lunedì, Febbraio 6, 2023
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Good Omens, recensione della miniserie tratta dal romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman

Good Omens è il titolo della nuova serie fantasy (una delle più attese del 2019) da poco sbarcata come titolo di punta nel catalogo di Amazon Prime Video. Parafrasando il titolo, ci sono tutti i “buoni presupposti” (o presagi) per un prodotto innovativo e brillante, vista la presenza di due attori di punta come Michael Sheen e David Tennant, affiancati da “spalle” di lusso quali Jon Hamm e Miranda Richardson, oltre alle imperdibili voci di Frances McDormand e Benedict Cumberbatch rispettivamente nei panni dell’Altissimo e di Satana in persona.

Prodotta da Amazon Studios, BBC Studios, The Blank Corporation e Narrativia, la serie – in sei episodi e molto probabilmente auto-conclusiva – è tratta da un romanzo del 1990 scritto a quattro mani da Terry Pratchett e Neil Gaiman: “Buona Apocalisse a Tutti!”, che con il suo tono satirico, irriverente e umoristico, ha riscritto in modo irresistibile tanto alcuni passaggi fondamentali della Bibbia quanto lo spaventoso concetto di Apocalisse.

La Fine del Mondo sta arrivando, il che significa che un Angelo viziato, Aziraphale (Sheen), e un Demone sregolato, Crowley (Tennant), che si sono appassionati alla vita sulla Terra sono costretti a creare un’inaspettata alleanza per fermare l’Apocalisse. Sfortuna vuole che abbiano perso di vista l’Anticristo, un ragazzino di 11 anni – Adam – che, inconsapevole, è designato per dare inizio all’Armageddon. I due saranno obbligati a imbarcarsi in un’avventura per ritrovarlo e cercare, così, di salvare il Mondo prima che sia troppo tardi.

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Good Omens disponibile su Amazon Prime Video dal 31 maggio

Dopo la scomparsa di Pratchett, suo “partner in crime”, Gaiman ha comunque scritto la serie – ampliando quello che era il mondo già descritto nel romanzo –, co-producendola insieme a Douglas Mackinnon, Chris Sussman, Simon Winstone e Rob Wilkins.

Senza ombra di dubbio, Good Omens (qui il trailer ufficilae) è davvero una della novità più travolgenti della stagione: di apocalissi – varie ed eventuali – angeli, demoni e presenze luciferine si è sempre parlato nella storia del cinema (e della tv), forse perché la pop culture ha costantemente cercato un modo di flirtare con concetti più profondi, misteriosi e legati alla spiritualità nel modo più mainstrem possibile, abbassandoli di tono e riconducendoli alla portata di tutti.

Di solito certi argomenti sono ad appannaggio di alcuni generi specifici – l’horror, il fantasy, il dramma con lievi virate nella black comedy – ma mai come in questo caso ci voleva il genio ribelle di Gaiman (già autore di Sandman) e una rinnovata collaborazione con Amazon per stravolgere la tradizione, infonderle nuova linfa vitale, giocando con i generi e finendo per mescolarli tra loro per un risultato esplosivo. Concepita come una miniserie autoconclusiva (purtroppo non vedremo mai un sequel delle avventure dei protagonisti), Good Omens mette in scena l’eterno conflitto tra il Bene e il Male orchestrando un ensemble di voci fuori dal coro.

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Protagonisti della vicenda nonché motori dell’azione drammatica sono i due protagonisti Aziraphale e Crowley: un angelo che si è scoperto più smaliziato del previsto dopo anni passati sulla terra e un demone fin troppo umano, glam, decadente e innamorato dei Queen; questa improbabile “strana coppia” non solo rinverdisce il ricco filone dei buddy movie, ma permette agli spettatori di godere – sul piccolo schermo – della presenza di Michael Sheen e David Tennant: un gallese e uno scozzese, due attori “di razza” affini ma diversi tra loro; due modi di disegnare i personaggi talmente differenti da creare un risultato inedito.

La serie, incentrata sui tentativi di salvare il mondo da parte di un’improbabile “strana coppia” ultraterrena alle prese con altri angeli, demoni, un giovanissimo “anticristo per sbaglio”, streghe, cacciatori di quest’ultime, arcangeli e cavaliere dell’Apocalisse, riesce a trattare grandi temi e a sollevare domande imponenti senza rinunciare all’umorismo dissacrante, alla battuta cinica e sopra le righe; il tono divertente – e divertito – investe lo spettatore come una “buena onda” pronta a cozzare con l’Apocalisse incalzante.

Un’Apocalisse narrata fin dal principio, che oscilla tra passato e presente, citazioni bibliche e presenze ultraterrene che annunciano la fine dei tempi, traghettando tutti nel migliore dei modi verso il migliore degli Armageddon. Nonostante la splendida sceneggiatura, il ritmo incalzante e l’umorismo che scandisce i momenti migliori di Good Omens, qualche punto debole si annida in alcuni passaggi poco fluidi della sceneggiatura e di sicuro negli effetti CGI non sempre all’altezza dell’immaginazione dell’autore: ovviamente, sono tutti dettagli che non inficiano il dirompente effetto finale della serie.

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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