lunedì, Gennaio 30, 2023
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The Menu, recensione della black comedy con Ralph Fiennes e Anya Taylor-Joy

La recensione di The Menu, black comedy diretta da Mark Mylod e interpretata da Ralph Fiennes, Anya Taylor-Joy e Nicholas Hoult. Dal 17 novembre al cinema.

Era da undici anni che il regista britannico Mark Mylod non dirigeva un film per il grande schermo. In questo lungo lasso di tempo, infatti, ha preferito dedicarsi alla tv, dirigendo numerosi episodi di moltissime serie di successo, tra cui Shameless, Games of Thrones e Succession. Per il suo ritorno al cinema, ha scelto di affrontare nuovamente la black comedy, genere con il quale si era già cimentato nel 2005 con The Big White, con protagonisti – tra gli altri – Robin Williams, Holly Hunter e Giovanni Ribisi.

The Menu, questo l’evocativo titolo della nuova fatica di Mylod, è una satira che riprende, dal punto vista della struttura narrativa, le portate di un tradizionale menù degustazione di qualsiasi ristorante di lusso. Premesse a dir poco singolari, per una storia che, in effetti, riserva allo spettatore più di un momento elettrizzante o sorprendente, a tratti anche terrificante. Al centro la coppia formata dalla sardonica Margot (Anya Taylor-Joy) e dal saccente Tyler (Nicholas Hout) che decide di unirsi ad un gruppo di ospiti speciali e prendere parte ad una cena in un esclusivo ristorante situato su un’isola costiera degli Stati Uniti, organizzata dal famoso Chef Julian Slowik (un “mostruoso” Ralph Fiennes), che tuttavia non sembra essere intenzionato unicamente a deliziare il palato dei suoi selezionatissimi clienti…

L’aspetto più interessante dell’operazione partorita dalla mente di Mark Mylod insieme agli sceneggiatori Seth Reiss e Will Tracy è sicuramente la tensione crescente che, all’interno dell’esclusivo ristorante, aleggia non solo sulla figura di Slowik e dell’intero personale di sala, ma anche su ciascun tavolo degli ospiti, vittime inconsapevoli di una stratificazione sociale sulle quali – è intuibili fin da subito – incombe un tragico destino. A mano a mano che i sofisticatissimi piatti vengono serviti e gli oscuri vizi privati dei commensali svelati, parallelamente iniziano ad emergere anche le vere motivazioni dello Chef, che attraverso il suo elaborato menù intende dare vita ad un insolito gioco al massacro, in un crescendo di eventi sempre più inspiegabili, folli e violenti.

Ridere sadicamente delle follie e delle miserie altrui

È evidente che l’intento di una storia come quella raccontata in The Menu sia mescolare l’umorismo tipico della commedia con alcuni elementi più affini al genere thriller e, perché no, anche all’horror, per dare vita ad una pungente satira grottesca su una cultura, quella dei ristoranti d’élite, divenuta ormai esclusiva, soprattutto negli ultimi anni, con l’esplosione dei reality show a tema culinario e la trasfigurazione degli Chef stellati più famosi, quelli che hanno conquistato l’olimpo della gastronomia mondiale, in (s)oggetti di culto che godono ormai di una venerazione privilegiata.

Oggi come oggi, il mondo della cucina ha assunto a tutti gli effetti le caratteristiche e le peculiarità di una forma d’arte sublime, dove l’atto, l’operazione del mangiare, così necessaria alla nostra sopravvivenza, viene depotenziata della sua quotidiana banalità e meccanicità per essere equiparata ad una vera e propria esperienza sensoriale, in grado di coinvolgere non solo il gusto e l’olfatto, ma anche la vista, in preda alle manie di una società completamente soggiogata alle logiche perverse del food photography, illudendosi di riuscire ad appagare il proprio palato anche solo attraverso la sfarzosità di una location.

In fin dei conti, la realtà che viene messa in scena da Mark Mylod, per quanto esagerata e esasperata, non è poi così lontana da quella nella quale siamo immersi ogni giorno, dal momento che la pressione riguardo ciò che mangiamo, come e dove, è ormai diventata altissima, risultando un esercizio straordinario fin troppo impegnativo e stressante da gestire. Al di là di quale ruolo si ricopra o di quale posizione si occupi, però, siamo tutti potenzialmente esposti ad una distruzione che può essere tanto fisica quanto psicologica, nonostante la presunzione di riuscire a nascondere i nostri lati più spregevoli dietro la squallida facciata del perbenismo, fingendoci esseri umani moralmente integri.

È così che le maschere dei personaggi volutamente stereotipati di The Menu iniziano a cadere lentamente una dopo l’altra, generando una sorta di effetto domino in cui la purezza artistica viene contaminata a causa delle bassezze e delle insoddisfazioni dell’essere umano, quasi a voler giustificare la spropositata intemperanza di chi non vede riconosciuto il proprio talento. Ma come in ogni cena che si rispetti, toccherà all’ospite inatteso, il mal tollerato di turno, sovvertire tutte le regole e costringere il resto dei presenti (Chef, personale di sala e ospiti inclusi) a guardarsi allo specchio.

In un mondo artificioso ormai incapace di assaporare il gusto della semplicità (rivendicato giustamente dal personaggio di Margot alla fine del film), Mylod intrappola i peccati e le mortificazioni di uno spaccato di umanità pronta a sacrificare tutto sull’altare dell’esclusività e del privilegio in una cornice squisitamente claustrofobica ed esplosiva, orchestrando una sorta di “Cena dei cretini” dal conto salatissimo e concedendo al pubblico il lusso di ridere sadicamente delle follie ma anche delle miserie altrui.

Guarda il trailer ufficiale di The Menu

GIUDIZIO COMPLESSIVO

In un mondo artificioso ormai incapace di assaporare il gusto della semplicità, Mark Mylod con The Menu intrappola i peccati e le mortificazioni di uno spaccato di umanità pronta a sacrificare tutto sull'altare dell'esclusività e del privilegio in una cornice squisitamente claustrofobica ed esplosiva, orchestrando una sorta di "Cena dei cretini" dal conto salatissimo e concedendo al pubblico il lusso di ridere sadicamente delle follie ma anche delle miserie altrui.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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In un mondo artificioso ormai incapace di assaporare il gusto della semplicità, Mark Mylod con The Menu intrappola i peccati e le mortificazioni di uno spaccato di umanità pronta a sacrificare tutto sull'altare dell'esclusività e del privilegio in una cornice squisitamente claustrofobica ed esplosiva, orchestrando una sorta di "Cena dei cretini" dal conto salatissimo e concedendo al pubblico il lusso di ridere sadicamente delle follie ma anche delle miserie altrui.The Menu, recensione della black comedy con Ralph Fiennes e Anya Taylor-Joy