mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, recensione del film con Frances McDormand

Articolo a cura di Riccardo Tanco

Tre Manifesti a Ebbing, Missouri (Three Billboards Outside Ebbing, Missouri) è il nuovo film scritto e diretto dal regista irlandese Martin McDonagh che torna dietro la macchina da presa cinque anni dopo la commedia 7 psicopatici e l’opera prima nel 2008 In Bruges – La coscienza dell’assassino.

Presentato in anteprima mondiale in concorso alla 74° Mostra del Cinema di Venezia dove si è aggiudicato il Premio Osella per la Miglior Sceneggiatura, il film è candidato a 4 Golden Globes e vede nel cast la protagonista Frances McDormand affiancata da un nutrito numero di comprimari tra cui Wody Harrelson, Sam Rockwell, John Hawkes e Peter Dinklage.

Ad Ebbing, cittadina del Missouri, Mildred Hayes (McDormand) decide di affittare per un anno tre manifesti situati in una strada vicina al paese, dove la donna tramite tre scritte lancia un atto d’accusa alla polizia locale, colpevole secondo lei di non essere riuscita a catturare il colpevole dell’omicidio della figlia Angela, stuprata e uccisa sette mesi prima. Mildred inizia così una lotta col dipartimento di polizia e con lo sceriffo Bill Willoughby (Harrelson) e il suo vice Jason Dixon (Rockwell).

Con Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, McDonagh realizza una commedia nera atipica miscelandola agli stilemi di un giallo poliziesco e drammatico. Contornato da un’ironia caustica e da toni che passano dal malinconico al black humour, il regista irlandese mette in scena la vicenda di Mildred Hayes che, dopo aver affisso dei manifesti contro la polizia per il loro mancato lavoro sulle indagini per la morte della figlia, inizia una difficile battaglia contro il dipartimento locale per l’ottenimento della verità.

Tramite un mix non sempre riuscito tra commedia acida, dramma e thriller poliziesco, Tre Manifesti a Ebbing, Missouri pare voler raccontare della maschera d’ipocrisia che nasconde la società americana, attraverso una comunità che non accetta le accuse alle proprie istituzioni ed è pronta ad operare con l’ ostruzionismo gli sforzi della protagonista. Sembra questo l’elemento più interessante del film, la rappresentazione di un microcosmo che tra cittadini e polizia pare non essere disposta all’aiuto ma alla protezione di sé stessa, oltre al contrasto tra i limiti della legge e la volontà di fare giustizia.

Purtroppo Tre Manifesti a Ebbing, Missouri cade in alcune scelte di scrittura e di tono che ne fanno perdere l’unità complessiva, soprattutto nella seconda parte. Dalla prevedibile svolta drammatica sull’elaborazione del lutto e sul rimpianto di una perdita, il film fatica un po’ troppo a trovare la miscela giusta tra le sue atmosfere e sul capire cosa voglia davvero raccontare.

Non rischia la regia convenzionale di McDonagh che dirige un cast efficace tra la protagonista Frances McDormand e i caratteristi Harrelson e Rockwell, e che comunque struttura il film su una buona sceneggiatura che però si perde in qualche lungaggine eccessiva, si tira indietro in modo forse schematico (il finale rimane fintamente ambiguo tra la vendetta sospesa e la riconciliazione) e non evita una rappresentazione stantia di un certo immaginario su luoghi e personaggi di una certa America.

Guarda il trailer di Tre Manifesti a Ebbing, Missouri

Redazione
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