lunedì, Dicembre 5, 2022
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Julieta, recensione del film di Pedro Almodóvar

Articolo a cura di Lucia Lorenzini

Un flashback di oltre 30 anni ci racconta il dolore e i sensi di colpa di una famiglia. Questo tenero melodramma basato sui tre romanzi della scrittrice Alice Munro è il miglior film di Pedro Almodóvar dai tempi di Volver.

Emma Suárez è una favolosa Julieta, una bella donna di mezza età che sta lasciando Madrid per il Portogallo per iniziare una nuova vita con il compagno Lorenzo. Ma un incontro casuale con un’amica d’infanzia di sua figlia Antía, di cui non ha notizie da dodici anni, cambia i piani della donna. Invece di andare avanti, ritorna al condominio dove lei e la figlia hanno vissuto per anni e comincia a scrivere l’odissea della loro vita. Trasportati indietro agli anni ’80, incontriamo la giovane Julieta, ora interpretata con lo stesso vigore da Adriana Ugarte. Un viaggio in treno notturno fornisce un breve incontro fatale con l’amore e la morte. La sosta sui binari l’accompagnerà per tutta la vita: dalla relazione con Xoan (Daniel Grao) alla nascita della loro amata figlia, Antía.

Il regista spagnolo Pedro Almodóvar ci regala un’opera commovente e incantevole, uno studio sontuoso e straziante della natura virale del senso di colpa, il mistero della memoria e il potere dell’amore spesso insopportabile.

L’intrigo emotivo è costruito più come un thriller di Hitchcock che come un melodramma romantico, il tutto scandito dalla superba colonna sonora del maestro Alberto Iglesias, che con le sue note accentua gli elementi noir e oscura gli sprazzi audaci di felicità. Julieta si muove avanti e indietro nel tempo e nello spazio, i costumi di Sonia Grande e le scenografie di Antxón Gómez scandiscono la sua storia. Le linee rigide e vuote di una stanza di cui il passato è stato cancellato sono in contrasto con il disordine rumoroso di un cuore pieno di ricordi. Le linee frammentate di un abito sono messe a confronto con i bordi frastagliati di una fotografia strappata, che Julieta riattacca insieme per affrontare il suo dolore. Almodóvar ritorna a temi introspettivi che hanno generato capolavori come Tutto su mia nadre, eppure in questo film non ci sono generi mescolati o un minimo accenno di umorismo.

Julieta è un film moderato che trasuda dolore e senso di colpa, riuscendo ad unire i diversi elementi della carriera del regista. La messa a fuoco sul volto della Suárez la dice lunga sul suo viaggio da enfant terrible ad anziano maestro. Tuttavia, la giovane Julieta non sarebbe sembrata fuori luogo in film come Donne sull’orlo di una crisi di nervi o Tacchi a spillo, un promemoria che i fantasmi di Almodóvar (evidenziati dalla presenza iconica della sua musa Rossy de Palma) sono presenti e più vivi che mai, come il passato che non abbandona la nostra eroina. Il genio di Almodóvar è racchiuso in una scena: la giovane Antía asciuga i capelli di sua madre, il viso di Adriana Ugarte scompare sotto un asciugamano e riemerge quello di Emma Suárez, simbolo che il volto giovane e fresco di Julieta viene trasformato dal dolore e dalla depressione.

Julieta è un dramma pieno di personaggi che vivono un’esistenza sotterranea, intrappolati dal grande silenzio che è il vero cattivo della storia.

Guarda il trailer ufficiale di Julieta

Redazione
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