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Il Re, recensione dei primi due episodi della serie Sky con Luca Zingaretti

La recensione de Il Re, il primo prison drama targato Sky Original con Luca Zingaretti. Dal 18 marzo su Sky e in streaming su NOW.

Il Re è il titolo dell’attesa nuova serie targata Sky Original, che per la prima volta si cimenta in un genere atipico (per il mercato audiovisivo italiano) come il prison drama. Nei panni del protagonista – il re del titolo, il temuto direttore del carcere San Michele Bruno Testori – troviamo Luca Zingaretti, attore amatissimo presso il grande pubblico soprattutto grazie al ruolo del Commissario Montalbano; oltre all’attore, figurano al suo fianco anche Isabella Ragonese, Anna Bonaiuto e Giorgio Colangeli. La serie, che segue di qualche mese il debutto dell’originale supernatural crime drama Christian su Sky Atlantic, è pronta a debuttare dal 18 marzo su Sky e in streaming su NOW per un totale di otto episodi.

Il San Michele è un carcere di frontiera dove Bruno Testori, il direttore della struttura, esercita la sua personale idea di giustizia che si pone al di sopra della legge dei tribunali e dei codici di procedura penale. Perché dietro ogni detenuto c’è una storia specifica, una vita deragliata, e anche se fuori dal carcere la prima a essere andata fuori dai binari è proprio quella di Bruno, dentro il San Michele l’uomo è il sovrano assoluto: spietato con chi lo merita e inaspettatamente misericordioso con gli altri, pronto ad inseguire i principi della propria distorta e oscura morale. Ma quando il suo regno rischia di crollare, minacciato da un pericolo imminente, Bruno si troverà a combattere la guerra più difficile.

Il Re è una serie accattivante, che sfrutta un’atmosfera da tragedia greca e uno spazio claustrofobico per mettere in scena personaggi complessi, eroi – e anti-eroi – drammatici che si agitano alla ricerca di una loro verità, che non sempre finisce per coincidere con un codice morale integerrimo. Il carcere che li ospita, il San Michele – frutto della “fusione scenografica” tra due carceri esistenti, uno situato a Civitavecchia e l’altro a Torino, come hanno raccontato il regista e lo sceneggiatore durante la conferenza stampa – riflette perfettamente la complessità oscura dei labirinti psicologici che li animano, dedali torbidi scolpiti dalle luci e dalle (tante) ombre che definiscono le loro personalità. Se la struttura del carcere è specchio di un feudo, di una fortezza inaccessibile, a troneggiare dall’alto è proprio il re incontrastato di tutto quel regno, ovvero Bruno Testori.

L’uomo, il direttore del carcere, ha un proprio codice morale che segue (e persegue) per ottenere i propri scopi: è pronto a esercitare il male pur di ottenere il bene, parafrasando in assoluta libertà una frase scritta da Goethe nel suo Faust. Testori è come il colonnello Kurtz di Apocalypse Now, un uomo perseguitato dalle proprie ossessioni, ormai costretto a convivere con quest’ultime ma pur sempre pronto a difendersi da esse, per cercare di restare umano senza abbandonarsi totalmente all’oscurità inquietante del suo cuore di tenebra. Un personaggio complesso e accattivante, che ben catalizza l’attenzione dello spettatore definendo con chiarezza il taglio esatto – e chirurgico – scelto dagli sceneggiatori per raccontare questo inedito prison drama.

Perché più che la via del dramma convenzionale e d’attualità, il sopraffino lavoro di drammaturgia sceglie di filtrare la realtà che ci circonda attraverso la lente (deformante) del genere, che la restituisce in una cornice ben definita che pone al centro l’indagine, compiuta sia per svelare un presunto omicidio che per sondare le ambiguità contraddittorie che animano tutti i personaggi coinvolti. A fare da controcanto alla figura dell’inflessibile direttore, c’è non solo un “coro greco” di comprimari e caratteristi, spettri che si agitano intorno alla sua figura evocando dubbi e sospetti, ombre di intrighi tramati alle spalle e pronti a deflagrare nel presente; ma anche delle figure femminili forti e indipendenti, che si muovono sulla scena incarnando nelle nemesi (effettive o metaforiche) di Testori stesso.

Moglie, figlia e pm: tre donne forti che scuotono le incrollabili certezze scolpite nell’immaginario incorruttibile forgiato dall’uomo; tre donne tra le quali spicca Laura, il pm, chiamata ad indagare sullo strano omicidio che apre il primo episodio. Ed è proprio nel corso di soli due episodi che la donna si configura come la controparte perfetta di Testori, una donna arguta, sarcastica e determinata capace di tenergli testa perseguendo quella che è anche la sua ossessione: la giustizia, che ha plasmato ogni aspetto della sua esistenza, tanto pubblica quanto privata. La complessa tridimensionalità dei personaggi permette al pubblico di immergersi nel clima oscuro della serie, di scivolare lentamente nel cuore di tenebra di un mondo basato su regole ancestrali, su un crudele “cane-mangia-cane” che accende i riflettori sulla condizione delle realtà carcerarie italiane al giorno d’oggi.

Il Re è un prodotto ambizioso e complesso che cerca di unire, in un intrigante connubio, la denuncia sociale con il ritmo accattivante di un genere specifico: il prison drama, un percorso poco battuto nel mercato audiovisivo italiano. Il risultato è all’altezza delle aspettative perché è in grado di trascinare lo spettatore in un dedalo oscuro di incubi e inquietudini che si dipana nei bracci di un carcere trasformato in una distorta fortezza della solitudine per il suo contraddittorio re.

Guarda il trailer ufficiale de Il Re

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Il Re è un prodotto ambizioso e complesso che cerca di unire, in un intrigante connubio, la denuncia sociale con il ritmo accattivante di un genere specifico: il prison drama, un percorso poco battuto nel mercato audiovisivo italiano. Il risultato è all’altezza delle aspettative perché è in grado di trascinare lo spettatore in un dedalo oscuro di incubi e inquietudini che si dipana nei bracci di un carcere trasformato in una distorta fortezza della solitudine per il suo contraddittorio re.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

1 commento

  1. Nel corso del terzo episodio, Testori spiega a Piras la motivazione per cui non lo ha proposto come comandante, cosa impossibile in quanto Piras riveste il gradi di Sovrintendente. La regia forse ignora che nella Polizia Penitenziarie esiste una gerarchia…

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