lunedì, Gennaio 30, 2023
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Firestarter, recensione del nuovo adattamento del romanzo di Stephen King

La recensione di Firestarter, il nuovo adattamento del romanzo omonimo di Stephen King prodotto dalla Blumhouse. Dal 12 maggio al cinema.

Firestarter è il titolo del nuovo adattamento del romanzo di Stephen King L’incendiaria, pubblicato nel 1980; dopo Fenomeni paranormali incontrollabili (1984), questa volta tocca al regista Keith Thomas (The Vigil – Non ti lascerà andare) confrontarsi con un’opera del grande maestro del brivido e dell’orrore, coadiuvato dalla garanzia di Jason Blum e della sua Blumhouse alla produzione e con, nel cast, le presenze di Zac Efron, Sydney Lemmon e della piccola Ryan Kiera Armstrong nei panni della protagonista. Il film uscirà nelle sale il 12 maggio grazie alla Universal Pictures.

Per più di dieci anni, la coppia costituita da Andy e Vicky è fuggita attraversando l’America, mentre cercava disperatamente di nascondere la figlia Charlie da un’oscura agenzia federale che vuole sfruttare il suo dono senza precedenti per trasformare il fuoco in un’arma di distruzione di massa. Andy ha insegnato a Charlie come disinnescare il suo potere, che viene però “acceso” in modo repentino dalla rabbia o dal dolore. Ma quando ragazzina compie 11 anni, il fuoco diventa sempre più difficile da controllare: dopo che un incidente rivela la posizione della famiglia, un misterioso agente chiamato Rainbird viene inviato dalla stessa agenzia per dare la caccia alla famiglia e catturare la piccola una volta per tutte, ma… Charlie ha decisamente altri piani.

Firestarter rappresenta la possibilità, da parte della Blumhouse, di riavvolgere il nastro del tempo strizzando un occhio a forme e modelli degli anni ’80; pur essendo ambientato – e ben radicato – nella nostra contemporaneità, infatti, il film di Keith Thomas echeggia di suggestioni dell’epoca, disseminando emanazioni estetiche di un cinema che lo ha preceduto, accomodandosi sopra le sue spalle. Di sicuro, la colonna sonora firmata da un leggendario maestro del genere come John Carpenter contribuisce a creare questa atmosfera, definendo quel sottile “effetto nostalgia” e dimostrando come la suspense si possa scrivere anche attraverso le note. A mantenere alta l’attenzione del pubblico nei confronti della storia della piccola Charlie e della sua famiglia, però, è soprattutto l’eredità di Stephen King, il re indiscusso dell’horror letterario del XX Secolo, nonché uno degli autori più saccheggiati dalla Settima Arte (e dalla tv). Numerosi sono stati, infatti, gli adattamenti di opere e racconti: come non citare, ad esempio, il recente successo del dittico di IT firmato da Andy Muschietti? Questa volta a tornare sotto i riflettori è il romanzo L’incendiaria, che “cede” letteralmente il proprio titolo all’omonimo film.

È impossibile valutare questa nuova versione di Firestarter senza contemplare il precedente di Fenomeni paranormali incontrollabili; non si tratta – ovviamente – di un confronto, ma di una comparazione legata a un certo tipo di linguaggio (quello cinematografico) e all’uso specifico che se ne fa sul grande schermo. Nella precedente versione firmata da Mark L. Lester, si dava maggior risalto alla struttura tout court, allo sviluppo schematico di una trama scandita, perfettamente, attraverso le regole dello storytelling: i personaggi erano pedine su una scacchiera più complessa e articolata, e finivano per essere in qualche modo definiti dalle proprie azioni, archetipi di valori collettivi e universali. In questa versione del 2022, au contraire, sono proprio i protagonisti a determinare le situazioni che si avvicendano nel corso del film: proprio loro, con le scelte che compiono, riescono a determinare e perfino ad influenzare gli eventi, tanto in sceneggiatura quanto sullo schermo d’argento.

Ad essere costruite in modo solido e affascinante sono le traiettorie che intercettano l’emotività dei vari personaggi: ogni character è legato da sentimenti ed emozioni ad un altro, mentre la scrittura evita perfettamente di ricadere in una visione manichea e retrò dando invece spazio alla pluralità, sia di sensazioni che di reazioni. Nessun personaggio è del tutto “buono” o “cattivo”: piuttosto, si muovono nella zona d’ombra dell’essere umano, un territorio grigio nel quale ognuno diventa artefice del proprio destino in base alle scelte compiute, unico capitano alla guida di una barca – la vita – che spesso si ritrova ad attraversare tempeste minacciose. Ancora una volta l’horror si rivela come il genere ideale per raccontare, deformandola, la nostra realtà: come attraverso una lente o uno specchio deformante, il reale si riflette nell’orrore e ne esce trasfigurato, perturbante ma ancora calato nella quotidianità. Così la piccola Charlie, incapace di gestire completamente i propri poteri, inconsapevole della loro portata, diventa il simbolo delle contraddizioni dell’adolescenza, in tutte le sue crudeli sfumature.

In diverse opere di King il focus narrativo è spostato sull’adolescenza e sulle difficoltà incontrate durante la crescita: in alcuni casi, come in IT o in Carrie – Lo sguardo di Satana, i giovani protagonisti hanno a che fare direttamente con i propri mostri, affrontandoli o addirittura trasformandosi in quest’ultimi; lo stesso accade per Charlie, una Carrie in fieri, che sta affrontando il suo divenire donna “adulta” come una vera e propria inquietante trasformazione. Tutto ciò che è weird o freak serve a King – e al genere – per trasfigurare la realtà, risvegliando nel lettore – o nello spettatore – paure sopite e mai rielaborate; un punto di forza che permette a Firestarter di scavare nel buio dell’animo, in una complessa tridimensionalità che spesso è stata ridimensionata dallo storytelling del cinema classico, antecedente alla rivoluzione post-moderna degli anni ’90.

Ma a fronte di questo aspetto, Firestarter sembra sacrificare – in modo più o meno consapevole – il ritmo e l’integrità complessiva dell’opera, frastagliando i jumpscare tipici dell’horror in una meditazione contemplativa sull’orrore sottile che alberga nell’animo umano, trasferendosi quindi da un piano della suspense a uno più psicologico, mentale, lontano da eccessi di violenza grafica capaci di disturbare o scuotere il piacere retinico dello spettatore. Il film, con il suo gusto nostalgico che guarda leggermente al cinema degli anni ’80, sceglie la via dell’allegoria più che quella spettacolare dell’orrore, prendendo per mano lo spettatore e conducendolo nel cuore delle esistenze di personaggi dilaniati da dubbi, perplessità e poteri che non sono in grado di gestire, fino a proiettarli in una dimensione più vicina agli ideali Marvel (“da grandi poteri derivano grandi responsabilità”) che all’universo oscuro di King.

Guarda il trailer ufficiale di Firestarter

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Firestarter scava nel buio dell’animo dei suoi personaggi, in una complessa tridimensionalità che spesso è stata ridimensionata dallo storytelling del cinema anni '80; ma a fronte di questo aspetto, sembra sacrificare il ritmo e l’integrità complessiva dell’opera, frastagliando i jumpscare tipici dell’horror in una meditazione contemplativa sull’orrore sottile che alberga nell’animo umano, trasferendosi quindi da un piano della suspense a uno più psicologico.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Firestarter scava nel buio dell’animo dei suoi personaggi, in una complessa tridimensionalità che spesso è stata ridimensionata dallo storytelling del cinema anni '80; ma a fronte di questo aspetto, sembra sacrificare il ritmo e l’integrità complessiva dell’opera, frastagliando i jumpscare tipici dell’horror in una meditazione contemplativa sull’orrore sottile che alberga nell’animo umano, trasferendosi quindi da un piano della suspense a uno più psicologico.Firestarter, recensione del nuovo adattamento del romanzo di Stephen King