lunedì, Dicembre 5, 2022
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The Lie, recensione dell’horror Blumhouse con Joey King

È risaputo: ottobre è il mese dell’horror. Sarà perché ospita la festività di Halloween, sarà perché l’autunno si presta molto alle atmosfere terrificanti e decadenti del cinema dell’orrore. Non è quindi un caso che proprio a partire da questo mese su Amazon Prime saranno disponibili una serie di titoli horror/thriller firmati dalla società di produzione Blumhouse, una certezza per gli amanti del genere. Otto film che rientrano nel progetto dal titolo Welcome to the Blumhouse“. I primi due film saranno resi disponibili già il 6 ottobre, uno dei quali è The Lie (tradotto: “La bugia”), scritto e diretto dalla regista Veena Sud (The Killing).

Ne ha fatta di strada la Blumhouse. La casa di produzione fondata da Jason Blum nel 2000 si è specializzata negli ultimi anni nei generi horror (soprattutto) e thriller. La sua storia inizia, di fatto, nel 2009 con il successo di Paranormal Activity, un film che è divenuto una sorta di modello per la successiva produzione della società di Blum. Al di là di qualche eccezione – si pensi all’affiliazione con la Universal per il restyling di alcuni classici horror prodotti tra gli anni ’20 e i ’50 del secolo scorso (il primo è stato L’uomo invisibile) -, la Blumhouse ha fatto fortuna realizzando opere low budget con un potenziale notevole, testimoniato non solo dagli ingenti incassi ma anche dalla ricezione generalmente positiva delle opere da lei prodotte da parte di pubblico e critica: ad esempio, Scappa – Get Out di Jordan Peele e Sinister di Scott Derrickson.

Con Welcome to the Blumhouse“, la casa di produzione esporta la propria idea di cinema nel mondo dello streaming e non lo fa puntando – come ci si sarebbe aspettati – sulla serialità, ma proponendo una serie antologica composta da film originali. Tra i primi titoli ad essere distribuiti c’è, come detto, The Lie, remake del tedesco Wir Monster di Sebastian Ko. Realizzato nel 2018, il film di Veena Sud (anche sceneggiatrice), dopo essere stato presentato lo stesso anno al Toronto Film Festival è stato congelato per un biennio, probabilmente in attesa di un contenitore dove inserirlo. Forse già un indizio su un potenziale non propriamente cinematografico, magari più adatto a un pubblico “casalingo”?

Kayla (Joey King) è un’adolescente timida ed introversa. I genitori, Jay (Peter Sarsgaard) e Rebecca (Mireille Enos), sono separati ormai da anni. Il primo è il cantante di una rock band, mentre la seconda lavora in una multinazionale. Un giorno, Jay e Kayla danno un passaggio a un’amica della ragazza, Brittany (Devery Jacobs). Durante il tragitto, però, Kayla uccide (volontariamente) l’amica. Nel tentativo di non far incriminare la figlia, Jay e Rebecca costruiscono un castello di menzogne le cui fondamenta cominciano però a traballare nel momento in cui il padre di Brittany, Sam (Cas Anvar), si convince che Kayla abbia informazioni circa la misteriosa scomparsa della figlia…

Più che un horror, The Lie è un thriller psicologico che si prefigge l’obiettivo di indagare le reazioni – profondamente umane – che contraddistinguono i componenti della famiglia di Kayla dopo l’omicidio di cui quest’ultima si è macchiata. Da una parte la madre, che vorrebbe quantomeno denunciare alle autorità la “scomparsa” di Brittany, dall’altra il padre calcolatore che propone di creare un alibi per la figlia e fare come se nulla fosse successo, al centro Kayla, il cui comportamento successivo all’efferato gesto è piuttosto strano (e agli occhi dei genitori inspiegabile): si prepara la colazione come se nulla fosse successo, passa le giornate a guardare i cartoni animati in tv, ecc.

Le bugie naturalmente durante il corso della narrazione aumentano, così come aumenta il coefficiente di difficoltà, per la famiglia, di rendere credibile la propria versione dei fatti. Finché il dramma rimane all’interno dell’algida casa di famiglia, The Lie, pur con un ritmo troppo compassato ai limiti della lentezza, riesce a tenere vivo l’interesse di uno spettatore che si domanda continuamente per quanto tempo ancora riusciranno i protagonisti a mantenere il segreto circa il terribile accadimento che li ha visti – direttamente o indirettamente – coinvolti. Quando però il film deriva verso il poliziesco, con l’entrata in scena di due investigatori che cominciano ad indagare sul caso, la narrazione proposta da Veena Sud mostra un po’ la corda.

Eppure, nonostante i suddetti limiti, The Lie potrebbe ancora ritenersi un film di genere abbastanza godibile se non fosse per una conclusione poco convincente che inficia la riuscita dell’opera. Il finale è infatti contraddistinto da un coup de theatre tanto inaspettato quanto poco realistico – come tanti altri elementi sparsi qua e là durante il corso della narrazione -, a causa del quale il film si palesa per quello che è realmente: una fregatura. Non c’è numero di prestigio o colpo di scena che tengano: qui siamo al cospetto di truffa cinematografica bella e buona.

Il fatto che il film sia diretto con professionalità, che gli attori siano bravi, e che le atmosfere siano tutto sommato azzeccate – non male neanche la location (sia quella esterna del nevoso Canada che quella interna della moderna casa in cui abitano Kayla e Rebecca) – non sono motivi sufficienti per salvare un’operazione pretestuosa che avrebbe potuto andare anche meno per le lunghe (il format del mediometraggio televisivo sarebbe stato più congeniale). Ed è un vero peccato, perché comunque il film nella prima parte cattura l’interesse dello spettatore e solleva – ma non affronta mai, per carità – questioni per nulla banali. Visto che siamo in tema di Halloween, sintetizzando potremmo dire: più che un dolcetto, The Lie è uno scherzetto inaspettato e anche un po’ scorretto. Se il buongiorno del progetto “Welcome to the Blumhouse” si vede dal mattino…

Guarda il trailer ufficiale di The Lie

GIUDIZIO COMPLESSIVO

The Lie si potrebbe ritenere anche un film abbastanza godibile se non fosse per una conclusione poco convincente che inficia la riuscita dell'opera. Il finale è infatti contraddistinto da un coup de theatre tanto inaspettato quanto poco realistico, a causa del quale il film si palesa per quello che è realmente: una fregatura.
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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