venerdì, Febbraio 3, 2023
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Whitney – Una voce diventata leggenda, recensione del biopic su Whitney Houston

La recensione di Whitney - Una voce diventata leggenda, recensione del biopic su Whitney Houston con Naomi Ackie. Dal 22 dicembre al cinema.

Ci sono voci inconfondibili che hanno segnato intere epoche, trasformandosi in modo repentino in icone incontrastate, simboli ben riconoscibili che hanno lasciato un marchio indelebile – o un “graffio” – nell’immaginario collettivo popolare. Voci da record, voci uniche, voci travagliate segnate da storie personali turbolente e, spesso, drammatiche: amori finiti, perdite, dolori, dipendenze, ascese vertiginose e cadute repentine che ne hanno segnato la vita quanto l’opera, fino ad influenzarla e a definirla. È il caso di Freddie Mercury, Elton John, Aretha Franklyn o Johnny Cash (tutti protagonisti di biopic a loro dedicati, come Bohemian Rhapsody o Rocketman) ma anche di Whitney Houston, che dal 22 dicembre rivivrà al cinema attraverso il film biografico Whitney – Una vita diventata leggenda, dedicato all’esistenza travagliata della grandissima stella della musica.

Il film, intitolato in originale I Wanna Dance with Somebody (come la celebre hit della Houston) è un ritratto inedito della complessa e sfaccettata vita della donna dietro a “The Voice”, come veniva chiamata. Dalle sue origini come corista nel New Jersey fino a diventare una delle artiste più iconiche e premiate di tutti i tempi, Whitney – Una voce diventata leggenda è un viaggio commovente ed emozionante attraverso la vita e la carriera della Houston, con esibizioni spettacolari e una colonna sonora con i successi di una delle voci più amate (e premiate) di sempre, interpretata dall’inglese Naomi Ackie (Star Wars – L’ascesa di Skywalker) accanto a Stanley Tucci e Nafessa Williams, per la regia di Kasi Lemmons (Harriet) e la sceneggiatura di Anthony McCarten, già artefice del successo dietro il sopracitato Bohemian Rhapsody.

C’è un presupposto di partenza: non è mai semplice trasporre sullo schermo l’esistenza larger than life di un artista di fama internazionale, sia esso musicista, attore, regista, sceneggiatore etc. La vera difficoltà sta nel saper scegliere cosa raccontare e come farlo, se imitando in modo pedissequo le contraddizioni dell’esistenza oppure sfruttando quelli che sono gli stratagemmi del cinema, quelle illusioni – come il montaggio – che ne arricchiscono la grammatica e permettono di stringere un patto, basato sulla sospensione dell’incredulità, che lega gli spettatori al prodotto finito.

Un santino laico che si affida alle convenzioni

Whitney – Una voce diventata leggenda si affida alle convenzioni per raggiungere il proprio scopo, pianificando in partenza una serie di punti fermi (o paletti) intorno ai quali sviluppare il resto della storia: empowerment femminile, integrazione, inclusione, identità sessuale, fama e rapporti familiari sono gli assi lungo i quali si dipana la sceneggiatura, i cui dialoghi non brillano né per originalità né, tantomeno, per coerenza narrativa.

Il personaggio di Whitney è anacronistico, frutto di uno script confuso e, probabilmente, ben lontano dalla realtà effettiva: la Houston del film è una donna sicura di sé che si sente sopraffatta dagli eventi e dalle persone che la circondano, pronte a vederla più come un Bancomat (umano) che come una figlia, una sorella o una moglie. La fragilità è messa in ombra dalla determinazione, l’oscurità tormentata e incerta del privato dilaniato dalle rigide regole borghesi si riflette sulla superficie patinata di lustrini e paillettes, mentre avanza progressivamente un revival pop – e dal sapore amarcord – degli anni ’80 e ’90, quelli che videro la Houston come simbolo più rappresentativo.

Ma anche le altre pedine della scacchiera rivelano la loro consistenza da sagome di cartone alla ribalta della scena, simulacri vuoti e retorici che ripetono – spesso in loop – discorsi vuoti e non quintessenziali che impediscono all’azione di proseguire, fino a tessere il grande arazzo finale. A salvare il film da un inesorabile naufragio è solo la musica – e la voce – della Houston, che rivive in tal modo sullo schermo, evocata e resa infine immortale dalla Settima Arte.

Whitney – Una voce diventata leggenda è un santino laico che abbraccia forme e modelli ormai desueti consapevole, in tal modo, di poter narrare – senza guizzi né originalità – la vicenda umana dietro una delle voci simbolo del crepuscolo del XX Secolo. Le parole al miele selezionate dagli sceneggiatori seducono ma senza affabulare, fino in fondo, lo spettatore ormai smaliziato che non può più credere alla fiaba edulcorata.

Le storie di ascese e cadute, da sempre affascinanti soprattutto per il mercato statunitense, hanno bisogno di incontrare un nuovo linguaggio per sopravvivere, forse anche solo il coraggio di una maggior complessità nell’intreccio e nei dialoghi, per evitare – in un futuro prossimo – di affrontare con superficialità nuove sfide narrative, per quanto riguarda l’adattamento di vite straordinarie (ed iconiche) da trasporre sullo schermo d’argento.

Guarda il trailer ufficiale di Whitney 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Whitney – Una voce diventata leggenda è un santino laico che abbraccia forme e modelli ormai desueti consapevole, in tal modo, di poter narrare – senza guizzi né originalità – la vicenda umana dietro una delle voci simbolo del crepuscolo del XX Secolo. Le parole al miele selezionate dagli sceneggiatori seducono ma senza affabulare, fino in fondo, lo spettatore ormai smaliziato che non può più credere alla fiaba edulcorata.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Whitney – Una voce diventata leggenda è un santino laico che abbraccia forme e modelli ormai desueti consapevole, in tal modo, di poter narrare – senza guizzi né originalità – la vicenda umana dietro una delle voci simbolo del crepuscolo del XX Secolo. Le parole al miele selezionate dagli sceneggiatori seducono ma senza affabulare, fino in fondo, lo spettatore ormai smaliziato che non può più credere alla fiaba edulcorata.Whitney – Una voce diventata leggenda, recensione del biopic su Whitney Houston