martedì, Gennaio 31, 2023
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The Northman, recensione del film di Robert Eggers

La recensione di The Northman, il nuovo film di Robert Eggers con protagonista Alexander Skarsgård. Al cinema dal 21 aprile.

The Northman è il titolo che segna l’atteso ritorno di Robert Eggers dietro la macchina da presa. Dopo i successi di The Witch e, soprattutto, The Lighthouse (e in attesa di vederlo alle prese con il remake di Nosferatu), il regista americano è pronto per rielaborare la storia seconda la sua personalissima ottica d’autore, scegliendo questa volta di raccontare la propria versione dell’epos norreno, consegnando alla contemporaneità dei vichinghi interpretati, tra gli altri, da Alexander Skarsgård, Nicole Kidman, Claes Bang, Anya Taylor-Joy, Ethan Hawk, Björk e Willem Dafoe. Il film, scritto a quattro mani insieme al poeta e romanziere islandese Sjón, debutterà nelle sale il prossimo 21 aprile.

Ambientato all’inizio del X secolo, il film racconta la storia di una vendetta, quella architettata dal principe Amleth (Skarsgård): il giovane uomo è, infatti, il figlio del re Horwendil (Hawke), barbaramente trucidato da suo zio Fjölnir (Bang) proprio davanti ai suoi occhi, quando era bambino. Da quel momento Amleth, pur costretto a vagare per territori lontani e quasi incapace di provare empatia o altri sentimenti umani, non dimentica la propria promessa: tornare a casa, nella sua terra natia, per vendicare Horwendil e salvare anche sua madre, la regina Gudrún (Kidman). Proprio durante il viaggio che compie, sotto mentite spoglie (nei panni di uno schiavo) per raggiungere le fredde coste che non tocca da anni, Amleth incontra una valida alleata: si tratta di Olga (Taylor-Joy), una giovane ragazza dell’est a cui il principe rivela il vero motivo per cui è lì, ovvero la vendetta e la riconquista del suo regno, a qualunque costo, uccidendo lo zio usurpatore.

The Northman rappresenta la versione, personale e visionaria, di Eggers dell’epica norrena: una rilettura sospesa tra realtà e immaginazione, visioni oniriche e allucinatorie squarciate senza remore dai fendenti di una realtà crudele, espressa attraverso una feroce violenza grafica; fragili equilibri che animano il cuore oscuro di questo opus magniloquente, la cui unica pecca è quella di non aggiungere niente di nuovo ad una narrazione che, nel corso del tempo, ha sedotto innumerevoli volte tanto il cinema quanto la televisione. Indubbiamente, la rilettura compiuta dal regista americano gode dell’organicità preziosa di uno sguardo d’autore, che comporta determinate scelte visive che non possono non sedurre il piacere retinico che pervade lo spettatore: il connubio tra realtà e mitologia, visioni permeate dal sogno quanto dall’arte accostate alla cruda realtà di un tempo barbaro, si rivela una scelta vincente.

Vedendo il film, si ha la sensazione di scivolare lentamente in un perturbante incubo ancestrale, nel quale ancora una volta – secondo la visione di Eggers – è una realtà dai toni esoterici a prendere il sopravvento, delineando i contorni del quotidiano fino a riscriverli completamente, in un’ottica perturbante. Il nucleo centrale della vicenda mostrata sul grande schermo riprende l’eterno archetipo della storia del principe Amleto, già consegnato all’immortalità dalle parole del Bardo Shakespeare; il giovane principe nordico è tormentato dall’inestinguibile fuoco della vendetta, che lo spinge ad agire in nome dell’onore del padre ucciso da uno zio usurpatore, reo di aver sottratto al rampollo tutto ciò che gli spettava, dal regno all’amore della devota madre. L’Amleth di The Northman è divorato dallo stesso desiderio, ma al contempo è schiacciato dalle regole ancestrali – e barbare – di una società antica, sospesa tra “sacro e profano”, devota a degli dei che temono, rispettano e invocano.

Credit: Aiden Monaghan / © 2021 Focus Features, LLC

Nel film elementi fantasy si mescolano alla narrazione, ben rappresentando quel sincretismo religioso-misterico che animava le civiltà del nord Europa più remoto; visioni, destini beffardi che si palesano attraverso segni e simboli, per non parlare delle presenze di streghe e sciamani: l’invisibile, in The Northman, rende palese e manifesto un destino già scritto che attende il giovane principe, predestinato a diventare uno strumento di vendetta funzionale alla riuscita di un piano più ampio, tessuto a doppio filo con i legami di sangue che si dipanano attraverso il complesso albero genealogico di una dinastia, e infine di un intero popolo.

Suggestioni affascinanti che rendono il viaggio per immagini del film simile ad una visione, una spiazzante apparizione nella quale scomparire, abbandonandosi all’ineluttabile espresso da segni e simboli; elementi coadiuvati da una colonna sonora potente e disturbante, capace di riportare indietro le lancette del tempo, evocando – come un negromante – spiriti antichi, inghiottiti dalle nebbie del ricordo. Sul piano visivo, Eggers lascia fluire a briglia sciolta il proprio immaginario, potenziando quegli aspetti visivo-pittorici che già avevano caratterizzato le sue produzioni precedenti, con un’unica differenza: questa volta il risultato finale si iscrive, però, in uno storytelling già consolidato, che da anni ha portato alla ribalta il mondo dei vichinghi.

Dal Valhalla Rising – Regno di sangue diretto da Nicolas Winding Refn nel 2009 passando per le sei stagioni della serie Vikings, il mondo vichingo costruito da Eggers sullo schermo esiste già, e si muove dentro gli stessi topoi, tra eccessi di violenza che rasenta lo splatter e misticismo visionario; ecco quindi che The Northman, che avrebbe potuto rappresentare per il regista americano un’occasione in più per alzare l’asticella del proprio talento, finisce per trasformarsi in un’opera convenzionale – ma pur sempre personale – destinata al grande pubblico, capace di intrattenere soprattutto chi accorrerà nel buio della sala e permetterà ai suoi cinque sensi di lasciarsi andare, accesi dalla visionarietà dell’arazzo tessuto sullo schermo.

Guarda il trailer ufficiale di The Northman

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Northman rappresenta la versione, personale e visionaria, di Eggers dell’epica norrena: una rilettura sospesa tra realtà e immaginazione, visioni oniriche e allucinatorie squarciate senza remore dai fendenti di una realtà crudele, espressa attraverso una feroce violenza grafica; fragili equilibri che animano il cuore oscuro di questo opus magniloquente, la cui unica pecca è quella di non aggiungere niente di nuovo ad una narrazione che, nel corso del tempo, ha sedotto innumerevoli volte tanto il cinema quanto la televisione.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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The Northman rappresenta la versione, personale e visionaria, di Eggers dell’epica norrena: una rilettura sospesa tra realtà e immaginazione, visioni oniriche e allucinatorie squarciate senza remore dai fendenti di una realtà crudele, espressa attraverso una feroce violenza grafica; fragili equilibri che animano il cuore oscuro di questo opus magniloquente, la cui unica pecca è quella di non aggiungere niente di nuovo ad una narrazione che, nel corso del tempo, ha sedotto innumerevoli volte tanto il cinema quanto la televisione.The Northman, recensione del film di Robert Eggers