lunedì, Dicembre 5, 2022
HomeSerie TvRecensioni Serie TvTerminal List, recensione della serie Prime Video con Chris Pratt

Terminal List, recensione della serie Prime Video con Chris Pratt

La recensione di Terminal List, la nuova serie Amazon Original con Chris Pratt basata sull'omonimo best-seller. Dal 1° luglio su Prime Video.

Chris Pratt è pronto a tornare, questa volta sul piccolo schermo e con una nuova serie intitolata Terminal List: dopo il film La guerra di domani, l’attore suggella ancora una volta il suo legame con Amazon grazie a questo nuovo adattamento seriale dell’omonimo romanzo di Jack Carr con protagonista il personaggio di James Reece, affilato e integerrimo Navy Seal tradito dai poteri forti – e dalla sua memoria – dopo il tragico incidente che ha visto morire quasi tutti i suoi commilitoni.

Reece è, per la piattaforma streaming, un nuovo Reacher o un Jack Ryan assetato di vendetta e pronto a tutto pur di ottenerla: ancora una volta il mito americano si trasforma ed evolve in base alla contemporaneità, adattandosi e sposando le contraddizioni del reale. A fianco al protagonista Pratt, mattatore nonché produttore esecutivo della serie, figurano anche Constance Wu (Le ragazze di Wall Street – Hustlers) e Taylor Kitsch (Le Belve), tutti coinvolti in questa serie che approderà, in esclusiva, su Prime Video dal 1 luglio.

Le otto puntate seguono la storia di James Reece (Pratt) dopo che alla sua squadra di Navy Seal viene tesa un’imboscata durante un’operazione segreta ad alto rischio. Reece torna a casa dalla sua famiglia con ricordi confusi dell’evento e dubbi sulle sue responsabilità. Tuttavia, man a mano che emergono nuove prove, Reece scopre che forze oscure stanno operando contro di lui, mettendo in pericolo non solo la sua vita ma anche quella di coloro che ama.

Davanti ad una serie come Terminal List, è impossibile prescindere dall’analisi delle forme – e dei modelli – che hanno costruito il mito americano sul grande (e piccolo) schermo: ancora una volta, alcuni dei temi cardine della cultura audiovisiva statunitense – come la vendetta privata, oppure gli effetti della guerra a lungo termine – prendono corpo, come spettri, sullo schermo declinandosi in una nuova versione quanto mai consolidata. Analizzando la struttura narrativa di Terminal List, infatti, notiamo come rispecchi in piena regola i moduli di una narrazione classica: l’eroe solitario è chiamato ad affrontare, da solo, una missione titanica che coincide con il suo destino e con il viaggio che è stato predestinato a compiere.

In questo caso, il James Reece di Pratt incarna tutte le qualità dell’eroe kalòs kai agathòs che, di colpo, viene svelato allo spettatore attraverso dei chiaroscuri inediti: c’è un’oscurità profonda, inesplorata e tormentata, infatti, che si agita nel suo animo. E un dolore sordo che lo dilania, torturandolo dall’interno. Una complessità psicologica che, purtroppo, non riesce però a farsi largo sullo schermo senza essere appiattita da uno storytelling fin troppo canonico, incentrato su “l’arte della guerra” americana e sugli intrighi di palazzo che si muovono sotto la superficie, snodandosi tra tradimenti, insabbiamenti, macchinazioni politiche e inganni.

Antoine Fuqua, regista della serie insieme a Ellen Kuras, riprende perfettamente il filo del discorso della propria filmografia, costruita su anti-eroi oscuri e struggenti alle prese con le proprie debolezze, assetati spesso di vendetta e ostinatamente pronti ad attuarla ad ogni costo. Così accadeva con il Denzel Washington dei due The Equalizer, ma anche con il Mark Wahlberg – decorato cecchino – di Shooter e perfino con I Magnifici 7 che si agitavano sullo sfondo western dell’omonimo remake: da quest’ultimo, Fuqua recupera Chris Pratt come protagonista ma che qui, in Terminal List, non riesce però a restituire la complessità di James Reece fino in fondo.

Pronto, per la prima volta, a calarsi in un ruolo drammatico che rifugge ogni strizzata d’occhio gigiona allo spettatore, l’attore di Guardiani della Galassia e Jurassic World si allontana dalla sua comfort zone abituale e si avventura in un territorio più accidentato, nel quale non sembra brillare particolarmente, schiacciato forse da una scrittura non troppo originale che finisce per ingabbiare tanto il personaggio di Reece quanto gli altri, vincolandoli ad una struttura classica che racconta una storia convenzionale in modo più che canonico, lontana da qualunque guizzo innovativo – tra regia e sceneggiatura – nonostante il tentativo di infondere un inedito realismo alla vicenda raccontata per immagini.

Terminal List, per quanto si sforzi di mescolare realismo, ritmo e azione ad un viaggio più oscuro e profondo nelle contraddizioni umane (tra crisi private e intrighi del potere), non riesce a convincere fino in fondo nel corso degli otto episodi che la compongono, rea forse di una certa convenzionalità nella narrazione che si riflette, come in uno specchio, sulla superficie della messa in scena finale.

Guarda il trailer ufficiale di Terminal List

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Terminal List, per quanto si sforzi di mescolare realismo, ritmo e azione ad un viaggio più oscuro e profondo nelle contraddizioni umane (tra crisi private e intrighi del potere), non riesce a convincere fino in fondo nel corso degli otto episodi che la compongono, rea forse di una certa convenzionalità nella narrazione che si riflette, come in uno specchio, sulla superficie della messa in scena finale. 
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -
Terminal List, per quanto si sforzi di mescolare realismo, ritmo e azione ad un viaggio più oscuro e profondo nelle contraddizioni umane (tra crisi private e intrighi del potere), non riesce a convincere fino in fondo nel corso degli otto episodi che la compongono, rea forse di una certa convenzionalità nella narrazione che si riflette, come in uno specchio, sulla superficie della messa in scena finale. Terminal List, recensione della serie Prime Video con Chris Pratt