lunedì, Dicembre 5, 2022
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Gravity, recensione del film di Alfonso Cuarón con Sandra Bullock

Nell’intimità di una sala cinematografica si può avere la fortuna di assistere a spettacoli che le parole dell’uomo sono insufficienti a descrivere. Si spengono le luci e in un attimo si viene letteralmente trasportati in un’altra dimensione; una dimensione parallela dove, se a guidarti c’è un maestro come Alfonso Cuaròn, hai l’impressione di essere tu il protagonista di quelle immagini spettacolari che vedi scorrere davanti ai tuoi occhi.

Perché è questo il miracolo che Gravity, film d’apertura della 70esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, realizza: ti rapisce lentamente, prima cullandoti attraverso il ritratto di un universo pacifico, dormiente, silenzioso (come forse non l’avevamo mai visto rappresentato al cinema); dopo scuotendoti e catapultandoti nel bel mezzo del panico e della paura più totali, mostrandoti così un’altra sfera di quello stesso universo, quella dove fluttuiamo indifesi tra la sopravvivenza e la resa, tra il desiderio di mollare e quella forza interiore che ci spinge a non arrenderci.

In una situazione di estrema emergenza, la nostra volontà è tutto. Lo sa l’astronauta Kowalsky (George Clooney), lo sa la dottoressa Ryan Stone (Sandra Bullock) e lo comprenderà prestissimo anche il pubblico, testimone di un viaggio claustrofobico, sensoriale, meraviglioso, in cui la macchina da presa si sposta senza far rumore e il montaggio sembra praticamente inesistente.

Tutto questo, unito all’occhio superlativo di Emmanuel Lubezki e alle musiche eterne di Steven Price, contribuisce a fare di Gravity un’esperienza cinematografica senza precedenti, in cui la tensione riecheggia non soltanto in ogni inesplorato vertice dello spazio, non solo negli sguardi di una Sandra Bullock da Oscar, ma anche, e soprattutto, negli angoli più reconditi della nostra stessa anima.

Guarda il trailer ufficiale di Gravity

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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