimenti più reconditi ed ancestrali che li dominano, come la paura, l’avidità, il desiderio, la sete di potere, il senso del pericolo e la capacità di sopravvivenza che diventa più forte di tutto, perfino della morte stessa.

Grazie all’ottimo cast, gli autori sono riusciti a creare un complesso sistema di storie incrociate, immortalate in un continuo gioco di rimandi: che la linea narrativa sia ambientata in Italia, Messico, Stati Uniti o Africa, tutte queste storie finiranno per confluire in un unico flusso diegetico, tessendo una mappa criminale avvolta da un costante alone di morte, di fine inesorabile. Come in una tragedia shakespeariana, i personaggi aleggiano sulla scena come pedine di un grande dramma; la struttura corale evoca le suggestioni di Traffic di Soderbergh e il montaggio serrato abbatte i confini dello spazio tempo, legando storie, volti, situazioni con un fil rouge drammatico: il candore mortale della cocaina.

Sollima si riconferma ancora una volta artigiano del cinema prima ancora che regista o autore: mette al servizio del progetto la propria perizia, l’esperienza accumulata negli anni, sensibilità e gusto estetico trasformando ogni fotogramma in grande cinema, dove l’azione rincorre forsennata il brivido dell’adrenalina cercando di ritardare l’inesorabile destino incontro al quale, presto o tardi, finiranno tutti quei personaggi ai quali, involontariamente, finiranno per appassionarsi gli spettatori, grazie alla lucida e tagliente analisi attraverso la quale vengono presentati.

Guarda il trailer ufficiale di ZeroZeroZero

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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