domenica, Gennaio 29, 2023
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Un Tirchio Quasi Perfetto, recensione del film con Dany Boon

Un Tirchio Quasi Perfetto (Radin!) non è solo la nuova commedia con protagonista Dany Boon, l’humoriste française famoso per i successi di Benvenuti al Nord, Niente da Dichiarare? e Supercondriaco, che torna sul grande schermo diretto da Fred Cavayé. La commedia è anche la versione aggiornata e 2.0 della tradizionale figura dell’Avaro, celebrato dal teatro di un raffinato drammaturgo come Molière.

Maschera fissa – e tipica – della commedia dell’arte francese, l’avaro moderno risponde al nome e cognome di François Gautier, violinista eclettico, che ha basato la propria vita su un semplicissimo principio: risparmiare il più possibile per contenere qualunque tipo di spesa. François vive per il denaro e ne è ossessionato, tanto da avere una relazione praticamente esclusiva con quest’ultimo che verrà messa a repentaglio dall’arrivo improvviso di una figlia che non sapeva di avere e di una violoncellista naif che farà breccia nel suo cuore parsimonioso.

Un Tirchio Quasi Perfetto è un film Boon-centrico: il suo asse portante è il comico francese, la sua presenza garbata e ironica che riesce a rendere comunque umano un personaggio altrimenti disprezzabile. Tutti i personaggi che ruotano intorno a François/Boon sono “vittime” della sua presenza ingombrante, schiacciate dalla sua prepotente parsimonia fino ai limiti della caparbietà, in fin dei conti ombre scure dai contorni indefiniti nel panorama di una sceneggiatura scoppiettante e ritmata, funzionale alla verve comica di Boon.

Come già nei precedenti film, il comico cerca di valicare i confini del puro divertissement per raccontare la Francia di oggi attraverso la lente deformante – e ironica – delle debolezze, delle fragilità, delle contraddizioni e delle diversità che la rendono, senza ombra di dubbio, una delle realtà più prolifiche ed interessanti del panorama cinematografico europeo.

François Gautier è un antieroe scorbutico e inavvicinabile, lontano da qualunque sporadico sprazzo di simpatia; ma nonostante ciò, la costruzione dell’arco narrativo del personaggio – tra gag esilaranti che premono sull’acceleratore della risata contagiosa – è completa e risponde, in pieno, al prototipo tradizionale del “viaggio dell’eroe” di vogleriana memoria.

Da granitico monumento d’egoismo e avarizia a campione dei buoni sentimenti, la vicenda umana di Gautier farà rotta – nel corso degli 89 minuti del film – verso lidi più tradizionali da happy ending rassicurante, con la morale sottesa al film pronta a deflagrare con avvincente prepotenza: l’avarizia non lega solo l’uomo al denaro, ma  lo vincola anche nei sentimenti, rendendolo sterile. Solo l’amore (in ogni sua declinazione) permette di abbandonarsi, con generosità, al prossimo, svincolandosi dalla schiavitù degli oggetti, della “roba” di verghiana memoria.

Guarda il trailer ufficiale di Un Tirchio Quasi Perfetto 

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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