giovedì, Dicembre 1, 2022
HomeSerie TvRecensioni Serie TvWe Are Who We Are, recensione della serie di Luca Guadagnino

We Are Who We Are, recensione della serie di Luca Guadagnino

La recensione di We Are Who We Are, la prima serie diretta da Luca Guadagnino in onda su Sky e NOW TV dal 9 Ottobre.

We Are Who We Are rappresenta l’atteso debutto di Luca Guadagnino dietro la macchina da presa in una serie tv, dopo i successi internazionali riscossi con Io Sono L’Amore, A Bigger Splash, Chiamami Col tuo Nome e Suspiria: con la complicità di Sky ed HBO, gli otto episodi che compongono l’ultima fatica del regista verranno trasmessi su Sky e in streaming su NOW TV a partire dal prossimo 9 Ottobre.

La serie è incentrata su una storia di formazione con protagonisti due adolescenti americani – il timido e introverso Fraser (Jack Dylan Grazer) e la spavalda Caitlin (Jordan Kristine Seamón) – che, insieme alle loro famiglie composte da militari e civili, vivono in una base militare americana in Italia, nei pressi di Chioggia. In questo piccolo scorcio di Stati Uniti in Italia si muovono anche gli altri personaggi che popolano le vite dei due adolescenti, come la madre di Fraser Sarah (Chloë Sevigny) e la compagna Maggie (Alice Braga); il fratello di Caitlin Danny (Spence Moore II) e i suoi genitori Richard e Jenny (Scott Mescudi e Faith Alabi) senza dimenticare il gruppo di amici dei due giovani composto da Britney (Francesca Scorsese), Craig (Corey Knight), Sam (Ben Taylor) e gli italiani Enrico (Sebastiano Pigazzi) e Valentina (Beatrice Barichella). La serie parla di amicizia, di primi amori e di tutti i misteri dell’essere un adolescente.

We Are Who We Are conferma ancora una volta il talento di Luca Guadagnino dietro la macchina da presa: un talento autoriale, un’attrazione imprescindibile per le immagini e un senso estetico personale ed ammaliante. Lo stile del regista – sospeso tra il gusto per la moda, il videoclip e il cinema d’autore (appunto) – è ormai diventato una sua personalissima firma. La macchina da presa strizza l’occhio all’equilibrio e alla forma, senza mai trascurare i contenuti che continuano ad essere legati a quella borghesia benestante e complessa, che affonda le sue radici soprattutto nel mondo anglosassone che il regista italiano è capace di raccontare fin troppo bene.

Ancora una volta, lo sguardo di Guadagnino si sofferma sulle idiosincrasie della moderna borghesia americana, come già aveva fatto in A Bigger Splash e in Chiamami Col tuo Nome; al centro della riflessione ci sono gli adolescenti che vivono nella base militare, ma la sua indagine sull’insondabile umano si sposta presto allargandosi a macchia d’olio, e coinvolgendo in un ricco mosaico tutti i protagonisti: genitori e figli, fratelli e sorelle, fidanzati, coniugi, adulti e giovanissimi; nessuno sfugge all’arte del racconto del regista, che finisce per trasformare tutti quanti in tessere fondamentali di un’opera d’arte più complessa.

Flirtando con il linguaggio irresistibile dell’arte visiva, We Are Who We Are si trasforma subito da serie a manifesto generazionale (anche solo con quattro episodi), istantanea folgorante di un’epoca complessa e fluida quanto la sua generazione simbolo che ben la rappresenta: quella identificata con la lettera Z, simbolo della contemporaneità quanto delle sue contraddizioni, oggetto delle narrazioni televisive più interessanti degli ultimi anni (come non pensare, ad esempio, al successo di Euphoria?)

Con il suo debutto seriale Guadagnino non rinuncia al proprio gusto e ai propri interessi, né sembra intenzionato a scendere a patti con la stessa essenza artistica della sua estetica: elegante ma diretto, indaga con il suo sguardo meccanico le dinamiche e le relazioni tra gli esseri umani, i rapporti che legano i protagonisti e che si evolvono in un limbo ben rappresentato tanto dalla base militare americana trapiantata in Italia quanto proprio dalla location stessa, il Belpaese, che si trasforma per i vari personaggi in un luogo di passaggio, una prigione o semplicemente l’ultimo baluardo per l’evasione e la ricerca della propria identità.

We Are Who We Are parte come un racconto di formazione elegante e sofisticato (per via dell’estrema modernità delle sue tematiche) per poi trasformarsi, lentamente, in un affresco corale più grande e articolato: una storia formata da tante storie, molteplici punti di vista indissolubilmente legati alla realtà e alle contraddizioni che quest’ultima genera. Per provare a parlare di generazione Z, sesso, gender, fluidità, rapporti di coppia e comunità LGBTQ+ Guadagnino sceglie il punto di vista privilegiato dei più giovani, testimoni confusi di mutamenti epocali nonché anime ribelli alla ricerca di loro stesse in un mondo nel quale finiscono per non riconoscersi.

Guarda il trailer di We Are Who We Are

GIUDIZIO COMPLESSIVO

We Are Who We Are parte come un racconto di formazione elegante e sofisticato (per via dell’estrema modernità delle sue tematiche) per poi trasformarsi, lentamente, in un affresco corale più grande e articolato: una storia formata da tante storie, molteplici punti di vista indissolubilmente legati alla realtà e alle contraddizioni che quest’ultima genera
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -
We Are Who We Are parte come un racconto di formazione elegante e sofisticato (per via dell’estrema modernità delle sue tematiche) per poi trasformarsi, lentamente, in un affresco corale più grande e articolato: una storia formata da tante storie, molteplici punti di vista indissolubilmente legati alla realtà e alle contraddizioni che quest’ultima generaWe Are Who We Are, recensione della serie di Luca Guadagnino