lunedì, Dicembre 5, 2022
HomeRecensioniUn bambino chiamato Natale, recensione del film con Maggie Smith

Un bambino chiamato Natale, recensione del film con Maggie Smith

La recensione di Un bambino chiamato Natale, film di Gil Kenan con Maggie Smith, tratto dal bestseller di Matt Haig. Dal 24 novembre su Netflix.

Manca poco alle festività natalizie e un colosso come Netflix non se lo fa ripetere due volte: Un bambino chiamato Natale (A Boy Called Christmas) diretto da Gil Kenan, conosciuto già per Ember – Il mistero della città di luce (2008) e il remake di Poltergeist (2015) – e tratto dall’omonimo romanzo firmato da Matt Haig, è il tipico film da storia sotto l’albero, narrazione fiabesca in tempi di grandi celebrazioni.

Il cast è gustosamente di tutto rispetto e, per certi versi, quasi inaspettato, contando fra gli altri Toby Jones, Maggie Smith, Kristen Wiig e Jim Broadbent. La voce della sagace Zia Ruth (Smith) fa da filo conduttore alle rocambolesche avventure del giovane Nikolas (Lawfull), un “umano” di un tempo antico che si inerpica in mondi sconosciuti per ritrovare finalmente suo padre e fuggire dalla vendicativa Zia Carlotta (Wiig). In un contesto magico e inaspettato, grazie all’aiuto di Padre Topo (Jones), la Fata della Verità (Colletti) e Padre Vodell (Broadbent), il coraggioso Nikolas riuscirà a trovare tutto ciò di cui si era messo alla ricerca, e forse anche di più.

La logica sottostante a Un bambino chiamato Natale è abbastanza scontata: un viaggio nei luoghi che è anche un viaggio nell’anima del protagonista, condito dalla massima proustiana secondo cui “il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”. Ed è proprio quello che fa Nikolas quando è tenuto a confrontarsi con la popolazione degli Elfi, ormai chiusi in se stessi e profondamente turbati dalla presenza degli Umani. Per arrivare a rendere tutto questo il più indimenticabile possibile, Un bambino chiamato Natale è avido di spettacolarizzazioni e qualche lungaggine qui e là, atteggiamento che rende il prodotto quasi eccessivo rispetto alle premesse di partenza.

I due aspetti che fanno la differenza nel film sono per certo il parterre attoriale e la capacità di racchiudere in sé i temi ricorrenti, insieme alle atmosfere tipiche del lungometraggio “di Natale” per ragazzi, quel film cioè da vedere tutti insieme, in famiglia, durante le feste. Gli interpreti, per l’appunto, donano quella freschezza e quell’atteggiamento maturo a un’opera dedicata a un target abbastanza specifico (piccoli o piccolissimi, perlopiù), prima fra tutti l’oramai incommensurabile Maggie Smith, che oramai non ha più bisogno di dimostrare la propria saggezza ed esperienza nel campo.

L’atmosfera è sicuramente quella presa in prestito dalla mitologia nordica – elfi, fate e troll ad esempio –, partendo proprio dal rito dell’antica tradizione orale che, in tempi moderni, si trasforma in uno scambio di saperi tra vecchie e nuove generazioni. Un bambino chiamato Natale può quindi essere una possibilità di visione comune e condivisa in un particolare momento dell’anno come il Natale, ma non riesce purtroppo a distaccarsi da questo imprinting a volte troppo invasivo.

Guarda il trailer ufficiale di Un bambino chiamato Natale

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La logica sottostante a Un bambino chiamato Natale è abbastanza scontata: un viaggio nei luoghi che è anche un viaggio nell’anima del protagonista, condito dalla massima proustiana secondo cui “il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”.
Carlotta Guido
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -
La logica sottostante a Un bambino chiamato Natale è abbastanza scontata: un viaggio nei luoghi che è anche un viaggio nell’anima del protagonista, condito dalla massima proustiana secondo cui “il vero viaggio non consiste nel cercare nuove terre ma nell’avere nuovi occhi”.Un bambino chiamato Natale, recensione del film con Maggie Smith