venerdì, Febbraio 3, 2023
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This Beautiful Fantastic, recensione del film con Jessica Brown Findlay

Come si potrebbe definire This Beautiful Fantastic, il secondo lungometraggio del regista inglese Simon Aboud? È anzitutto una storia di maturazione personale, dove la giovane protagonista impara a superare i proprio limiti e ad affrontare le sue paure. Con insperata pacatezza, la pellicola racconta infatti la vita di Bella Brown (Jessica Brown Findlay), una bizzarra ragazza che sogna di diventare una scrittrice di storie per bambini.

Ossessionata da tante piccole manie quotidiane, Bella entra presto in contatto con figure dai tratti quasi caricaturali, come il burbero vicino di casa Alfie (Tom Wilkinson), il cuoco-aiutante Vernon (Andrew Scott) e l’eccentrico inventore Billy (Jeremy Irvine). Grazie al loro aiuto e ad una forza di volontà che non credeva le appartenesse, Bella prende in mano la propria vita, cominciando con sorpresa dal caotico giardino.

Se infatti l’opera di Aboud può essere letta come un percorso di auto-affermazione individuale, il piccolo pezzo di terra fuori casa diventa un luogo dedito al confronto e allo scontro identitario, che trasforma l’evoluzione della donna in un momento di crescita condivisa.

Mentre in superficie è la metamorfosi dell’affettività della protagonista a guidare il ripensamento del genere maschile – inteso sia come entità paterna sia in quanto controparte sentimentale -, è tuttavia il giardino a assurgere al compito di moto del significato, permettendo a Bella di riscoprire la natura ma soprattutto se stessa.

L’esperta fotografia di Mike Eley promuove quindi atmosfere ovattate ed auliche, dove i fiori rosa, rossi e azzurri si stagliano davanti agli occhi dello spettatore in un turbino di colori che coinvolge ed affascina.

Quasi senza accorgersene, la storia personale e collettiva di questo sobborgo londinese diventa inoltre una mite fiaba senza tempo. Ricorrendo ai colori pastello, ai giochi di luci e ai personaggi scissi tra Wes Anderson e Jean-Pierre Jeunet, This Beautiful Fantastic sottace la sempre presente oggettività ad un’altrettanto concreta fantasmagoria, puntualmente accentata dal paesaggio naturale, che nella sua maturazione passa da non-luogo inanimato a magico anfratto di comunione.

Soprattutto la sequenza della festa, dislocata nella seconda metà della pellicola, restituisce un senso di soave atemporalità, strizzando l’occhio a Lasse Hallström e al suo Chocolat. Perfette in questo contesto sono le interpretazioni dei protagonisti, che alternano con facilità i diversi gradi di realismo magico.

La dimensione fiabesca offre altresì un interessantissimo gioco di scatole cinesi. Il desiderio di Bella di diventare scrittrice e il fortuito incontro con Billy favoriscono infatti l’inquadramento di una favola nella fiaba che, in una sorta di rispecchiamento narrativo, si offre come contrappunto ritmico alla story-line principale.

Un medesimo compito è svolto dagli accenni biografici della giovane protagonista che, in una sorta di primaria dichiarazione d’intenti, inaugurano la pellicola restituendo fin da subito un equilibrato senso di positiva inconsistenza.

Guarda il trailer ufficiale di This Beautiful Fantastic

Gabriele Landrini
Gabriele Landrini
Perché il cinema non è solo un'arte, è uno stile di vita | Film del cuore: Gli Uccelli | Il più grande regista: Alfred Hitchcock | Attore preferito: Marcello Mastroianni | La citazione più bella: "Vorrei non amarti o amarti molto meglio." (L'Eclisse)

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