lunedì, Dicembre 5, 2022
HomeRecensioniScompartimento n.6, recensione del film di Juho Kuosmanen

Scompartimento n.6, recensione del film di Juho Kuosmanen

La recensione di Scompartimento n.6, film del regista finlandese Juho Kuosmanen, adattamento del romanzo omonimo di Rosa Liksom. Dal 2 dicembre al cinema.

Gli spettatori ghiotti di culture slave (ci sono, ci sono) sappiano in anticipo che il ferroviario Scompartimento n.6 con il malfamato “reparto” di Čechov ha in comune giusto il numero. A bordo non troveranno inservienti cattivi, solo una rude bigliettaia (la brava Julija Aug, “musa” di Fedorčenko e assai popolare in patria per il ruolo dell’imperatrice Elisabetta I nella serie tv Ekaterina), capace però di sorprendere con gesti e uscite di raro buon senso. Nulla di abnorme, dunque, nessun sopruso perpetrato sui più fragili.

Eppure, proprio quei “fragili”, quegli “umiliati e offesi” di dostoevskiana matrice attraversano in silenzio la delicata opera seconda (da giovedì 02 dicembre in sala) del quarantaduenne Juho Kuosmanen, avente per sfondo la penisola di Kola (estremo Nordovest della Russia) nel tardo Novecento: viandanti arruffati, ladruncoli, tassisti sospettosi, remissive portiere d’ostello, marinai dal volto scolpito nel legno… e, insieme a loro, il giovane Ljoha (Jurij Borisov, lo vedemmo in T-34), co-protagonista della vicenda.

Fracassone e poco avvezzo all’igiene, inconcludente ma non privo di generosità e scatti di coraggio, il nostro è cresciuto nel mito dell’esercito russo “liberatore ad Auschwitz” scordando, come altri del resto, le pagine più remote di Storia nazionale. Pagine che la finnica Laura (Seidi Haarla) sfoglia, invece, con curiosità: quale segreto si nasconde dietro i “petroglifi” ossia le incisioni rupestri giacenti nella regione di Murmansk? Occorre scoprirlo. «Conoscere il Passato è l’unico modo per costruire un Presente solido» dice, un poco supponente, la ragazza a Ljoha – incontrato a malincuore nello scompartimento del titolo – spiegando lo scopo del suo viaggio.

I due si pungolano a vicenda, bevono, amoreggiano svogliatamente. Cenano, scherzando con fare nervoso. Si perdono e si riavvicinano. Lui, non senza traversie, consentirà a lei di raggiungere quella regione lontana dagli Uomini ma non da Dio, di toccare finalmente con mano quel Passato, in qualche modo più “vero”, più “duraturo” del Presente che entrambi i personaggi vedono scorrere fuori dal finestrino: il nuovo mondo sorto dalle ceneri del blocco sovietico è un “treno” troppo grande per un viaggio così piccolo; viaggio che la foschia, il gelo, il buio già divorano…

Tratto dal romanzo omonimo (Iperborea; 2014) di Rosa Liksom, Scompartimento n.6 lascia intendere che Andrej Tarkovskij (1932-1986) è ancora vivo, e tale rimarrà almeno per un’altra generazione di registi, dei paesi dell’Est Europeo (il lituano Bartas, il polacco Majewski, il siberiano Zvjagincev) come dell’Estremo Oriente (si guardi il recente Un lungo viaggio nella notte del cinese Bì Gàn), intenta a far convivere audacemente nella messa in scena Sogno e friabile materia, Storia e memoria individuale, Mito e nostalgia spirituale.

A cosa assistiamo, qui, se non all’avventura di uno “stalker” – l’illustre modello è omaggiato perfino nell’ipnotico clangore di fondo delle rotaie – la cui fede viene messa alla prova una volta di più, guidando nella “Zona” (l’isola lacustre di Kanozero, nel caso in esame) un istruito “pellegrino” (più risoluto di quelli del film di Tarkovskij)? Quello che, tuttavia, manca è la “vastità”, se così si può chiamare, che avrebbe fatto dell’opera di Kuosmanen un’esperienza ben più profonda mentre si accontenta di essere solo una misurata, accattivante storia d’affetto (complice un insulto bofonchiato in finlandese). Il che, di questi tempi, non è comunque fatto da disprezzare.

I passaggi più belli: la visita notturna all’anziana madre di Ljoha (Lidija Kostina) e la giocosa rincorsa nella tormenta di neve a Murmansk dove, fra brevi pause e battute sul “Titanic”, prendono forma immagini ricalcanti il Monaco sulla spiaggia (1808-‘10) e Il naufragio della speranza (1824) di Friedrich – particolarmente suggestiva, a tal proposito, la fotografia di Jani-Petteri Passi, non immemore, per le sequenze a bordo del treno, delle soluzioni visive adottate da Renato Berta in Viaggio all’inizio del mondo (‘97) di Manoel De Oliveira. Per un confronto, oltre al sunnominato maestro del cinema russo, invitiamo il lettore a riscoprire Vodka Lemon (2003) di Huner Saleem.

Guarda il trailer ufficiale di Scompartimento n.6

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Misurato e accattivante, Scompartimento n.6 del finnico Kuosmanen lascia intendere che Andrej Tarkovskij è ancora vivo, e tale rimarrà almeno per un’altra generazione di registi, dei paesi dell’Est Europeo come dell’Estremo Oriente, intenta a far convivere nella messa in scena Sogno e friabile materia, Storia e memoria individuale, Mito e nostalgia spirituale. Suggestiva, la fotografia di Jani-Petteri Passi.
Giordano Giannini
Giordano Giannini
I VHS sono stati fedeli compagni di gioco; mostrandoci “Il ragazzo selvaggio” di Truffaut in quarta elementare, la maestra mi ha indicato, senza volerlo, la strada da seguire | Film del cuore: La strada per il paradiso | Il più grande regista: Andrej Tarkovskij | Attrice preferita: il “braccio di ferro” è tra Jennifer Connelly e Rachel Weisz | La citazione più bella: "Tra quegli alberi c’è qualcosa." (Predator)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -
Misurato e accattivante, Scompartimento n.6 del finnico Kuosmanen lascia intendere che Andrej Tarkovskij è ancora vivo, e tale rimarrà almeno per un’altra generazione di registi, dei paesi dell’Est Europeo come dell’Estremo Oriente, intenta a far convivere nella messa in scena Sogno e friabile materia, Storia e memoria individuale, Mito e nostalgia spirituale. Suggestiva, la fotografia di Jani-Petteri Passi.Scompartimento n.6, recensione del film di Juho Kuosmanen