giovedì, Febbraio 2, 2023
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My Policeman, recensione del film con Harry Styles e Emma Corrin

La recensione di My Policeman, dramma tratto dal romanzo di Bethan Roberts con protagonisti Harry Styles e Emma Corrin. Dal 4 novembre su Prime Video.

Dopo aver debuttato in un ruolo minore in Dunkirk di Christopher Nolan ed essere apparso in un breve cameo in Eternals dei Marvel Studios (che ancora non sappiamo che tipo di ripercussioni avrà all’interno del franchise di successo), si può dire che la carriera da attore di Harry Styles abbia ufficialmente preso il via soltanto con l’uscita del chiacchieratissimo Don’t Worry Darling, in cui ha interpretato il co-protagonista al fianco di Florence Pugh.

Quel film è stato distribuito nelle sale di tutto il mondo soltanto lo scorso settembre e ora, a meno di due mesi di distanza, ecco arrivare un altro progetto che vede l’amatissimo cantautore britannico al centro della scena, supportato da due comprimari di altissimo livello: Emma Corrin (attrice britannica divenuta nota grazie all’interpretazione di Lady Diana nella quarta stagione dell’acclamata serie The Crown) e David Dawson (anche egli britannico, attivo soprattutto in ambito televisivo e teatrale).

My Policeman, questo il titolo della pellicola che ha coinvolto il trio attoriale appena citato, è stato presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival, per sbarcare poi in esclusiva su Prime Video a partire dallo scorso 4 novembre. Il film è tratto dall’omonimo romanzo ispirato alla storia vera di E.M. Forster della scrittrice britannica Bethan Roberts, pubblicato nel 2012, ed è diretto da Michael Grandage, regista britannico noto soprattutto per i suoi lavori a teatro, qui alla sua seconda prova dietro la macchina da presa, dopo Genius del 2016 con Colin Firth e Jude Law.

Ambientato nella città di Brighton a cavallo tra due epoche (la fine degli anni ’50 e la fine degli anni ’90), My Policeman racconta la storia di un triangolo amoroso, quello tra il poliziotto Tom Burgess (Styles), sua moglie Marion (Corrin) e il curatore d’arte Patrick Hazlewood (Dawson). Tom è segretamente innamorato di Patrick e ha sposato Marion soltanto per allontanare da lui qualsiasi possibile sospetto in merito al suo orientamento sessuale, a causa del clima di intolleranza e repressione vigente all’epoca. Diversi anni dopo Marion, che è ancora sposata con Tom ed è a conoscenza della relazione clandestina avuta da suo marito con Patrick, ospiterà quest’ultimo nella loro casa per concedere a tutti e tre la possibilità di vivere finalmente un’esistenza priva di menzogne.

Harry Styles e Emma Corrin in My Policeman. Foto di Parisa Taghizadeh.

Una storia d’amore senza né vincitori né vinti

Fortemente didascalico nella sua semplicità narrativa, My Policeman racconta la storia di un amore tormentato e al tempo stesso negato, in cui il continuo andirivieni tra passato e presente non viene evidenziato unicamente sul piano del racconto (le scene che vedono i tre protagonisti da giovani si alternano a quelle dove sono ormai adulti, con le pagine del diario segreto di Patrick che viene letto da Marion, a segnare i momenti cardine della storia di un matrimonio rievocata da un’angolazione differente), ma anche su quella della composizione, con la fotografia di Ben Davis (assiduo collaboratore di Matthew Vaughn e dei Marvel Studios) che accentua i toni accesi, caldi e passionali che incorniciano i fatti ambientati negli anni ’50 (quando i personaggi sono giovani), e quelli più asettici, freddi e smorti che definiscono, invece, quanto avviene negli anni ’90 (quando sono adulti).

Dal canto suo, Michael Grandage si affida ad una regia fin troppo classica e ingessata, senza mai concedersi alcun guizzo, abbracciando un ritmo scrupolosamente cadenzato e affidandosi ad un tono e ad un’atmosfera particolarmente rassicuranti, lasciando così che il vero peso del film e della storia si regga esclusivamente sulle spalle – comunque forti – dei suoi interpreti. Per quanto la prova di Harry Styles risulti decisamente più convincente di quella offerta nella distopia femminista di Olivia Wilde, la superstar non riesce mai davvero a brillare e a distinguersi per intensità, lasciandosi oscurare da due colleghi decisamente più talentuosi: ci eravamo già lasciati ammaliare dalla grazia e dalla raffinatezza di Emma Corrin, ma la vera sorpresa è David Dawson, indubbiamente il più bravo dei tre, che si rivela dotato di carisma naturale e affascinante magnetismo (la speranza, d’ora in avanti, è quella di vederlo di più sul grande schermo).

La confezione di My Policeman è indubbiamente quella del più tradizionale dei drammi, ma l’inattaccabile equilibrio strutturale lo rende un film in grado di suscitare comunque un elevato grado di interesse, anche grazie ai numerosi temi che cerca di affrontare (tra cui l’ipocrisia sociale, il compromesso e il senso di colpa). Tuttavia, la sensazione generale è che Grandage abbia in parte sprecato l’occasione di giungere a riflessioni più accurate e profonde, senza mai sfruttare davvero a pieno l’enorme potenziale di una storia d’amore dove non ci sono né vincitori né vinti, ma soltanto persone che si sono distrutte a vicenda e che in sede di bilancio finale sperano di avere la possibilità di poter fare ancora la cosa giusta. Una storia che regista e attori mettono in scena e interpretano sicuramente con fascino, eleganza e tenerezza, ma che avrebbe forse dovuto concedere allo spettatore, proprio per la sua natura così sofferta e straziante, la possibilità di lasciarsi travolgere da emozioni con un impeto assai più dirompente.

Guarda il trailer ufficiale di My Policeman 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La confezione di My Policeman è indubbiamente quella del più tradizionale dei drammi, ma l'inattaccabile equilibrio strutturale lo rende un film in grado di suscitare comunque un elevato grado di interesse, anche grazie ai numerosi temi che cerca di affrontare (tra cui l’ipocrisia sociale, il compromesso e il senso di colpa). Tuttavia, la sensazione generale è che Michael Grandage abbia in parte sprecato l’occasione di giungere a riflessioni più accurate e profonde, senza mai sfruttare davvero a pieno l'enorme potenziale di una storia d'amore dove non ci sono né vincitori né vinti, ma soltanto persone che si sono distrutte a vicenda e che in sede di bilancio finale sperano di avere la possibilità di poter fare ancora la cosa giusta.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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La confezione di My Policeman è indubbiamente quella del più tradizionale dei drammi, ma l'inattaccabile equilibrio strutturale lo rende un film in grado di suscitare comunque un elevato grado di interesse, anche grazie ai numerosi temi che cerca di affrontare (tra cui l’ipocrisia sociale, il compromesso e il senso di colpa). Tuttavia, la sensazione generale è che Michael Grandage abbia in parte sprecato l’occasione di giungere a riflessioni più accurate e profonde, senza mai sfruttare davvero a pieno l'enorme potenziale di una storia d'amore dove non ci sono né vincitori né vinti, ma soltanto persone che si sono distrutte a vicenda e che in sede di bilancio finale sperano di avere la possibilità di poter fare ancora la cosa giusta.My Policeman, recensione del film con Harry Styles e Emma Corrin