lunedì, Febbraio 6, 2023
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La Ruota delle Meraviglie, recensione del film di Woody Allen con Kate Winslet

Wonder Wheel – tradotto in italiano La Ruota delle Meraviglie – è il titolo dell’ultimo, atteso, film di Woody Allen: il cineasta americano, il “più europeo tra i registi statunitensi”, torna nei cinema il 13 dicembre dopo il debutto televisivo targato Amazon con la serie Crisis in Six Scenes.

Nella pittoresca Coney Island degli anni ’50, tra fragili speranze e nuovi sogni, le vite di quattro personaggi si intrecciano nel frenetico mondo del parco divertimenti: Ginny (Kate Winslet), ex attrice malinconica ed emotivamente instabile che lavora come cameriera; Humpty (Jim Belushi), il rozzo marito della donna, manovratore di giostre; Mickey (Justin Timberlake), un bagnino di bell’aspetto che sogna di diventare scrittore; e infine Carolina (Juno Temple), la figlia che Humpty non ha visto per molto tempo e che ora è costretta a nascondersi nell’appartamento del padre per sfuggire ad alcuni gangster.

Quattro vite che si ritroveranno, loro malgrado, coinvolte nella girandola dei sentimenti, affrontando la “ruota delle meraviglie” proposte dalla vita stessa, tra drammatici colpi di scena e tentativi d’evasione dalla piatta quotidianità.

Con La Ruota delle Meraviglie, Allen torna al cinema a distanza di un anno dall’ultimo Cafè Society. Ancora una volta il regista si “rifugia” nel labirinto – apparentemente – sicuro della memoria e del ricordo: torna alla Coney Island degli anni ’50, quella che ha fatto comunque da sfondo alla sua adolescenza da ragazzino di Brooklyn. Muovendosi tra luoghi che conosce e tornando, in modo figurato, a casa nella propria New York City, Allen sembra ispirato da una nuova linfa vitale, segnando in tal modo una frattura netta con la sua produzione più recente.

La Ruota delle Meraviglie è infatti sorretto da una sceneggiatura impeccabile: si ride meno, ma si riflette di più, osservando da una distanza privilegiata le disavventure di quattro anime nelle quali è possibile proiettarsi. Quattro personaggi che si muovono su una scena teatrale, permettendo così ad Allen di tornare a bilanciare con maestria il “riso amaro” dell’esistenza, tormentando quest’ultimi, mettendo loro alla prova e semplicemente limitandosi a spiare le loro reazioni.

L’occhio del regista raggiunge una focalizzazione zero totale: sembra non esserci più, lo spettatore nota la sua presenza “meccanica” solo negli splendidi totali della spiaggia affollata e in alcuni movimenti di macchina specifici; per il resto, sembra di sbirciare dal buco della serratura gli attori su un palcoscenico, mentre sono coinvolti nella pièce più importante della loro vita.

Il teatro torna con prepotenza in quest’ultima fatica di Woody Allen: il cineasta mette per un momento da parte il witz arguto che lo ha reso un’icona e si rimette nelle mani dell’emotività degli attori, affidandosi a un cast all star – ma non troppo – che brilla di una luce intensa: Kate Winslet e Jim Belushi duettano tra loro regalando allo spettatore due ritratti dolenti, mentre Justin Timberlake e Juno Temple sembrano davvero figli degli anni ’50, di quell’era felice durante la quale Coney Island sembrava davvero uno spensierato parco giochi.

Ma non tutto è come sembra e i chiaroscuri si rincorrono continuamente nel crepuscolo dell’esistenza: la Coney Island che costruisce Allen è proiettata nella mente – parafrasando Henry Miller – e negli animi colpevoli e tormentati di questi personaggi da grande dramma americano; Vittorio Storaro, ancora una volta direttore della fotografia, regala una tavolozza cromatica mozzafiato, sperimentando le innumerevoli sfumature degli amaranti e dei blu sintetici sotto l’egida silenziosa della ruota panoramica – la Wonder Wheel appunto – gigantesca metafora della fortuna che tutto sente ma niente sembra vedere fino in fondo.

Guarda il trailer ufficiale de La Ruota delle Meraviglie

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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