domenica, Dicembre 4, 2022
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Ticket to Paradise, recensione della commedia romantica con George Clooney e Julia Roberts

La recensione di Ticket to Paradise, la nuova commedia romantica con protagonisti George Clooney e Julia Roberts. Dal 6 ottobre al cinema.

Riunire una coppia d’oro della Hollywood degli anni ‘90 sullo schermo è come riavvolgere il nastro del tempo, facendo scorrere immediatamente i ricordi di un’intera generazione come fotogrammi, pronti ad avvicendarsi uno dopo l’altro. Se poi la coppia rappresenta l’essenza delle romcom anni ‘90 e incarna l’immaginario dell’ultimo divismo della fabbrica dei sogni, allora è proprio come vincere un “Ticket to Paradise“, un biglietto per il paradiso.

Che è poi il titolo della nuova commedia diretta da Ol Parker (Mamma Mia! Ci risiamo), pronto a riunire sullo schermo d’argento George Clooney e Julia Roberts, sei anni dopo la performance in Money Monster. E per questa reunion i due amici-colleghi scelgono il genere che ha portato loro molta fortuna – la commedia romantica – trasformandoli in due icone planetarie della Hollywood di fine secolo: la coppia Clooney-Roberts ritroverà così intatta e immutata, a partire dal 6 ottobre in tutte le sale, l’alchimia sfoggiata sul set corale della saga di Ocean nel lontano 2004.

In Ticket to Paradise, i due attori interpretano rispettivamente David e Georgia, due ex che si ritrovano in una missione comune per impedire alla figlia innamorata di commettere il loro stesso errore, travolti dalle esotiche peripezie che li coinvolgeranno in questa commedia romantica che racconta come le seconde possibilità possano sempre sorprenderci, anche quando si è convinti di non essere nel luogo giusto e nel momento più opportuno.

Non c’è dubbio: George Clooney e Julia Roberts sono una delle meraviglie della Settima Arte, uno degli ultimi fuochi della stagione del divismo anni ’90 che vede in loro due, ma anche in altre star come Leonardo DiCaprio, Brad Pitt, Sandra Bullock e Keanu Reeves, solo alcune delle icone di una stagione d’oro, quando Hollywood(land) era davvero la fabbrica dei sogni mainstream per tutte le stagioni e tutti i gusti. Oggi il panorama è totalmente cambiato, modificando i propri tratti salienti ma non gli intenti e le finalità: girare oggi una romcom con queste due star è garanzia di richiamo al botteghino, se non fosse altro per l’happening esclusivo che richiamerà soprattutto l’attenzione dei più nostalgici, alla ricerca di vibes malinconiche che si credevano perdute.

La verve dei due attori sullo schermo è indiscutibile ed è in grado di oscurare qualunque altro tentativo di distrarre l’attenzione dello spettatore con trucchi degni di un gioco di prestigio: in Ticket to Paradise, sono loro due il cuore e l’anima. L’essenza di un progetto che, altrimenti, è del tutto figlio dei nostri tempi moderni e contraddittori, affetti da ingombranti idiosincrasie e vizi di forma plateali, come dimostra il fragile meccanismo del film di Ol Parker, nel quale ciò che non funziona è proprio la storia.

Situazioni prevedibili e scontate

Lo scheletro del racconto è fragile e precario, pronto a vanificare ogni sforzo da parte dei due protagonisti di riavviare il nastro del tempo, per far credere al pubblico di assistere alla visione incantevole di una commedia romantica – tipicamente anni ’90 – tutta battute al vetriolo, ritmo e colpi di scena. In Ticket to Paradise ogni plot twist, ogni situazione (comica e drammatica) è prevedibile e scontata: chi è in sala “sa già troppo”, parafrasando il titolo di un famoso film di Hitchcock; sa troppo e non è più in grado di sorprendersi né di sospendere l’incredulità. C’è bisogno di una scrittura più adulta, complessa e smaliziata per ottenere un risultato simile.

Il canovaccio di partenza è tra quelli essenziali della Settima Arte: la commedia sul matrimonio, già declinata in innumerevoli sfumature (come non pensare a Il padre della sposa con Steve Martin, a sua volta un remake?). I personaggi interpretati da Clooney e dalla Roberts sono ben messi a fuoco e hanno personalità, ma a “fluttuare” in superficie sono tutti gli altri: figlia, migliore amica scapestrata della figlia, (quasi) sposo e famiglia galleggiano nel mare magnum degli stereotipi e dei topoi fin troppo comuni, protagonisti di dialoghi didascalici infarciti di un progressismo forzato (il ritorno alle origini, il rispetto dell’ambiente, la famiglia prima di tutto, il classico “sii sempre te stesso”, etc).

Ma Ticket to Paradise non rappresenta né il tempo né il luogo giusto nei quali affrontare certe tematiche delicate: ed è in queste contraddizioni, nel conflitto tra una profondità studiata a tavolino e la leggerezza che richiede la commedia, che il meccanismo finisce per incepparsi, rallentando il ritmo, depauperando il potenziale comico, rendendo stucchevole ogni svolta narrativa prima che si trasformi in una lungaggine (di troppo). Se non fosse per la coppia Clooney-Roberts, Ticket to Paradise sarebbe l’ennesima, dimenticabile, romcom contemporanea, che guarda con malinconia a un modello che non sa più imitare, povera delle penne migliori che hanno firmato la sua stagione più vivace, impenitente e brillante.

Un’oper(ett)a leggera, in compagnia della quale passare qualche ora lontano dal mondo esterno, immersi nel buio della sala e nelle bellezze naturali che scorrono sullo schermo, ma che finisce per svanire non appena si riaccendono le luci, proprio come un’effimera fantasia alle prime ore dell’alba. Il vero pregio è quello di aver riunito due grandi attori che ci ricordano, attraverso i loro gesti, gli sguardi, le pause, i silenzi e gli atti liberatori, quanto sia complesso far ridere ed essere credibili con leggerezza, perché con una risata si può dire tutto… perfino la verità.

Guarda il trailer ufficiale di Ticket to Paradise

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Se non fosse per la coppia George Clooney-Julia Roberts, Ticket to Paradise sarebbe l’ennesima, dimenticabile, romcom contemporanea, che guarda con malinconia a un modello che non sa più imitare, povera delle penne migliori che hanno firmato la sua stagione più vivace, impenitente e brillante. Un’oper(etta) leggera, in compagnia della quale passare qualche ora lontano dal mondo esterno, immersi nel buio della sala, ma che finisce per svanire non appena si riaccendono le luci, proprio come un’effimera fantasia alle prime ore dell’alba.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Se non fosse per la coppia George Clooney-Julia Roberts, Ticket to Paradise sarebbe l’ennesima, dimenticabile, romcom contemporanea, che guarda con malinconia a un modello che non sa più imitare, povera delle penne migliori che hanno firmato la sua stagione più vivace, impenitente e brillante. Un’oper(etta) leggera, in compagnia della quale passare qualche ora lontano dal mondo esterno, immersi nel buio della sala, ma che finisce per svanire non appena si riaccendono le luci, proprio come un’effimera fantasia alle prime ore dell’alba.Ticket to Paradise, recensione della commedia romantica con George Clooney e Julia Roberts