mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Logan Lucky recensione del film di Steven Soderbergh

Logan Lucky è l’accattivante titolo dell’heist movie che segna il ritorno al cinema del regista cult Steven Soderbergh. Presentato nella Selezione Ufficiale di RomaFF12, il film vede protagonisti Channing Tatum, Adam Driver, Daniel Craig, Katie Holmes, Hilary Swank, Seth MacFarlane, Katherine Waterston e Riley Keough.

West Virginia, avamposto rurale quanto selvaggio degli Stati Uniti d’America. Nel tentativo di risollevare le sorti – e il buon nome – della famiglia Logan, i fratelli Jimmy (Tatum), ex campione di football stroncato da un infortunio, Clyde (Driver), reduce che ha perso un braccio per il proprio paese, e infine Millie (Keough), pianificano la rapina del secolo presso la Charlotte Motor Speedway e proprio durante la leggendaria gara automobilistica Coca-Cola 600.

Per far saltare in aria il caveau con i soldi hanno bisogno di un professionista: la loro scelta ricade sull’esperto di esplosioni Joe Bang (Craig), detenuto in prigione. Ai pericoli legati al colpo stesso e all’incertezza riguardo al suo esito si unisce anche la presenza ficcanaso dell’agente FBI Sarah Grayson (Swank), pronta a tutto pur di fermare le menti dietro la rapina del secolo.

Logan Lucky è un film “pacchiano”, ma assolutamente in un’ottica scevra di cattiveria: chiassoso come i suoi protagonisti e le loro abitudini, rifugge il concetto stesso di vuoto e silenzio sposando la causa dell’horror vacui

Soderbergh, da gran maestro dell’intrattenimento d’autore qual è, torna alla grande, con clamore e rumore, proprio come la sua nuova pellicola. Logan Lucky è un film “pacchiano”, ma assolutamente in un’ottica scevra di cattiveria: chiassoso come i suoi protagonisti e le loro abitudini, rifugge il concetto stesso di vuoto e silenzio sposando la causa dell’horror vacui. Ogni scena è ricca, densa di immagini e suggestioni estetiche, dominata da dettagli e sfumature. I colori sono fluo, eccesivi; lo stesso vale per gli accenti, le auto, le capigliature e gli abiti.

Soderbergh sporca il glam della saga di Danny Ocean traslandolo in West Virginia, tra i minatori che cantano John Denver; il tocco del suo sguardo è sempre lo stesso, analitico come il bisturi di un chirurgo ma pieno di ritmo, giocoso come una rullata di batteria jazz. Qui i protagonisti non sono ladri di professione impeccabili e charmant, ma tre fratelli disperati ai quali la fortuna sembra aver voltato le spalle; da qui la famosa “Logan Lucky” del titolo, quell’aurea che sembra costantemente beffarsi dei loro destini.

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Logan Lucky recensione del film di Steven Soderbergh

Ogni attore, nelle mani del regista, ha l’opportunità di lasciarsi orchestrare come un pregiato strumento di precisione, ma sincronizzando il proprio ritmo sull’eccesso e sul tempo comico delle battute.

La sceneggiatura di Logan Lucky non è scritta cercando di strappare risate, ma le genera automaticamente con situazioni grottesche e umorismo nero, battute scambiate sul filo sottile del cinismo che permettono di trasformare, agli occhi degli spettatori, un gruppo di spiantati (e sfigati) in una banda di incalliti e scaltri rapinatori di caveau.

Craig, Driver, Tatum in primis, ma anche gli altri duettano in bravura e cinismo, rivestendo ruoli inediti che si scolpiranno nella memoria degli increduli spettatori con il loro gusto pop eccessivo, caricato, “da fumetto” tanto sono stilizzati e pirotecnici.

Ogni attore ha l’opportunità di lasciarsi orchestrare come un pregiato strumento di precisione nelle mani del regista, ma sincronizzando il proprio ritmo sull’eccesso e sul tempo comico delle battute

Osservando la carriera di Soderbergh e degli attori coinvolti nel progetto, Logan Lucky (con una impeccabile sceneggiatura di Rebecca Blunt) rappresenta davvero un unicum, un inedito punto di rottura nel flusso ininterrotto di ruoli hollywoodiani più o meno mainstream.

Un heist movie pacchiano con toni da commedia nerissima che non disdegna l’evasione, strizzando un occhio all’intrattenimento, dimostrando ancora una volta come una personalissima politica d’autore possa sposarsi con l’appagamento del piacere retinico degli spettatori.

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Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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