venerdì, Dicembre 9, 2022
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L’ombra del giorno, recensione del film con Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli

La recensione de L'ombra del giorno, il film di Giuseppe Piccioni con Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli. Dal 24 febbraio al cinema.

L’ombra del giorno è il titolo del nuovo film di Giuseppe Piccioni (Luce dei miei occhi, La vita che vorrei) che torna a dirigere, anni dopo Il rosso e il blu, Riccardo Scamarcio (La scuola cattolica) davanti la macchina da presa; insieme all’attore e produttore del film, a duettare sulla scena, anche l’attrice Benedetta Porcaroli (vista di recente nel cast corale di Sette donne e un mistero). Il film, distribuito da 01Distribution, debutterà nelle sale a partire dal 24 febbraio.

Ambientato in una Ascoli Piceno al crepuscolo degli anni Trenta, L’ombra del giorno vede protagonista Luciano, un simpatizzante del fascismo e veterano della Grande Guerra che è il proprietario di un ristorante ed è convinto di poter vivere secondo le regole che si è dato, in una sorta di isolamento (volontario) dal mondo esterno. Ma sulla vetrina che dà sull’antica piazza, insieme ai segnali preoccupanti di qualcosa che sta per accadere nel mondo, compare una ragazza che porta con sé un segreto: si chiama Anna e riesce a farsi assumere nel ristorante. Da allora per Luciano la vita non sarà più la stessa e insieme ai pericoli che si trova a fronteggiare, c’è quello più grande di tutti, quello che cercava di evitare da anni: l’amore.

L’ombra del giorno è un film sorprendente che utilizza, con sapiente consapevolezza artigiana, l’espediente del film in costume per raccontare l’incontro tra due solitudini, sullo sfondo del dramma della seconda guerra mondiale. Una storia particolare, un intenso turbinio di sentimenti ed emozioni che attraversa la Storia stessa quanto gli eventi più significativi e fondamentali che hanno segnato l’inizio (della fine) di un’era. Piccioni ha scritto un soggetto originale – insieme a Gualtiero Rosella e Annick Emdin – che sembra adattato da un’opera preesistente di matrice letteraria tanto meticolosa e puntuale si rivela la ricostruzione; l’abilità del regista è quella di evocare sul grande schermo un piccolo mondo antico perduto, ma ancora vivo nella memoria di chi ha vissuto quegli eventi e nelle testimonianze che ne tramandano le terribili vicende.

Il punto di vista privilegiato della storia è quello di Luciano, interpretato magistralmente da un Riccardo Scamarcio dall’aura retrò, divo emerso da una capsula del tempo e pronto ad evocare fantasmi di un’epoca passata direttamente sulla scena; per quanto il racconto che si dipana nell’arco di 125’ sia corale e basato sull’intreccio costante di storie private, segreti ed emozioni provate dai vari personaggi, è proprio lo sguardo del laconico ristoratore ad aleggiare sull’intera durata del film. I suoi occhi languidi scrutano l’orizzonte oltre il limite della vetrina del ristorante, evocando mondi desiderati attraverso la forza dell’immaginazione; ma è sempre il suo sguardo che si posa e infine intreccia con quello della giovane Anna e infine assiste, solo all’apparenza immobile, ai cambiamenti che travolgono il suo punto di vista fino a stravolgerlo del tutto.

Luciano compie un arco narrativo complesso e articolato; ma fondamentale, per la riuscita di questa trasformazione, è l’incontro con Anna. Una giovane donna che custodisce una serie di misteri più grandi di lei, un personaggio femminile tenace quanto indipendente e arguto: il prototipo di un femminino affascinante e mai banale o retorico, ma sfaccettato come la natura stessa dell’animo umano. La bellezza dei personaggi descritti (e scritti) da Piccioni si annida proprio nella loro essenza, che li rende umani (troppo umani, parafrasando Nietzsche) ponendoli al centro di eventi tragici che hanno definito i contorni del Secolo Breve. Il linguaggio del film in costume è dettagliato, curato fin nei minimi particolari – trucco, parrucco, scenografie, perfino l’uso del dialetto del luogo – per permettere allo spettatore di immergersi, fino in fondo, nel period drama che si dipana sullo schermo, seguendo con attenzione le rocambolesche vicende che si aprono alla scrittura della suspense, non solo al dramma sentimentale.

L’ombra del dubbio è un period drama tradizionale quanto atipico, una mosca bianca in un mercato audiovisivo come quello odierno perché, proprio come fa canonicamente il genere, utilizza la sua lente per svelare altro, accendendo i riflettori sul tormentato amore che lega due solitudini che si incontrano nel momento sbagliato, ma che finiscono per essere fondamentali per rivoluzionare le esistenze di entrambi. Il dramma in costume racconta così una storia d’amore, finendo però per essere una lunga lettera d’addio nei confronti di un’epoca che ha assistito al crepuscolo malinconico di sogni, speranze e illusioni che si sono infranti davanti alla definitiva caduta degli dei.

Guarda il trailer ufficiale de L’ombra del giorno

GIUDIZIO COMPLESSIVO

L’ombra del dubbio è un period drama tradizionale quanto atipico, perché Il dramma in costume racconta una storia d’amore tra due solitudini che si incontrano nel momento sbagliato, ma finisce per essere anche una lunga lettera d’addio nei confronti di un’epoca che ha assistito al crepuscolo malinconico di sogni, speranze e illusioni che si sono infranti davanti alla definitiva caduta degli dei.  
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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L’ombra del dubbio è un period drama tradizionale quanto atipico, perché Il dramma in costume racconta una storia d’amore tra due solitudini che si incontrano nel momento sbagliato, ma finisce per essere anche una lunga lettera d’addio nei confronti di un’epoca che ha assistito al crepuscolo malinconico di sogni, speranze e illusioni che si sono infranti davanti alla definitiva caduta degli dei.  L'ombra del giorno, recensione del film con Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli