domenica, Febbraio 5, 2023
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First Reformed recensione del film di Paul Schrader con Ethan Hawke

First Reformed potrebbe essere definito come una summa dei temi cari a Paul Schrader: colpa e redenzione sono infatti i punti cardini attorno ai quali ruota la storia del film, interpretato da un eccezzionale Ethan Hawke, sicuramente in uno dei ruoli più sofferti e maggiormente sentiti della sua carriera.

Il film non rappresenta un’evoluzione del pensiero che Schrader ha sempre esposto con fervida convinzione all’interno dei suoi lavori, ma questo non ne sminuisce certamente l’importanza o l’estremo valore, né da un punto di vista contenutistico né da quello formale.

First Reformed potrebbe essere definito come una summa dei temi cari a Schrader

First Reformed segue la storia di Toller (Hawke), un pastore di una piccola chiesa devastato dalla perdita del figlio che lui stesso aveva incoraggiato ad arruolarsi nelle forze armate. In preda ad una profonda crisi spirituale, la fede di Toller viene ulteriormente messa alla prova quando una giovane coppia si rivolge a lui in cerca disperata di aiuto.

Logorato dal pensiero che il mondo sia ormai giunto alla fine a causa di grandi e spietate corporation (complici della Chiesa in traffici loschi), Toller viene inersorabilmente avvolto in una spirale ossessiva, dannoso e sfibrante che lo induce ad intraprendere un’azione molto rischiosa, nella speranza di riuscire a ritrovare la fede.

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First Reformed recensione del film di Paul Schrader con Ethan Hawke

Sin dalle primissime immagini di First Reformed, dalle inquadrature rigorose e claustrofobiche, ma anche e soprattutto dal formato 1.37:1, è palese l’intento di Paul Schrader di voler sviscerare senza mezzi termini crisi religiosa ed esistenziale, con l’intento di restituire allo spettatore un’opera cruda, a tratti respingente, volutamente amara.

Attraverso l’utilizzo di soluzioni narrative e dialogiche che mirano a sottolineare lo stato di assoluto pessimismo in cui vegeta il personaggio di Toller, uomo piegato e distrutto dal senso di colpa con cui ci si sforza di entrare in empatia (senza riuscirci), Schrader riflette e induce a riflettere sui mali che si insinuano non solo nell’animo umano, ma anche nell’ambiente che ci circonda; un ambiente vuoto, freddo, inquinato, destinato probabilmente a scomparire.

Schrader costruire un dramma potentissimo sulla fede e sulla perdita di speranza

Rievocando alla memoria il Bresson di Diario di un Curato di Campagna e il Bergman di Luci d’Inverno, Schrader costruire un dramma potentissimo sulla fede e sulla perdita di speranza, che nonostante una palese ambiguità di fondo (rimarcata, oltre che dal finale, anche da una straniante sequenza visionaria che vede protagonisti Toller e il personaggio interpretato da un’altrettanto meravigliosa e tormentata Amanda Seyfried), urla prepotenetemente allo spettatore di non essere dimenticato una volta uscito dalla sala.

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Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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