domenica, Febbraio 5, 2023
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The Legend of Tarzan, recensione del film con Alexander Skarsgard

Dopo aver diretto gli ultimi quattro capitoli della saga di Harry Potter e prima di far immergere nuovamente il pubblico nell’universo nato dalla penna di J.K. Rowling con Animali fantastici e dove trovarli, David Yates ci porta nella giungla per raccontarci nuovamente le avventure di uno dei personaggi più iconici della letteratura (e anche del grande schermo, viste le innumervoli trasposizioni cinematografiche e televisive che lo hanno visto protagonista).

In The Legend of Tarzan il signore delle scimmie inventato da Edgar Rice Burroughs nel lontano 1912 ha questa volta il volto e – soprattutto  – i muscoli di Alexander Skarsgård (il vampiro Eric Northman della serie tv True Blood), ha lasciato la giungla africana e scelto una vita borghese con il nome di John Clayton III al fianco dell’amata moglie Jane (Margot Robbie, attesissima nei panni di Harley Quinn nel prossimo Suicide Squad). Invitato a tornare in Congo in qualità di emissario al commercio del Parlamento, Lord Greystoke scoprirà di essere la pedina di un pericoloso complotto orchestrato dal capitano belga Leon Rom (il due volte premio Oscar Christoph Waltz).

Le premesse per rendere questa nuova versione di Tarzan un grande blockbuster estitvo c’erano tutte, ma sfortunatamente l’opera di Yates si rivela piuttosto deludente sotto molteplici aspetti. Nonostante la struttura narrativa del film risulti interessante e funzionale (con continui flashback sulla vita di Tarzan prima di conoscere Jane, quando era cioè il bambino selvaggio allevato nella giungla da una famiglia di gorilla), il film si perde di continuo fra il tentativo di voler realizzare uno spettacolo carico di azione e avventura, e quello di ingigantire l’aspetto più intimista di un personaggio che sembra aver paura delle sue origini, in bilico fra la sua natura umana e quella animale, consumato dal sentimento per la donna che ama.

La regia di Yates è incerta, confusa e spesso fastidiosa (specie per l’eccessivo e ingiustificato utilizzo dei primi piani), la controparte femminile risulta decisamente più combattiva e appassionata di quella maschile, ma in generale tutti i personaggi mancano di appeal (alcuni sono soltanto insopportabili, come l’ennesimo villain interpretato da Waltz) e la natura nella quale si muovono non è misteriosa, pericolosa, affascinante e tantomeno seducente come quella ricreata, ad esempio, da Jon Favreau ne Il Libro della Giungla (giusto per citare un esempio recente).

Strizzare l’occhio al glorioso cinema d’avventura del passato e cercare, al tempo stesso, di emulare la spettacolarità di una Hollywood ormai in balia del riciclio tematico, non sono abbastanza per The Legend of Tarzan, che alla fine della fiera finisce per risultare didascalico, anonimo e poco coinvolgente (anche a causa di una gestione del ritmo totalmente sbagliata e di una ricostruzione in CGI non eccellente).

Una volta usciti dalla sala, la sensazione sarà quella di aver assistito all’ennesimo prodotto che invece di lasciare il segno, lascia solamente una deludente sensazione di grande potenziale (sia narrativo sia tecnico) sfruttato in maniera sbagliata.

Guarda il trailer ufficiale di The Legend of Tarzan

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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