lunedì, Febbraio 6, 2023
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Taboo recensione della miniserie con Tom Hardy

Taboo era certamente uno dei prodotti più attesi di questa stagione televisiva. Partorita dalla mente di Tom Hardy – uno dei migliori attori in circolazione – e da quella di suo padre Chips (che figura anche nelle vesti di consulente/produttore), la miniserie si avvale della penna del celebre sceneggiatore e regista britannico Steven Knight, noto per aver ideato la serie tv Peaky Blinders e per aver già collaborato con Hardy nel bellissimo Locke.

Taboo è ambientata nel 1814 e segue le vicende dell’avventuriero James Keziah Delaney. Dopo aver passato molti anni in Africa, l’uomo torna a Londra per riscuotere l’eredità del padre, morto in circostanze misteriose. Ben presto si troverà a dover fronteggiare le insidie della potente Compagnia Britannica delle Indie Orientali e a far i conti con il suo tormentato e oscuro passato.

Fin dal primo episodio, Taboo ha saputo esercitare un fascino accattivante sullo spettatore, pur non avvalendosi di un’idea alla base particolarmente brillante da un punto di vista drammaturgico. Soprattutto nella prima parte, è il contesto in cui è ambientata la storia a rappresentare il vero punto di forza della serie: la Londra del 1814, con i toni freddi e opachi attraverso cui regia e sceneggiatura scelgono di dipingerla, è indubbiamente la cornice perfetta nella quale incastonare un racconto che – da principio – si configura come carico di mistero e vendetta, dalle atmosfere intrise di sangue e orrore, dando vita ad un meraviglioso contrasto tra le ambientazioni rarefatte e il contesto mistificato che spinge i numerosi comprimari e lo stesso protagonista a commettere i gesti e le azioni più abominevoli.

Taboo: nuovo trailer della serie con Tom Hardy

Taboo non è una serie che ricerca necessariamente il colpo di scena, e questo è abbastanza chiaro fin da subito. Steven Knight delinea con precisione chirurgica il quadro di una narrazione che si compone di chiare e semplici linee. Servendosi della tipica calma scupolosamente ponderata che contraddistingue il racconto filmico, lo sceneggiatore intreccia poco alla volta un robusto ed intricato tessuto tematico, prendendosi così i suoi tempi e non assecondando quelli dello spettatore, al quale concede la possibilità di conoscere a fondo tutti i personaggi, studiarli, e decidere così se provare una certa affezione o un più che ragionevole disprezzo nei loro confronti.

È così che la forza rirompente di Taboo viene fuori, a mano a mano che si addentra nella smisurata e labirintica mente di James Delaney (personaggio carismatico ma ostico, con il quale non è sempre facile entrare in empatia) e nei piani machiavellicamente congegnati della Compagnia. Una serie che il suo ideatore, Tom Hardy, si è letteralmente cucita addosso, come il più prezioso abito che non vediamo l’ora di sfoggiare. Tra gli attori più “fisici” della sua generazione, la star dei recenti Mad Max Fury Road e Revenant Redivivo padroneggia ormai come il più navigato degli interpreti la sua encomiabile varietà interpretativa, pienamente consapevole di essere il vero deus ex machina dietro l’intero progetto, grazie ad un lavoro minuzioso e manieristico sul personaggio da fare invidia a più grandi divi di Hollywood.

La ricchezza tematica, il gusto visivo, la cura dei dettagli (soprattutto per quanto riguarda costumi e ambientazioni) e la scelta di un cast di altissimo livello (tra cui spiccano Oona Chaplin, David Hayman, Michael Kelly e Jonathan Pryce), rendono Taboo un prodotto che, per quanto possa risultare fuori dagli schemi dell’attuale panorama televisivo, ha saputo fondere con sapienza crudezza estetica e sincerità narrativa, servendosi di un contesto narrativo solo apparentemente superato per mescolare al suo interno più generi (su tutti il dramma in costume e il thriller dalle sfumature soprannaturali) e parlare di “tabù” che, sfortunatamente, esistono ancora oggi in quel mondo che così tanto crediamo di conoscere.

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Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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