lunedì, Gennaio 30, 2023
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Un Re allo Sbando, recensione del film di P. Brosens e J. Woodworth

Poniamo il caso che ci sia un re stanco della sua vita fitta di doveri protocollari messo a capo di una monarchia oramai invecchiata (il Belgio); immaginiamo che questa monarchia stia facendo di tutto per “svecchiarsi” e dare un’immagine di sé più gioviale e moderna al suo popolo tramite la collaborazione con un videomaker (inglese e progressista) che dovrà filmare tutte le gloriose attività del suo re e catturarne “soprattutto i sorrisi”; aggiungiamo una grossa crisi (l’indipendenza della Vallonia) sopraggiunta durante una visita del re e del suo entourage in un paese straniero (la Turchia) e, se non dovesse bastare, facciamo sì che il re e il suo seguito non possano raggiungere il loro paese d’origine e far fronte alla crisi a causa di una strana tempesta solare che blocca traffico aereo e comunicazioni.

Tutto ciò li porterà tra le braccia di un viaggio strampalato che parte dalla Turchia per raggiungere i luoghi più isolati dei Balcani. Questa è la variegatissima trama di Un Re allo Sbando (King of the Belgians) di Peter Brosens e Jessica Wodworth in uscita nelle sale italiane il prossimo 9 febbraio che ci mostra un monarca, Nicolas III, molto più umano di quanto ci si possa immaginare.

Il film è una saggia moderazione di toni comici – significativo nella sua simpatia l’incontro con “Le Sirene del Mar Nero”, gruppo femminile di canzoni tradizionali bulgare che riesce a far passare la frontiera turca al re e al suo manipolo travestendoli con degli sfarzosissimi abiti folkloristici – incastonati nella logica del più classico road movie, viaggio che non è solo spostamento da un luogo all’altro ma il raggiungimento di una più profonda consapevolezza di sé stessi.

Fulcro di questa trasformazione dell’animo è appunto il Re Nicolas III (Peter Van den Begin) che baratta l’atteggiamento passivo nei confronti del suo ruolo con uno più vitalistico e sinceramente più interessato al futuro del suo regno, espresso anche dalla volontà di scrivere di suo pugno il discorso da tenere in patria riguardante il disgregamento della sua monarchia. Tutte queste evoluzioni interne sono rese visibili da un testimone d’eccezione: l’obiettivo della macchina da presa di Duncan Lloyd (Pieter van der Houwen), il regista incaricato di girare il video sul re e il suo lavoro ma che in realtà sarà l’artefice di una testimonianza di umanità.

Ed è proprio sul ruolo della telecamera che si esprime Louise Vancraeyenest (Lucie Debay), curatrice dell’immagine pubblica della famiglia reale – affiancata dal maestro di protocollo Ludovic Moreau (Bruno Georis) e al cameriere personale di Nicolas III, Carlos De Vos (Titus De Voogdt) -, chiedendo al video maker inglese se il fatto di impugnare la macchina da presa gli possa dare il diritto di insinuarsi nella vita delle persone.

Ed è forse per questa “scomoda presenza” che accade qualcosa nelle esistenze di questi personaggi abituati ad essere incastrati in una vita composta perlopiù da rigidi protocolli e da doveri internazionali, incapaci di esprimere un’opinione senza aver prima consultato un abbondante numero di ministri, collaboratori e autorità del caso. Tale presenza della telecamera nelle peripezie affrontate dai personaggi permette al film di non bloccarsi alla semplice creazione di “macchiette” simili a personaggi snob intolleranti alle disavventure, al contrario: queste persone si rivelano molto più forti e tolleranti alle avversità di quanto si possa credere, capaci di attraversare luoghi lontani e poco conosciuti – come i Balcani – e accettarne tutti i pregi e le contraddizioni.

Un Re allo Sbando si presenta quindi come una piacevole fusione di commedia, road movie e falso documentario che permette allo spettatore di avventurarsi in temi e registri cinematografici spesso poco rappresentati.

Guarda il trailer ufficiale di Un Re allo Sbando

Carlotta Guido
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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