sabato, Dicembre 10, 2022
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Occhiali Neri, recensione del nuovo film di Dario Argento

La recensione di Occhiali Neri, il nuovo film di Dario Argento interpretato da Ilenia Pastorelli e Asia Argento. Dal 24 febbraio al cinema.

Occhiali Neri è il film che segna l’atteso ritorno sul grande schermo del maestro del brivido Dario Argento, a dieci anni di distanza esatti dal bistrattato (a ragione, inutile negarlo!) Dracula 3D. Un ritorno bramato, che siamo certi è destinato ad accendere inevitabili discussioni tra il pubblico, ugualmente diviso ormai, quando si parla della filmografia dell’amato cineasta, tra sostenitori a spada tratta e implacabili detrattori dell’ultima ora.

In effetti, l’opera di Argento è stata – soprattutto a partire dall’inizio degli anni Duemila – oggetto di numerose diatribe che hanno sempre visto in una mancanza di qualità della recente produzione del regista il vero centro nevralgico del contenzioso: sono in molti, infatti, a sostenere che, a partire dal famigerato Il cartaio (ma forse anche da prima!), il regista di capolavori eterni come L’uccello dalla piume di cristallo, Profondo rosso, Suspiria, Inferno e Phenomena abbia in qualche modo “perso la bussola”, limitandosi a riproporre con una certa svogliatezza forme e modelli di un cinema avulso dal tempo e dallo spazio, incapace di rinnovarsi e, soprattutto, di rendere giustizia a tutta una serie di stilemi (narrativi e visivi) che hanno contribuito a rendere il “nome” Dario Argento parte integrante della storia del cinema nostrano (e non solo).

Come si colloca, dunque, Occhiarli Neri all’interno della filmografia di Argento? La risposta è tanto semplice (forse anche intuitiva) quanto sconfortante, e cioè alla stregua dei titoli che hanno caratterizzato gli ultimi anni amari della sua produzione. Nonostante le aspettative fossero comunque alte (al di là degli infelici risultati dell’ultimo ventennio, il talento di Argento ha contribuito a ridefinire tanto il thriller/giallo quanto l’horror e ad ispirare una quantità innumerevole di registi e produzioni, e questo è innegabile!), Occhiali Neri è un film che desta più di una perplessità, dovuta non soltanto alla volontà – ormai chiara e palese – di voler rimanere ancorati ad un cinema non più attuale, anacronistico, quasi inclassificabile, a tratti ingiudicabile, ma anche ad una serie di scelte che investono più campi (dalla regia alla sceneggiatura, fino ad arrivare alle interpretazioni) che lasciano davvero basiti.

Occhiali Neri è un progetto che risale alla metà degli anni ’90, la cui sceneggiatura è rimasta nel fondo di un cassetto per moltissimo tempo. Un progetto che se oggi è riuscito a vedere finalmente la luce è grazie soprattutto ad Asia Argento, che dopo aver ritrovato lo script (firmato inizialmente da Franco Ferrini, storico collaboratore di Dario Argento) è riuscita a convincere il padre a rimetterci le mani. La stessa Asia, oltre a essersi ritagliata una piccola parte, si è anche assicurata un ruolo co-produttivo di fondamentale importanza. Il film, che ha preso repentinamente vita durante l’era pandemica, è stato presentato Fuori Concorso alla 72esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino ed è pronto a debuttare in sala a partire dal 24 febbraio.

Siamo a Roma. Un assassino seriale inizia ad uccidere diverse prostitute, strangolandole con una corda per violoncello. Un giorno, nel mirino del killer cade Diana (Ilenia Pastorelli), prostituta di lusso, che nonostante riesca a sventare l’aggressione, si ritrova vittima di un incidente stradale che la priverà della vista per sempre e che renderà orfano il bambino cinese Chin (Xinyu Zhang). Mentre la polizia indaga per fermare l’assassino, Diana cerca di abituarsi alla sua nuova condizione non solo con l’aiuto di Chin, ma anche grazie a Rita (Asia Argento), volontaria conosciuta presso una comunità di non vedenti.

occhiali neriLa storia di Occhiali Neri, per quanto sulla carta potesse sembrare affascinante (un thriller/giallo in piena regola che lasciava presagire da parte di Dario Argento un ritorno ai grandi fasti del passato), si sviluppa in maniera davvero troppo semplice e lineare, affossata da una sceneggiatura sfacciatamente esile che, nel tentativo di seguire a menadito tutte le regole imposte dal genere di appartenenza, mette da parte qualsiasi approfondimento tanto narrativo (è come se mancasse un vero e proprio intreccio) quanto psicologico, lasciando i personaggi in balia di eventi ed azioni davvero mal costruiti, che faticano a trovare una coerenza logica.

Una superficialità che investe ad ampio spettro la costruzione del racconto e, di conseguenza, la caratterizzazione di quei pochi personaggi che si alternano in scena, in particolare della protagonista Diana, privata di qualsiasi accattivante sfumatura da un susseguirsi di avvenimenti che in più di un’occasione risultano incresciosi, depotenziata di fascino e carisma dall’interpretazione assolutamente fuori misura di Ilenia Pastorelli (a dimostrazione di quanto l’attrice funzioni meglio nei panni di caratterista, basti pensare a Lo chiamavano Jeeg Robot, Benedetta follia e C’era una volta il crimine).

A lasciare ancora più interdetti, però, è il modo in cui il film stempera la tensione attraverso scelte registiche per nulla ispirate, dialoghi che rasentano il ridicolo, una colonna sonora fin troppo invadente e, cosa ancora più grave, l’assenza totale di un vero e proprio colpo di scena: a mano a mano che la storia procede e ci avviciniamo alla soluzione dell’enigma, ossia alla rivelazione dell’identità del serial killer, quest’ultima viene beatamente gettata alle ortiche, non solo perché viene rivelata molto prima del finale (in maniera gratuita, totalmente ingiustificata), ma anche perché il movente dell’assassino lascia lo spettatore in uno stato di profonda confusione e incredulità (per non dire di imbarazzo).

Con Occhiali Neri assistiamo, ancora una volta, all’appiattimento estremo di un linguaggio che, un tempo, ha reso Dario Argento un vero e proprio maestro, ma che oggi si limita soltanto ad essere appannaggio di operazioni stanche e vuote, in cui sviluppi ed epiloghi prevedibili e scontati, incapaci di spaventare o di creare inquietudine, si alternano a vaghe e consapevoli reminiscenze di temi ricorrenti e vecchie ossessioni. Fa male riconoscere che anche quest’ultima dimenticabile operazione, lontana anni luce da quelle glorie del passato capaci di sorprendere, affascinare e spaventare insieme, si avvicina di più alle ultime produzioni del regista, che di “argento vivo” non hanno praticamente nulla.

Guarda il trailer ufficiale di Occhiali Neri

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Con Occhiali Neri assistiamo, ancora una volta, all'appiattimento estremo di un linguaggio che, un tempo, ha reso Dario Argento un vero e proprio maestro, ma che oggi si limita soltanto ad essere appannaggio di operazioni stanche e vuote, in cui sviluppi ed epiloghi prevedibili e scontati, incapaci di spaventare o di creare inquietudine, si alternano a vaghe e consapevoli reminiscenze di temi ricorrenti e vecchie ossessioni.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

2 Commenti

  1. Io non l’ho trovato così terribile questo film. Non è ai livelli dei film migliori di Dario ma, rispetto alle ultime uscite, mi è sembrato superiore. Secondo me bisognerebbe guardare i film con meno spirito critico e goderseli di più.

  2. Ciao Michele. Lo spirito critico è alla base del lavoro che facciamo: è ciò che ci guida nell’analisi di un film, sempre nel rispetto di chi quell’opera l’ha concepita e partorita. Se venissimo chiamati a “goderci” soltanto un film (come dici tu), verrebbe totalmente meno il senso di quello che facciamo. È giusto che uno spettatore si goda quel determinato film e ne tragga le sue personalissime conclusioni. Il lavoro di chi scrive di cinema, però, deve essere diverso…

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