domenica, Dicembre 4, 2022
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Hereditary – Le Radici del Male, recensione dell’horror con Toni Collette

Articolo a cura di Riccardo Tanco

Presentato in anteprima mondiale nella sezione Midnight al Sundance Film Festival nel 2018 e uscito nei cinema americani a giugno dello stesso anno, Hereditary – Le Radici del Male è l’opera d’esordio del regista e sceneggiatore americano Ari Aster che esordisce nel lungometraggio dopo aver diretto vari cortometraggi come The Strange Thing About the Johnsons, Munchausen e Basically. Il cast del film vede come protagonista l’attrice Toni Collette affiancata da Gabriel Byrne, Ann Dowd, Alex Wolff e la giovane attrice esordiente Milly Shapiro.

A seguito della morte dell’anziana matriarca Ellen Graham, la famiglia di sua figlia Annie (Toni Collette) assieme all marito Steve (Gabriel Byrne) e i due figli Peter (Alex Wolff) e Charlie (Milly Shapiro) iniziano a vivere nella propria casa strani e misteriosi avvenimenti. Quando l’ ennesima tragedia colpisce i Graham, la famiglia dovrà affrontare inquietanti segreti provenienti dal passato e affrontare un male inconoscibile.

Con Hereditary – Le Radici del Male, Ari Aster dirige un oscuro thriller horror dalle atmosfere inquietanti e dai toni tetri, raccontando l’epopea dark della famiglia Graham, famiglia modello colpita da una tragedia, che vedrà la loro vita sconvolta da terrificanti segreti con origini nel passato della stessa famiglia.

Con una regia visivamente elegante – soprattutto nel filmare gli spazi interni (come i claustrofobici luoghi di casa Graham) – l’occhio di Ari Aster, seppur interessante nelle intenzioni, pare muoversi con sguardo ancora acerbo e un po’ elementare nell’usare gli stilemi horror per costruire il giusto tono e la messa in scena del film, dove la sensazione di paura e terrore non sembra mai né sussurrata né volutamente esplosiva, ma rimane in una narrazione visiva indefinita e non totalmente riuscita.

Con una premessa notevole dove Herditary sembra una sorta di variazione orrorifica e psicologica dell’elaborazione del lutto e del dramma familiare, rappresentando la caduta nel buio di un nucleo di persone in salsa malefica e persecutoria dell’inquietudine, il film si espone però a un problema di mancanza d’identità.

Hereditary si perde in quasi tutti i possibili cliché del genere horror (la casa infestata, la possessione demoniaca, la maledizione familiare) senza però che il regista e sceneggiatore Aster riesca in in lucido lavoro di sguardo sul genere e di rielaborazione personale, assemblando il suo esordio come riproposizione un po’ stantia e citazionista di vari e già noti archetipi.

Purtroppo la tensione si scontra con un film che vorrebbe essere paziente nel creare il proprio mondo e la propria atmosfera, ma che alla fine risulta appesantito da troppe lungaggini e momenti di vuoto, con una sceneggiatura che gira attorno a sviluppi prevedibili; inoltre, le poche trovate visive non scuotono la visione di chi guarda.

La sensazione è quella di un’opera che tende purtroppo al soporifero, che non mantiene le buone premesse di creazione tensiva della primissima parte e che si abbandona in una scrittura dai tratti molto derivativi, dove risulta troppo alto il riferimento a un’opera cardine come L’Esorcista di Friedkin.

Hereditary – Le Radici del Male (qui il trailer italiano ufficiale) si appoggia più a essere copia di atmosfere e concetti da film di genere più centrati da Le Streghe di Salem a The Witch fino alla serie di Insidious, in cui la scrittura ne ripete e ne sviscera senza convinzione l’impossibilità di combattere e sconfiggere il male.

Guarda il trailer di Hereditary – Le Radici del Male

Redazione
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