venerdì, Dicembre 2, 2022
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Ride, recensione del film di Jacopo Rondinelli prodotto da Fabio&Fabio

Ride più che un film è un’esperienza cinematografica totalizzante, firmata da Jacopo Rondinelli (al suo debutto in un lungometraggio) insieme ai produttori/direttori creativi Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (gli stessi Fabio&Fabio artefici del successo di Mine), co-autori insieme a Marco Sani del progetto.

Un’opera ambiziosa che ridefinisce le potenzialità del cinema della post-modernità, grazie all’impiego – per la prima volta e in un numero che infrange ogni record nella storia del cinema – di action cam e GoPro per le riprese, innovazioni tecnologiche all’avanguardia che hanno permesso non solo di sperimentare i limiti stessi della settima arte, ma di imitare l’estetica dei video diffusi online dagli amanti degli sport estremi e di permettere agli attori di provare un’esperienza recitativa unica nel suo genere.

L’italiano Lorenzo Richelmy, insieme a Ludovic Hughes, Simone Labarga, Nathalie Rapti Gomez e Matt Rippy, hanno vissuto un’esperienza da “camerattori”, che li ha portati a vivere sensazioni totalizzanti su un set che era, a tutti gli effetti, un palco a cielo aperto, un teatro senza limiti spaziali.

Discorso che ha coinvolto in particolar modo Richelmy e Hughes, protagonisti di Ride (qui il trailer ufficiale) rispettivamente nei panni di Max e Kyle, due riders acrobatici. Quando ricevono l’invito a partecipare a una misteriosa gara di downhill con in palio 250.000$, accettano senza esitazione per poi scoprire, quand’è ormai troppo tardi, di essere costretti a doversi spingere oltre i limiti delle loro stesse possibilità fisiche e psichiche. Quella che si ritroveranno ad affrontare sarà una corsa estrema per la sopravvivenza: “Ride or Die”, corri o muori, come recita la tagline stessa del film.

Ride, prima ancora che uno sforzo tecnico-produttivo titanico, rappresenta uno spiraglio sul futuro: un futuro cinematografico dove le potenzialità della settima arte verranno spinte oltre i propri confini legati al genere o alle possibilità tecnologiche, permettendo nuovi espedienti ma soprattutto aprendo le porte – agli spettatori – per una nuova percezione dell’audiovisivo (per approfondire l’argomento, potete leggere qui la nostra intervista al cast tecnico).

Il film di Rondinelli e del team Fabio&Fabio è un esperimento riuscito, che permette di risucchiare lo spettatore nel vortice di un’esperienza totalizzante ai limiti del 4D: l’audio circonda chi guarda, le immagini tendono a sopraffarlo soprattutto grazie all’effetto GoPro, che permette di vivere in prima persona le esperienze dei protagonisti, stabilendo una focalizzazione zero tra chi agisce e chi guarda.

Molto più che una semplice sbirciata dal buco della serratura, Ride sfrutta l’archetipo voyeuristico consentendo di immergersi – letteralmente – nelle vicende narrate sul grande schermo, superando i confini videoludici stessi: tutto grazie alla complessità degli intenti e della trama, capace di nascondersi dietro la perizia tecnica per ritrarre – con satirico cinismo – una società moderna smarrita alla ricerca di Like e delle immagini più belle da postare.

Ride si trasforma così in una cavalcata nel cuore distorto di una società (post)moderna; per farlo, il team Rondinelli-Guaglione-Resinaro-Sani strizza l’occhio all’estetica anni ’80, alle dicotomie manichee tra buoni e cattivi, a un mondo da videogioco, da manga o da anime ma aggiornandolo ai tempi moderni, suscitando un quesito fondamentale durante la visione: “Cosa siamo disposti a fare per ottenere ciò che vogliamo?”

Tra tecnologie all’avanguardia, action cam, GoPro, sport estremi, adrenalina e brividi mainstream da grande schermo, Ride mostra con orgoglio il proprio volto da film di genere 3.0: come ogni action con venature horror/slasher che si rispetta, analizza con lucido cinismo i meccanismi più oscuri che regolano i comportamenti umani in quel gran circo chiamato società.

Guarda il trailer ufficiale di Ride

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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