venerdì, Febbraio 3, 2023
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Mahmood, recensione del documentario di Giorgio Testi sul cantautore italiano

La recensione di Mahmood, il documentario sul cantautore italiano presentato come evento speciale ad Alice nella Città, che arriverà nelle sale il 17, 18 e 19 ottobre.

Quello di Mahmood è un nome che ha fatto irruzione, nella scena musicale italiana, con la forza dirompente di un’onda anomala rapida e possente. Forte della propria personalità, del suo vissuto e delle insindacabili doti vocali, Alessandro Mahmoud da Milano si è imposto sul mercato in un lasso di tempo relativamente breve, compreso tra le due vittorie sanremesi del 2019 e del 2022 con Soldi, prima, e con Brividi (in coppia con Blanco) poi.

il documentario omonimo di Giorgio Testi (già autore, tra l’altro, del videoclip di Fai rumore di Diodato e del documentario Liberi e pensanti. Uno maggio Taranto) cerca proprio di ripercorrere la breve carriera del cantante e autore “fino a qui”, fino ad oggi, cercando di svelare al pubblico quei dietro le quinte che ne hanno plasmato il percorso e le scelte artistiche.

Il documentario è il racconto della vita di Mahmood tra Milano e l’Egitto, scrutando tra i suoi affetti più cari, mostrando la musica, le vittorie a Sanremo, l’Eurovision, il tour europeo e i backstage dei suoi lavori. Presentato ad Alice nella Città (la sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma) prima di arrivare nelle sale di tutta Italia solo il 17, 18 e 19 ottobre, il docufilm racconta, attraverso la voce di Alessandro Mahmoud e le testimonianze di artisti come Blanco, Carmen Consoli, Dardust etc., il percorso che, da ragazzino nato e cresciuto nella periferia milanese, l’ha portato al successo facendolo diventare il fenomeno musicale meglio conosciuto come Mahmood.

Il documentario, per quanto sia canonico nella sua struttura – prevedibile e convenzionale – riesce però a trovare in una forma di genuina schiettezza il proprio punto di forza: la storia incredibile (e di successo) di un ragazzo qualunque, figlio di culture diverse, si trasforma in una parabola roboante della generazione indicata come Millennials, di tutti quei giovani che, tra gli alti e i bassi del destino, cavalcano l’onda della propria vita cogliendo al volo le opportunità che ricevono e che vengono loro proposte lungo un accidentato percorso.

Lo stesso Mahmood non ha incontrato un successo repentino: si evince bene dal documentario, ha vissuto i cupi momenti di sconforto che seguono i rifiuti e le sconfitte con la pazienza del surfista, che attende l’onda e con filosofia accetta il loro altalenante andamento.

Il riflesso di un’intera generazione

Ma il cantautore ha saputo lavorare su se stesso, sul proprio potenziale fino a cogliere al volo le opportunità che il destino ha posto lungo il suo cammino, costellato da “ferite tragiche” e colpi di fortuna come nel migliore storytelling mai concepito: la vita stessa.

Il documentario alterna interviste e contenuti inediti ad immagini di repertorio che mostrano il giovane cantante alle prese con il suo tour europeo, in un sogno a lungo desiderato che si è concluso solo dopo il picco dell’epidemia da Covid-19, riportando la gente finalmente in presenza, alla “corte” dei live più attesi e ammirati. La narrazione si dipana in equilibrio tra pubblico e privato, mostrando una serie di momenti fondamentali (anche se lontani dalle luci dei riflettori) pronti a concretizzarsi nelle magniloquenti sequenze live, che Giorgio Testi immortala con l’occhio dinamico del navigato regista di videoclip musicali.

Rassicurante e mainstream, il documentario Mahmood cerca di utilizzare l’escamotage della storia privata e personale per mostrare il riflesso di un’intera generazione, rivelando come il cantante si sia trasformato progressivamente nell’emblema di un’intera generazione “cerniera”, figlia di mondi diversi, nata al crocevia di culture differenti e tradizioni distanti tra loro, capace di trovare sempre un fragile equilibrio in un sincretismo inedito, contemporaneo e post-moderno.

Senza aggiungere nulla alla tradizione del documentario celebrativo, volto ad innalzare un altare laico per trasformare in icone i personaggi dello show businness odierno, Mahmood trova la propria forza nell’occhio meccanico – ed esperto – di Testi, che mantiene quella patina piacevole pronta ad inneggiare al concetto di entertainment pur svelando, con intima parsimonia, il privato di un artista, per giustificarne scelte e comportamenti, dimostrando quanto ogni dettaglio autobiografico sia fondamentale per nutrire la produzione artistica e, nel caso specifico, quella musicale del giovane cantautore protagonista.

Guarda il trailer ufficiale di Mahmood

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Senza aggiungere nulla alla tradizione del documentario celebrativo, volto ad innalzare un altare laico per trasformare in icone i personaggi dello show businness odierno, Mahmood trova la propria forza nell'occhio meccanico – ed esperto – di Giorgio Testi, che mantiene quella patina piacevole pronta ad inneggiare al concetto di entertainment pur svelando, con intima parsimonia, il privato di un artista, per giustificarne scelte e comportamenti, dimostrando quanto ogni dettaglio autobiografico sia fondamentale per nutrire la produzione artistica e, nel caso specifico, quella musicale del giovane cantautore protagonista. 
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Senza aggiungere nulla alla tradizione del documentario celebrativo, volto ad innalzare un altare laico per trasformare in icone i personaggi dello show businness odierno, Mahmood trova la propria forza nell'occhio meccanico – ed esperto – di Giorgio Testi, che mantiene quella patina piacevole pronta ad inneggiare al concetto di entertainment pur svelando, con intima parsimonia, il privato di un artista, per giustificarne scelte e comportamenti, dimostrando quanto ogni dettaglio autobiografico sia fondamentale per nutrire la produzione artistica e, nel caso specifico, quella musicale del giovane cantautore protagonista. Mahmood, recensione del documentario di Giorgio Testi sul cantautore italiano