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This England, recensione della serie Sky Original con Kenneth Branagh

La recensione di This England, la nuova serie Sky Original con Kenneth Branagh nei panni di Boris Johnson. Dal 30 settembre su Sky e NOW.

Perfino per la Settima Arte non è facile rielaborare il presente; il rischio che si corre più spesso è quello di modificare la realtà, di sposare il punto di vista privato – e personale – della macchina da presa plasmando la quotidianità, epurandola dalle “parti noiose” e consegnandola al regno della finzione argentata.

Ma non è sempre così: non solo i documentari cercano di rispettare, fedelmente, la verità degli accadimenti inanellando eventi, situazioni, luoghi e personaggi aderendo perfettamente all’evidenza. Certe volte, anche il cinema – o, come in questo caso, la televisione di qualità – riescono a mostrare, attraverso le immagini e la forza di una sceneggiatura, le contraddizioni che animano il nostro quotidiano. Ed è quello che accade, perfettamente, in This England, nuova miniserie esclusiva Sky, pronta a debuttare dal 30 settembre, anche in streaming su NOW: un ciclo di sei episodi per raccontare l’Isola di Sua Maestà negli ultimi anni, divisa tra Brexit e Covid-19, con al centro una molteplicità di punti di vista e un unico mattatore, l’ex Primo Ministro Conservatore Boris Johnson, interpretato in modo magistrale dal Premio Oscar Kenneth Branagh (Tenet, Belfast).

This England (precedentemente conosciuta come This Sceptred Isle, con un riferimento al “Riccardo II” di Shakespeare) racconterà l’impatto che la prima ondata della pandemia da Coronavirus ha avuto sul Regno Unito. La miniserie porterà gli spettatori fra i corridoi del potere, con Johnson alle prese con Covid-19, Brexit e una controversa vita politica e personale. Gli eventi politici si intrecceranno con storie provenienti da tutto il Paese, dagli esperti e gli scienziati impegnati in una lotta contro il tempo per arrivare a comprendere come si trasmette il virus, ai dottori, gli infermieri e gli operatori delle case di riposo in prima linea per contenere e superare l’emergenza, fino alle persone comuni le cui vite sono state gettate nel caos dalla pandemia.

Michael Winterbottom (Bevenuti a Sarajevo), che ha diretto e co-sceneggiato la miniserie, si è coraggiosamente immerso nei ricordi più recenti che hanno segnato le vite di tutti noi, stravolgendole completamente: dalla normalità alla distopia, nessuno è stato risparmiato nel colpo di teatro più inaspettato di sempre. Una nuova pandemia, cento anni dopo l’Influenza Spagnola, e spettri inquietanti, ombre pronte a ritornare dal passato remoto nutrendosi del buio e delle incertezze del presente.

E in questa terra di confine tra buio e luce, si muove sulla scena un uomo, Boris Johnson, che non è né Churchill né un sovrano coronato: BoJo, come viene chiamato dalla stampa britannica, è piuttosto un Falstaff, una figura ingombrante e carismatica, che spesso sceglie la via più impopolare – e sbagliata – per ottenere dei risultati, cercando di perpetuare il bene (soprattutto quello del paese).

Johnson, in Inghilterra, è una figura importante della pop culture da molto tempo, da quando – giornalista e corrispondente a Bruxelles – inventava surreali storie sull’Unione Europea che finivano, regolarmente, sulle pagine dei quotidiani; licenziato per aver inventato una citazione, ha compiuto una vertiginosa scalata al potere, segnata però proprio dai chiaroscuri di una vita privata travagliata ed eccentrica, che è finita poi alla ribalta, sotto le luci accecanti dei riflettori del mondo per via del ruolo raggiunto.

Sindaco di Londra, leader dei Tories e infine massima carica britannica, solo al di sotto della Regina (o, come adesso, del Re): per molti il parallelismo con Churchill è stato inevitabile per via delle personalità contraddittorie, brusche, dirette ed eclettiche di entrambi; ma BoJo è un essere umano figlio della modernità, un uomo che si ritrova nel momento e nel posto sbagliato, stritolato in una situazione senza via d’uscita apparente, come un Laocoonte tra le spire del serpente marino.

Una pluralità eterogenea di punti di vista

Ma attenzione: This England è ben lontana dal ritratto, dal “santino laico”, dalla narrazione tipica del biopic che segna ascesa e caduta. La serie di Winterbottom è asciutta, fedele solo alla realtà: come in un documentario, conduce lo spettatore nelle corsie degli ospedali piegati dal Covid-19; lo porta a spiare, da molto vicino, il dolore dilaniante delle vittime, dei loro parenti e di tutti coloro che hanno cercato di fare la propria parte salvando delle vite, spesso mettendo la loro a rischio o vedendo tutti i loro sforzi vanificati.

This England è forte di una pluralità eterogenea di punti di vista, frammentando in tal modo la narrazione e costruendo una storia corale nella quale ogni contributo è parte di un puzzle più ampio, che ammirato da lontano mostra tutto il dolore assurdo e inedito vissuto negli ultimi due anni di pandemia. La regia asciutta non lascia spazio a facili sentimentalismi: si limita a mostrare i fatti e gli eventi, utilizzando Johnson come fil rouge per tenere insieme questi frammenti, che si riflettono in modo intrigante sulla scrittura della serie, con una sceneggiatura che fa a pezzi lo spazio-tempo muovendosi lungo queste due coordinate, con la finalità di ricostruire la vicenda in una sorta di macro-indagine collettiva.

Un’analisi che è anche un’espiazione di gruppo, un modo per esorcizzare gli incubi che ancora dilaniano ogni spettatore, chiamato a ripercorrere gli eventi più recenti davanti allo schermo con la pazienza, la lucidità e l’attenzione di scoprire come si è arrivati a certe conseguenze, abbandonandosi alla suspense di una storia di cui tutti conosciamo il finale, ma della quale forse tutti avevamo bisogno di conoscere non tanto le premesse, quanto i fatti che ci hanno condotto fino ad oggi.

E nella ricostruzione minuziosa e “crudele” (per via dell’estremo realismo) di This England, Boris Johnson è però la figura dominante, Falstaff fuori luogo e in difficoltà, essere umano fragile alle prese con idiosincrasie e cambiamenti non facili da affrontare e gestire, personaggio puramente shakespeariano sulla scena della vita. Non a caso Kenneth Branagh, erede teatrale di Laurence Olivier, si cala con estrema e mimetica meticolosità nei panni prostetici dell’ex Primo Ministro guardando, da lontano, alla performance da Oscar di Gary Oldman nel film L’ora più buia.

Ma se nell’opera di Joe Wright il focus era mostrare i giorni cruciali della Gran Bretagna nel periodo bellico, in This England c’è la volontà di rivivere il passato recente esorcizzandolo attraverso la forza della visione collettiva, mostrando la realtà e gli intrighi nascosti delle stanze del potere come in una qualunque opera shakespeariana del XXI secolo, tra le luci accecanti dei flash, le notizie strillate e il dolore silenzioso di un coro (i cittadini) che veglia sulle azioni “scellerate” del potere.

Guarda il teaser trailer di This England

GIUDIZIO COMPLESSIVO

This England è forte di una pluralità eterogenea di punti di vista che frammentano, in tal modo, la narrazione, costruendo una storia corale nella quale ogni contributo è parte di un puzzle più ampio. La volontà è quella di rivivere il passato recente esorcizzandolo attraverso la forza della visione collettiva, mostrando la realtà e gli intrighi nascosti delle stanze del potere come in una qualunque opera shakespeariana del XXI secolo, tra le luci accecanti dei flash, le notizie strillate e il dolore silenzioso di un coro (i cittadini) che veglia sulle azioni “scellerate” del potere.   
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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This England è forte di una pluralità eterogenea di punti di vista che frammentano, in tal modo, la narrazione, costruendo una storia corale nella quale ogni contributo è parte di un puzzle più ampio. La volontà è quella di rivivere il passato recente esorcizzandolo attraverso la forza della visione collettiva, mostrando la realtà e gli intrighi nascosti delle stanze del potere come in una qualunque opera shakespeariana del XXI secolo, tra le luci accecanti dei flash, le notizie strillate e il dolore silenzioso di un coro (i cittadini) che veglia sulle azioni “scellerate” del potere.   This England, recensione della serie Sky Original con Kenneth Branagh