lunedì, Gennaio 30, 2023
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Mal di Pietre, recensione del film con Marion Cotillard

Mal di Pietre (Mal de Pierres), nuovo film di Nicole Garcia tratto dall’omonimo romanzo pluri-premiato della scrittrice italiana Milena Agus, narra l’insaziabile sete d’amore di Gabrielle (Marion Cotillard) divisa tra un marito (Alex Brendemuhl) che non apprezza e un amante (Louis Garrel) che, almeno secondo la sua immaginazione, sembra sfuggirle.

Il lungometraggio ruota intorno alla figura della protagonista Gabrielle e, proprio per la sua natura da “romanzo di formazione” spirituale e sessuale, fa di Gabrielle il motore essenziale da cui parte e si sviluppa tutta l’azione. Peccato però che, non tanto da un punto di vista interpretativo quanto di scrittura, questo personaggio di donna ferina, perennemente chiusa in gabbia, allontanata dalle pulsioni e dalla sua ricerca della “cosa più importante”  – cioè l’amore – non ne esca fuori in maniera molto cristallina: il personaggio della Cotillard naviga in una “quasi follia” non molto definita che a tratti prende la forma di un’eroina romantica che combatte per la propria indipendenza e a tratti sembra essere realmente affetta da momenti schizofrenici.

Al contrario, il personaggio che ne esce fuori in maniera più forte – tanto che lo spettatore potrebbe facilmente ritrovarsi a parteggiare per lui – è quello di José, marito di Gabrielle, interpretato da un efficacissimo Alex Brendemuhl, il quale riesce, senza quasi farsi notare, a far focalizzare tutta l’attenzione su di lui, l’unico che riesce a capire le difficoltà esistenziali di Gabrielle – come il difficile e quasi inesistente rapporto con la madre – e che è capace di arginare il suoi attacchi di apparente follia. Louis Garrel rimane invece relegato nella statica figura dell’amante, il cui unico compito è quello di impregnare il film con qualche goccia in più di bellezza e magnetismo.

La regia riesce molto bene nella prima parte della narrazione, che coincide con la giovinezza di Gabrielle tra i campi di lavanda della campagna francese, a ricostruire sia il sapore e l’ambientazione storica delle vicissitudini della giovane protagonista sia la sua identità in continua evoluzione, martoriata dai dolori incessanti del mal di pietre, i calcoli renali. La seconda parte del tessuto narrativo non riesce completamente a sbrogliare il tema della foto con il giovane amante che risulterà essere una proiezione mentale di Gabrielle, quando sarebbe potuto diventare un colpo di scena ancor più forte se le premesse della sua costruzione fossero state più chiare.

Mal di Pietre risulta quindi essere un’opera dai numerosi spunti narrativi e interpretativi che però non trovano compimento nello svolgersi delle vicende, come se la sua reale bellezza fosse coperta da una leggera nebbiolina cui lo spettatore ha il compito di liberarsi.

Guarda il trailer ufficiale di Mal di Pietre

Carlotta Guido
Carlotta Guido
Dopo la visione de Il Padrino Parte II capisce che i suoi film preferiti saranno solo quelli pari o superiori alle tre ore | Film del cuore: Il Padrino | Il più grande regista: Aleksandr Sokurov | Attore preferito: Marlon Brando | La citazione più bella: "Il destino è quel che è, non c’è scampo più per me" (Frankenstein Junior)

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