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Vittoria e Abdul recensione del film di Stephen Frears con Judi Dench

Vittoria e Abdul è di fatto un classico, capace di sorprendere, emozionare e far ridere, davvero molto; il tutto sottintendendo un messaggio di una forza e di un’attualità davvero utili per il tempo in cui viviamo.

Il regno della regina Vittoria, lungo 63 anni, è il secondo in longevità (preceduto solo da quello dell’attuale regina Elisabetta II), durato fino alla sua morte nel 1901. L’età vittoriana, dal nome della regina, è il sinonimo dell’apice del potere del Regno Unito, prima che l’ascesa della Germania in Europa e dello scoppio della Prima Guerra Mondiale ne decretassero il declino. La regina Vittoria, insieme alle due regine Elisabetta I ed Elisabetta II d’Inghilterra, sono probabilmente le donne sovrane più influenti della storia europea.

Vittoria e Abdul è di fatto un classico, capace di sorprendere, emozionare e far ridere

Il regista Stephen Frears (The Program, Florence) aveva già portato nel 2006 sul grande schermo, con The Queen, la seconda Elisabetta che all’epoca portava il volto di Helen Mirren, la quale si è aggiudicata l’Oscar come miglior attrice protagonista. Con Vittoria e Abdul, il regista torna a dirigere Judi Dench, già protagonista dei suoi film del 2014 Philomena e del 2004 Lady Henderson presenta.

Il film narra la storia vera dell’amicizia tra un umile servitore indiano e la regina Vittoria durante il suo ultimo periodo di vita. L’amicizia tra i due viene mal vista dagli uomini e le donne che popolano la corte della regina, poiché minaccia gli ideali dell’epoca.

vittoria e abdul

Vittoria e Abdul recensione del film di Stephen Frears con Judi Dench

Vittoria e Abdul è un film assolutamente ben bilanciato, in cui commedia e dramma si mescolano in maniera ottimale. A colpire decisamente è l’incredibile e brillante ironia che permea soprattutto la prima metà della pellicola, capace quindi di strappare diverse risate.

Con uno stile molto inglese, che ricorda non poco quei famosi sketch dei Monty Python, il prologo è davvero ritmicamente perfetto, riuscendo così a coinvolgere immediatamente lo spettatore, che difficilmente resterà impassibile.

Piano piano, senza mai accelerare i tempi in modo brusco, la pellicola cambia tono, arrivando alla sua polpa drammatica e al suo messaggio profondo. Il personaggio spalla di Mohammed è la perfetta cartina tornasole del passaggio da commedia a dramma.

Un film capace di veicolare un messaggio di fratellanza religiosa e spirituale

Inutile dire che i due protagonisti sono perfettamente nella parte. Ali Fazal, che interpreta Abdul, riesce ad entrare nelle nostre grazie, proprio come fa con la regina, riuscendo a caratterizzare un personaggio tridimensionale, e non il solito stereotipo dell’indiano puramente buono senza nemmeno un’ombra.

A tutti gli effetti la vera regina è proprio Judi Dench, che regala un’interpretazione da Oscar. È incredibile come solo attraverso il suo sguardo, riesca a farci innamorare sentimentalmente di lei. Maestosa, quasi documentaristica è la fotografia, estremamente pulita, forse anche troppo.

Ben curata è la regia: esemplare ancora una volta è il prologo, in cui il regista ci fa sentire come Abdul, timorosi di incrociare lo sguardo regale della Dench. Vittoria e Abdul è già un classico, capace di veicolare un messaggio di fratellanza religiosa e spirituale. Un successo annunciato.

Vittoria e Abdul

Redazione
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