lunedì, Febbraio 6, 2023
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L’Unico e Insuperabile Ivan, recensione del film con Bryan Cranston

Benché associata principalmente al cinema d’animazione, la storia della Walt Disney è stata contraddistinta anche da numerosi film in live action, termine quest’ultimo oggi erroneamente associato più che altro ai soli remake o riletture (che dir si voglia) dei classici animati. La potremmo considerare quasi una storia parallela e, sotto un certo punto di vista, anche autonoma e meno considerata da pubblico e critica. Oggi, l’avvento di Disney+ ha in qualche modo sdoganato questa “produzione minore”, la quale si è oltretutto al contempo arricchita. In concomitanza con il lancio della piattaforma è stato distribuito, ad esempio, Togo, e nei prossimi giorni arriverà anche L’Unico e Insuperabile Ivan, film che sarebbe dovuto uscire in sala ad agosto e che invece, causa pandemia, è stato dirottato in streaming (compreso nell’abbonamento, a differenza di Mulan) e sarà disponibile a partire dall’11 Settembre.

Tratto dall’omonimo bestseller di Katherine Applegate (edito in Italia da Mondadori), a sua volta ispirato a una storia vera, il film diretto da Thea Sharrock (Io prima di te) e sceneggiato da Mike White è un classico prodotto Disney intriso di buoni sentimenti e rivolto specificatamente a spettatori molto giovani, anche se non mancano elementi capaci di attrarre l’interesse degli adulti. Dopo tutto, la politica Disney è sempre stata – fin dalle origini – quella di proporre contenuti “stratificati” a livello di significato, in modo tale da poter attrarre un pubblico ampio e diversificato.

La storia raccontata dal film si svolge nell’America del 1973, dove il gorilla Ivan è la principale attrazione del piccolo circo situato all’interno del centro commerciale Big Toop Mall, di proprietà dell’estroso Mack (Bryan Cranston). Lo show, che giornalmente allieta i visitatori, è composto dai numeri circensi inscenati da una eterogenea combriccola di animali: l’elefantessa Stella, il cui funambolico esercizio prevede anche la partecipazione della barboncina Snickers, la gallina Henrietta, il coniglio Murphy e il leone marino Frankie, abile giocoliere. Quando causa diminuzione degli incassi Mack decide di comperare una nuova attrazione, la baby elefantessa Ruby, Ivan si sentirà messo da parte, nonostante la vicinanza dei suoi colleghi animali e quella dell’amico Bob, un cane randagio che ormai vive stabilmente nella sua gabbia. Ma il colpo di scena è dietro l’angolo: un giorno la piccola Julia (Arianna Greenblat), figlia di un inserviente del circo, regala a Ivan dei pastelli con cui disegnare… sarà l’inizio di una grande avventura.

Già dalla breve sinossi del film si intuisce che sono gli animali ad essere i veri protagonisti di L’Unico e Insuperabile Ivan. Animali che, al di là di qualche elemento antropomorfico – l’uso del linguaggio umano per comunicare tra di loro, ma anche l’espressività degli occhi – mantengono tutte le peculiarità della loro natura selvaggia. Notevole, da questo punto di vista, il lavoro della CGI, ormai giunta a livelli di verosimiglianza incredibile, aspetto evidente sopratutto quando le creature digitali devono “dialogare” con gli attori in carne ed ossa. Alla luce di quanto appena detto è necessario sottolineare anche il notevole apporto dei doppiatori chiamati ad “animare” i personaggi digitali. Guardando il film in lingua originale è difficile non notare la simbiosi tra doppiatore e personaggio: si pensi al caldo tono di voce offerto da Sam Rockwell a Ivan, oppure al regale accento british di Hellen Mirren che contraddistingue la diafana Snickers, o ancora la verve che Danny De Vito instilla nell’eccentrico cane Bob (nell’edizione italiana doppiato da Stefano Fresi).

A livello squisitamente narrativo, come di prassi, le vicende riguardanti gli animali si intersecano con quelle degli esseri umani: se la figura di Julia, per quanto importante nell’economia del racconto, rimane un po’ troppo sullo sfondo (si accenna esclusivamente alla perdita della madre), più centrale è invece quella di Mack, il quale non è solo il proprietario del circo ma anche una sorta di padre putativo per Ivan, avendo dapprima accolto il gorilla ancora cucciolo nella propria casa e poi cresciuto. Ed è forse nella descrizione della relazione tra Ivan e Mack che il film dà il meglio di sé; nel tratteggiare un rapporto padre/figlio che è contraddistinto da amore, rispetto ma anche dalla volontà del secondo a ribellarsi ai precetti paterni per cercare il proprio posto nel mondo.

Per tale motivo, L’Unico e Insuperabile Ivan è suddiviso in due parti che, a ben vedere, si amalgamano fino ad un certo punto. Se nella prima (più appannaggio di un pubblico infantile) l’azione è determinata dalla presentazione dei vari personaggi (umani e non), dall’entrata in scena di Ruby, dal conseguente tentativo di Ivan di riprendersi la scena e, sempre parlando di quest’ultimo, dal cimentarsi nel disegno, la seconda invece prende una strada diversa, concentrandosi su temi più adulti: sia astratti (la libertà e la sua ricerca) che fattuali (emerge, durante la narrazione, una forte componente ecologista).

Ambientato quasi interamente all’interno del circo, scelta di per sé coraggiosa ma che inficia a tratti la dinamicità del racconto, il film seppur in generale godibile – va letto e criticato anche sulla base del potenziale pubblico a cui si rivolge, ovvero i bambini – ha però nella seconda parte, come detto, una virata verso temi più complessi che, se non disprezzabile nelle intenzioni, crea però una sorta di cortocircuito relativo al significato di quello che, alla fine, si palesa come il tema principale affrontato dalla pellicola: il concetto di libertà. Per tutta la seconda parte del film Ivan sogna di poter tornare a vivere nel suo habitat insieme ai suoi simili, e per tale motivo decide di ribellarsi civilmente a Mack: non perché quest’ultimo sia di per sé cattivo – di antagonisti puri, nel film, non ce ne sono -, ma perché è la cosa giusta da fare. Il disegno in questo lo aiuterà, ma fondamentale sarà anche la presa di coscienza dell’opinione pubblica, nonché dello stesso Mack.

A parole tutto perfetto, però sorge verso la conclusione un dubbio, che potremmo sintetizzare con una domanda: a quale effettiva libertà possono aspirare Ivan e i suoi amici? Vissuti per anni in cattività, incapaci di poter effettivamente ritornare a uno “stato di natura” primigenia, gli animali del circo non possono certo ambire alla vera libertà, ma solo ad una surrogata. E così, il finale di L’Unico e Insuperabile Ivan sembra stonare rispetto a tutto quanto si è visto in precedenza. La libertà agognata, se c’è, è parziale. E il tanto atteso finale conciliatorio, benché presente e caratterizzato da un tono sinceramente ottimista, non può che lasciare lo spettatore consapevole con l’amore in bocca.

Un film sulla libertà che alla fine, di fatto, la nega, e poco importa se, da spettatori, siamo spinti a credere il contrario. È entertainement, certo, e magari il giovane pubblico potrà anche cadere nel “tranello” ordito dal film, ma per uno spettatore adulto rimane la sensazione di essersi ritrovato al cospetto di un cortocircuito impossibile da riparare, neppure con i buoni sentimenti. E resta il dubbio se la Disney di un tempo, quella che per dirla alla Paolo Mereghetti guardava ai giovani spettatori come a “soggetti pensanti”, avrebbe trattato certe tematiche con la stessa leggerezza obbligando la narrazione a un lieto fine che definire posticcio è dir poco.

Guarda il trailer ufficiale di L’Unico e Insuperabile Ivan

GIUDIZIO COMPLESSIVO

L'Unico e Insuperabile Ivan è suddiviso in due parti che, a ben vedere, si amalgamano fino ad un certo punto. Se nella prima (più appannaggio di un pubblico infantile) l'azione è determinata dalla presentazione dei vari personaggi (umani e non), la seconda invece prende una strada diversa, concentrandosi su temi più adulti: sia astratti (la libertà e la sua ricerca) che fattuali (emerge, durante la narrazione, una forte componente ecologista).
Diego Battistini
Diego Battistini
La passione per la settima arte inizia dopo la visione di Master & Commander di Peter Weir | Film del cuore: La sottile linea rossa | Il più grande regista: se la giocano Orson Welles e Stanley Kubrick | Attore preferito: Robert De Niro | La citazione più bella: "..." (The Artist, perché spesso le parole, specie al cinema, sono superflue)

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L'Unico e Insuperabile Ivan è suddiviso in due parti che, a ben vedere, si amalgamano fino ad un certo punto. Se nella prima (più appannaggio di un pubblico infantile) l'azione è determinata dalla presentazione dei vari personaggi (umani e non), la seconda invece prende una strada diversa, concentrandosi su temi più adulti: sia astratti (la libertà e la sua ricerca) che fattuali (emerge, durante la narrazione, una forte componente ecologista).L'Unico e Insuperabile Ivan, recensione del film con Bryan Cranston