lunedì, Febbraio 6, 2023
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La Verità Negata, recensione del legal drama con Rachel Weisz

Articolo a cura di Marco Lombardi

Si può affermare che le calotte polari non si stiano sciogliendo? Si può affermare che la terra non sia rotonda? Si può affermare che Elvis Presley sia ancora vivo? La risposta è no. Come no è la risposta a chi afferma che l’Olocausto non sia mai esistito. Ci sono verità soggettive e verità oggettive. Le prime si possono discutere attraverso il confronto di opinioni differenti. Le seconde sono innegabili e inappuntabili perché basate su fatti concreti. O almeno così dovrebbe essere, e così la pensava la storica Deborah Lipstadt prima di essere citata in giudizio dall’autore britannico David Irving nel 1996.

Presentato in anteprima all’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma e basato sul libro della Lipstadt “Denial: Holocaust History of Trial”(uscito da poco anche in Italia), La Verità Negata racconta la battaglia legale che avvenne in Inghilterra tra i due scrittori. Irving (Timothy Spall) fu accusato dalla studiosa americana di negazionismo dell’Olocausto, mentre lo studioso britannico – come detto prima – la citò in giudizio per diffamazione. La cosa sorprendente della vicenda era che il sistema giudiziario britannico in materia di diffamazione prevedeva che l’onere della prova di innocenza spettasse all’imputato. La Lipstadt (Rachel Weisz) dovette quindi assumere un gruppo di avvocati guidati da Richard Rampton (Tom Wilkinson) per provare in un’aula di tribunale una verità fondamentale, ovvero che l’Olocausto fosse realmente esistito.

Diretto da Mick Jackson e adattato per lo schermo dallo sceneggiatore di The Reader e The Hours, David Hare, La Verità Negata è un classico legal drama dove il risultato del processo è scontato ma rimane interessante la tesi all’apparenza inverosimile che tutto sia confutabile in nome di una libertà di espressione che trova credito anche nelle fila di accademici noti.

Un’opera dove per una volta tanto non è la scrittura ad essere al servizio della regia ma il contrario. La bravura di Jackson sta in una regia sobria che anche nei momenti più toccanti – come per esempio le scene ambientate nel campo di concentramento di Auschwitz – non si concede inquadrature retoriche con il solo scopo di far scendere la lacrima facile ma segue i suoi protagonisti nella ricerca dei dettagli scientifici che possano provare l’esistenza delle camere a gas nel campo di concentramento polacco.

Un film robusto che si avvale di un cast importante e che trova in Timothy Spall un’interpretazione pacata del vero David Irving. Nelle varie fasi del processo l’attore inglese fornisce un’espressività onesta come se fosse perennemente nel giusto, anche quando si ascoltano in aula le registrazioni di suoi interventi antisemiti e razzisti.

Una volta trovate le prove, la decisione dell’accademica americana di non rispondere a certe assurde domande sembra ovvia. Così come è ovvio il non dover rispondere ad alcune interrogative retoriche tipo: le calotte polari si stanno sciogliendo? La terra è rotonda? Elvis è ancora vivo?

Guarda il trailer ufficiale de La Verità Negata

Redazione
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