domenica, Dicembre 4, 2022
HomeRecensioniLa ragazza della palude, recensione del film con Daisy Edgar-Jones

La ragazza della palude, recensione del film con Daisy Edgar-Jones

La recensione de La ragazza della palude, film con protagonista Daisy Edgar-Jones, tratto dal best-seller di Delia Owens. Dal 13 ottobre al cinema.

Daisy Edgar-Jones è sicuramente una delle attrici più talentuose e promettenti del momento. Sebbene non sia ancora molto conosciuta nel nostro paese, ha già avuto modo di farsi apprezzare sia dal pubblico che dalla critica a livello internazionale per la sua interpretazione nell’acclamata serie Normal People, che le ha fruttato una candidatura come migliore attrice ai BAFTA Television Awards, ai Critics’ Choice e ai Golden Globe.

Successivamente, ha avuto modo di farsi notare nel thriller/horror Fresh, in cui ha condiviso lo schermo con Sebastian Stan (il Soldato d’Inverno del MCU), e più di recente in un altro prodotto destinato al piccolo schermo, la bellissima miniserie In nome del cielo (che vi consigliamo caldamente di recuperare!), in cui ha interpretato il ruolo di una madre mormone vittima, insieme alla sua bambina, di un brutale omicidio che sembra coinvolgere la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Ora, per Daisy Edgar-Jones, è arrivato finalmente il primo grande ruolo da protagonista assoluta grazie a La ragazza della palude (Where the Crawdads Sing in originale), tratto dal romanzo best-seller di Delia Owens pubblicato nel 2018 che racconta la storia di Kya, una ragazza che fin da bambina, a causa di un contesto familiare particolarmente difficile e violento, è cresciuta da sola nelle misteriose e pericolose paludi della Carolina del Nord.

Isolata dalla piccola comunità di Barkley Cove, che negli anni l’ha ribattezza proprio “La ragazza della palude” (da qui la traduzione italiana del titolo), Kya si apre alla scoperta di un mondo e di sensazioni nuove e sorprendenti quando conosce due giovani della città che si innamorano di lei. Un giorno, però, uno di loro viene trovato morto e Kya, che diventa immediatamente la principale sospettata, viene coinvolta in un processo per omicidio dove sembra quasi impossibile dimostrare la sua innocenza.

Trasporre sul grande schermo un romanzo che ha riscosso un notevole successo (oltre 15 milioni di copie vendute fino ad oggi) è sempre un’impresa ardua, perché il rischio di deludere le aspettative di tutti quei lettori rimasti affascinati dalla storia raccontata attraverso le pagine scritte è sempre dietro l’angolo. Un film non è però un libro, quindi l’obiettivo di chi si fa carico di una responsabilità così alta come può esserlo una trasposizione cinematografica, deve tenere conto almeno di un aspetto fondamentale: provare a restituire, per quanto possibile, attraverso le immagini, lo spirito e la profondità che avevano contraddistinto il materiale originale.

Coming-of-age, drama e thriller si incontrano

La ragazza nella palude, dal 13 ottobre al cinema, abbandona il pattern cronologio del romanzo di partenza per abbracciare una struttura narrativa più articolata che si muove costantemente tra passato e presente (espediente che nei thriller drammatici non rappresenta di certo una novità). La sceneggiatura di Lucy Alibar (Re della terra selvaggia) ci trasporta immediamente nel cuore della storia, ai giorni del processo contro Kya, procedendo poi a ritroso e mostrando il passato, lo stile di vita e gli scambi relazionali della protagonista che si intrecciano con le scene ambientate in tribunale, quando, a mano a mano che il caso si sviluppa, il verdetto su ciò che sia realmente accaduto a Chase Andrews (uno dei due amanti di Kya) diventa sempre meno chiaro.

In questa continua soprapposizione tra passato e presente, La ragazza della palude cerca di bilanciare in maniera più o meno armonica le sue tre anime che, sicuramente, apparivano molto più distinte nel romanzo originale (se non altro per una questione di mera struttura): il coming-of-age relativo al percorso atipico di crescita e maturazione di Kyra; il drama film che riguarda non solo l’isolamento in cui la ragazza ha deciso di chiudersi (e che le è stato anche suggerito dall’indifferenza della sua comunità), ma anche le due principali relazioni amorose che intrattiene durante la sua vita; e infine il murder mystery, l’aspetto thriller del racconto, quello legato all’omicidio e al processo che coinvolge la protagonista.

Inevitabilmente, l’adattamento della regista Olivia Newman (che ha esordito nel 2018 con Il primo match, disponibile su Netflix) presenta dei tratti caratteristici ma allo stesso tempo anche delle importanti differenze e delle palesi difficioltà di resa (su tutte, quella di riuscire a restituire l’essenza del new nature writing, ossia quel tipo di narrazione in cui la natura selvaggia non è più un mero accessorio, un abbellimento di contorno, ma assume in realtà un vero e proprio ruolo da co-protagonista). Se un lato ci troviamo di fronte ad una storia che ha comunque tutte le carte in regola per intrattenere (e ci riesce!), dall’altro è palese che il pubblico – specie coloro che hanno letto il romanzo originale – dovrà fare i conti con una trasposizione parziale, più asciutta e in parte semplificata dell’opera della Owens.

Le ottime interpretazioni del cast – tra cui spiccano non solo il talento e il fascino naturale di Daisy Edgar-Jones, ma anche quelli di Harris Dickinson (interprete di Chase, che di recente abbiamo visto anche in Omicidio nel West End) – si rivelano una scelta assolutamente vincente rispetto alla storia peculiare che si è scelto di raccontare, dove i volti, le espressioni e persino gli atteggiamenti degli attori rispecchiano alla perfezione tutta la solitudine, la determinazione e anche la brutale ferocia dei rispettivi personaggi. La scarnificazione del racconto, però, fa perdere profondità al film, che sarà inevitabilmente destinato a confondersi, senza mai distinguersi davvero, tra la miriade di operazioni più o meno simili che sono state realizzate nel corso degli ultimi anni (basti pensare a L’amore bugiardo – Gone Girl, Dark Places – Nei luoghi oscuri o a La ragazza del treno).

Tuttavia, La ragazza della palude (prodotto tra gli altri dal premio Oscar Reese Witherspoon), pur essendo un adattamento convenzionale tanto nella forma quanto nel contenuto, resta a conti fatti una piacevole visione che si fregia di ottime interpretazioni, di una struttura narrativa solida, di una discreta tensione, di immagini alquanto suggestive e di una storia che tutto sommato, senza risvegliare nello spettatore chissà quale tipo di particolare entusiasmo, è comunque in grado di coinvolgere e appassionare.  

Guarda il trailer ufficiale de La ragazza nella palude

GIUDIZIO COMPLESSIVO

La ragazza della palude, pur essendo un adattamento convenzionale tanto nella forma quanto nel contenuto, resta a conti fatti una piacevole visione che si fregia di ottime interpretazioni, di una struttura narrativa solida, di una discreta tensione, di immagini alquanto suggestive e di una storia che tutto sommato, senza risvegliare nello spettatore chissà quale tipo di particolare entusiasmo, è comunque in grado di coinvolgere e appassionare.  
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

RECENTI

- Advertisment -
La ragazza della palude, pur essendo un adattamento convenzionale tanto nella forma quanto nel contenuto, resta a conti fatti una piacevole visione che si fregia di ottime interpretazioni, di una struttura narrativa solida, di una discreta tensione, di immagini alquanto suggestive e di una storia che tutto sommato, senza risvegliare nello spettatore chissà quale tipo di particolare entusiasmo, è comunque in grado di coinvolgere e appassionare.  La ragazza della palude, recensione del film con Daisy Edgar-Jones