lunedì, Dicembre 5, 2022
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The Unforgivable, recensione del film con Sandra Bullock

La recensione del film The Unforgivable, diretto da Nora Fingscheidt e interpretato da Sandra Bullock. Dal 10 dicembre disponibile su Netflix.

Il cinema è sempre stato attratto dagli sconfitti. Da quelle figure borderline segnate da una colpa incancellabile, le cui esistenze non conosceranno mai il significato della parola redenzione. Personaggi tragici travolti da un destino sovente beffardo, antieroi costretti a scontrarsi con il falso mito della “seconda possibilità”. La protagonista del film The Unforgivable, Ruth Slater (Sandra Bullock), appartiene proprio a questa categoria di personaggi e ne incarna tutti i cliché. Liberamente ispirato dalla serie britannica Unforgiven, il film, diretto da Nora Fingscheidt (regista tedesca al suo esordio oltreoceano) e scritto da Peter Craig (sceneggiatore anche dell’atteso The Batman), è disponibile su Netflix dal 10 dicembre.

Ruth è una donna di più di quarant’anni che ha passato quasi la metà della sua vita in carcere: ben venti. Condannata per l’omicidio a sangue freddo di un poliziotto, la donna esce di prigione non solo con la speranza di reinserirsi nella società, ma anche di ritrovare la sorella Katie (Aisling Franciosi), da lei cresciuta e affidata a un’altra famiglia dopo il suo incarceramento. Due obiettivi tutt’altro che facili da raggiungere, nonostante l’impegno di Ruth: trova due lavori (in una pescheria e in una falegnameria), si affida a un avvocato (Vincet D’Onofrio) disposto ad aiutarla a rimettersi in contatto con la sorella (che, per inciso, non si ricorda neppure di lei). Ma dovrà vedersela anche con gli orfani del poliziotto da lei ucciso, Steve (Will Pullen) e Keith (Tom Guiry), entrambi in cerca di vendetta.

Un film sulla redenzione, o forse sarebbe meglio dire sull’impossibilità di raggiungerla pienamente. The Unforgivable è un film drammatico che si affida a un cast di attori di tutto rispetto, concentrandosi in maniera particolare sulla performance straniante della Bullock, quasi priva di emozioni, prosciugata da ogni possibile sentimento. Di per sé la parte dedicata alla protagonista, Ruth, è quella più avvincente: l’uscita dal carcere, il tentativo di rifarsi una vita, l’inevitabile peso del proprio passato che grava sulle sue spalle, lo scontro con una società che sembra non perdonarle il fatto di essere una copkiller, il desiderio di riabbracciare la sorella.

A convincere meno è invece la scelta di allargare lo sguardo sugli altri personaggi di contorno, o quantomeno il modo in cui questa viene giustificata a livello narrativo. Le vicissitudini di Ruth, infatti, si alternano a quelle dei figli del poliziotto ucciso, che cercano vendetta ma hanno anche i loro problemi; a quelli della famiglia adottiva di Katie, e in particolare della sorellastra Emily (Emma Nelson), che scoprirà i legami di Katie con Ruth e cercherà di avvicinarle; ed infine a quella – decisamente meno approfondita – della famiglia dell’avvocato di Ruth, nuova proprietaria della casa dove la protagonista abitava con la sorella in passato e dove si consumò l’efferato omicidio.

In questo passare da una micro-storia all’altra, da un personaggio all’altro, il film di Nora Fingscheidt perde un po’ di mordente, privilegiando oltretutto atmosfere da thriller puro (specie sul finale) a discapito di quelle drammatico/tragiche, forse più in linea con la vicenda raccontata. Così facendo il tema principale del film – colpa e (possibile/impossibile) redenzione – finisce per essere sfruttato solo a livello di epidermico, non venendo mai davvero approfondito durante l’arco narrativo.

Alla fine quello che rimane è un discreto prodotto di genere, a tratti anche godibile, ma che non riesce mai a coinvolgere totalmente lo spettatore. Un film dove a sorprendere è soprattuto la decisione della Bullock (anche produttrice) di affrontare un personaggio all’apparenza fuori dalle sue corde; un tentativo che non sempre si traduce in una resa efficace a livello interpretativo (a volte l’attrice risulta eccessivamente ingessata), ma di cui si apprezza il coraggio.

Guarda il trailer ufficiale di The Unforgivable

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Unforgivable è un discreto prodotto di genere, a tratti anche godibile, ma che non riesce mai a coinvolgere totalmente lo spettatore. Un film dove a sorprendere è soprattuto la decisione della Bullock di affrontare un personaggio all'apparenza fuori dalle sue corde; un tentativo che non sempre si traduce in una resa efficace a livello interpretativo (a volte l'attrice risulta eccessivamente ingessata), ma di cui si apprezza il coraggio.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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The Unforgivable è un discreto prodotto di genere, a tratti anche godibile, ma che non riesce mai a coinvolgere totalmente lo spettatore. Un film dove a sorprendere è soprattuto la decisione della Bullock di affrontare un personaggio all'apparenza fuori dalle sue corde; un tentativo che non sempre si traduce in una resa efficace a livello interpretativo (a volte l'attrice risulta eccessivamente ingessata), ma di cui si apprezza il coraggio.The Unforgivable, recensione del film con Sandra Bullock