domenica, Dicembre 4, 2022
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Song to Song, recensione del film di Terrence Malick

Song to Song, “di canzone in canzone”: è questo l’andamento necessario per scivolare, lentamente, nelle due ore del nuovo film diretto da Terrence Malick, iconografico maestro prima ancora di riservatezza che di cinema, che solo nell’arco di questa stagione 2016-2017 abbiamo avvistato in sala con ben due film: Knight of Cups e questo ultimo, seducente, onirico viaggio all’interno di un triangolo sentimentale sullo sfondo di Austin, Texas, capitale – a detta di Malick stesso – della musica live mondiale.

BV (Ryan Gosling) e Faye (Rooney Mara) sono due cantanti, lui corteggiato dalle etichette discografiche e lei una cantautrice in ascesa; ma sono anche una coppia abbastanza solida, nonostante le tentazioni irresistibili del mondo del rock‘n’roll e la presenza luciferina di Cook (Michael Fassbender), il produttore discografico di BV, un uomo potente che cerca di trascinare chiunque lo circondi in un vortice autodistruttivo, come accade con l’innocente cameriera Rhonda (Natalie Portman), che finisce per sposare. Sullo sfondo di una Austin da videoclip, divisa tra musica e dannazione, gloria e caduta, Faye e BV dovranno riuscire a resistere al Maelstrom che lentamente li sta risucchiando.

Song to Song è, come accade in ogni film di Malick, prima di tutto un’esperienza visiva ed emotiva: lontano dagli standard narrativi tradizionali, l’opera del cineasta americano “suggerisce” visioni allo spettatore invece di guidarlo nella comprensione del testo audiovisivo, lasciandolo completamente sprovvisto di una guida.

L’occhio che bisogna usare per vedere i suoi film è il terzo, l’occhio dello spirito, per godere appieno della commistione lirica tra immagini e parole, suggestioni uditive e visive, cinema del silenzio e delle piccole cose, immortalate – nello specifico caso di Song to Song – dalla fotografia del premio Oscar Emmanuel Lubezki.

Malick trasforma l’innocente materia vitale per una romcom dalle tinte dramedy in una lunga odissea dell’anima, raccontando i travagli emotivi, personali e relazionali di questo atipico triangolo Gosling-Mara-Fassbender in un lunghissimo videoclip, mantenendo quindi a tutti gli effetti le premesse – e le promesse – del suo cinema.

Gli attori già citati – ai quali bisogna aggiungere la presenza di Cate Blanchett e Val Kilmer nel cast – gareggiano in bravura, intensità e caratterizzazione dei propri personaggi, liberi dal giogo delle regole commerciali da blockbuster che, troppo spesso, ne inficiano le capacità; le multi-voci narranti di BV, Rhonda, Faye e Cook creano un collage di moti interiori e turbamenti, accompagnati dalla musica che scandisce eventi e contrassegna situazioni.

La musica è, appunto, la grande melodia portante nella quale si incastonano le singole esperienze di vita, amore e morte, creando un tutt’uno organico con l’esistenza; l’occhio di Malick scruta, con discrezione, dallo spioncino privilegiato del “vero” rock, quello dei concerti e dei festival, quello on the road con il suo bagaglio mitico di dannazione e perdizione.

Quello incarnato da icone laiche per gli appassionati – il cammeo di Johnny Rotten, ad esempio – e conclamati santoni – Patty Smith e Iggy Pop – simboli di un’epoca passata, sopravvissuti al lungo viaggio dantesco tra le spire del peccato e i gironi della colpa, adesso pronti a guidare i nuovi adepti del rock‘n’roll tra i dubbi e i dilemmi etici che li attanagliano.

Guarda il trailer ufficiale di Song to Song

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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