venerdì, Dicembre 9, 2022
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I Morti Non Muoiono, recensione del nuovo film di Jim Jarmusch

I Morti Non Muoiono è il titolo della nuova horror comedy diretta da un regista cult come Jim Jarmusch: genio visionario, capace di spaziare attraverso i generi senza mai perdere il proprio stile e restituendo, au contraire, un tocco unico e inconfondibile mentre è al timone di regia. In questa nuova occasione il regista americano si concede una nuova incursione nel territorio dell’horror, come già aveva fatto anni fa con il decadente – e rockeggiante – Solo Gli Amanti Sopravvivono.

Nel cast del nuovo zombie-movie ritroviamo Tilda Swinton (all’epoca vampira immortale ed innamorata) nei panni di un’eccentrica, quanto insolita, becchina scozzese; quest’ultima affianca un cast all stars capitanato da Bill Murray, Adam Driver e Chloe Sevigny (tutti e tre sodali di Jarmusch) insieme a Caleb Landry Jones, Rosie Perez, Danny Glover, Steve Buscemi, Selena Gomez, Iggy Pop, RZA e Tom Waits.

Grandi nomi e storici compagni di viaggio del regista richiamati per raccontare le conseguenze di un’apocalisse zombie: sì, perché nella tranquilla cittadina di Centreville, qualcosa non va come dovrebbe! La luna splende grande e bassa nel cielo, le ore di luce del giorno diventano imprevedibili e gli animali iniziano a mostrare comportamenti insoliti. Nessuno sa bene perché. Le notizie che circolano sono spaventose e gli scienziati sono preoccupati. Ma nessuno prevede la conseguenza più strana e più pericolosa che inizierà presto a tormentare Centerville: i morti non muoiono! Escono dalle loro tombe e iniziano a nutrirsi di esseri viventi, e gli abitanti della cittadina dovranno combattere per la loro sopravvivenza.

Con il brano omonimo – composto appositamente per la OST del film – cantato dal country-man Sturgill Simpson, I Morti Non Muoiono (qui il trailer italiano ufficiale) ha aperto l’ultima edizione del Festival di Cannes traghettando sulla croisette l’aria sinistra di un’incombente apocalisse: la più classica premessa tanto da horror tradizionale “old style” dell’indignata America degli anni ’70 quanto da b-movie figlio dell’ottimismo post-moderno degli anni ’50. Jarmusch realizza forse uno dei suoi film più atipici, che trova il proprio punto di forza proprio nella sua natura stilizzata, come se il cinema abbracciasse, ancora una volta, il linguaggio pop di media commerciali come il fumetto o la narrativa “dozzinale”.

Negli anni ’50 quest’ultima veniva chiamata pulp, come guazzabuglio caotico, o addirittura shund (in alcuni casi specifici), letteralmente “immondizia”. Parliamo di un filone narrativo capace di far convivere insieme uno sguardo commerciale, argomenti di genere palesemente sopra le righe e un ritmo incalzante che rendeva la lettura irresistibile per qualunque lettore alla ricerca di emozioni a buon mercato. Jarmusch sembra conoscere la lezione, optando per una commedia incapace di prendersi mai troppo sul serio; piuttosto, pronta sempre a virare nel territorio dell’assurdo e del gioco meta-cinematografico.

Finché mostra prevedibili cliché audiovisivi tipici del mondo americano (quanto della propria industria dell’entertainment) il film trova una forza tale da renderlo accattivante, singolare e curioso; un vero gioiellino che strizza l’occhio al vintage in un momento storico saturo di film horror che finiscono per strafare, colti nell’(im)possibilità di superare gli stessi limiti imposti dal genere.

Con una regia indisciplinata come il Rock ‘n’ Roll e patinata quanto il Pop unita ad un gruppo affiatato d’interpreti capaci di divertirsi e divertire allo stesso tempo, lanciati in irresistibili siparietti, indaffarati nel lanciare caustiche battute, I Morti Non Muoiono può sembrare un lavoro dall’esito felice; eppure, dietro il velo del gustoso intrattenimento, rimane la sensazione di un’occasione mancata, della possibilità – sfumata – di riportare in vita un genere specifico (lo zombie movie romeriano).

Con la via della horror comedy Jarmusch si confronta, inevitabilmente, con l’irraggiungibile modello narrativo creato da George A. Romero, con i suoi zombie portatori sani di metafore e critiche di una società sempre più distorta; anche il regista americano prova a virare verso la satira sociale, perdendo però tutta la magia, il fascino e il piacere di quello che sembra un fumetto narrato per immagini in movimento, tanto incalzante e seducente quanto più è vicino al cliché e lontano da intenti moraleggianti capaci di farlo deragliare.

Guarda il trailer ufficiale de I Morti Non Muoiono

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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