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Figlia Mia recensione del film con Alba Rohrwacher e Valeria Golino

Figlia Mia (qui il trailer ufficiale) è il nuovo film drammatico di Laura Bispuri, in concorso alla 68esima edizione del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, in uscita nelle nostre sale, grazie a 01 Distribution, il 22 febbraio.

Cosa vuol dire essere una madre? I legami affettivi, creati nel corso della propria vita, possono essere così profondi da mettere a tacere quelli viscerali e genetici? Può sembrare banale: spesso ci riduciamo a dire che il vero genitore è colui e colei che ti cresce, che ti dà da mangiare, che ti protegge e ti insegna come stare al mondo. Ed è così per la maggior parte delle volte.

Ma capita, soprattutto quando si è adottati, che il richiamo genetico, che spesso riduciamo a mera biologia, sia sufficientemente potente da riconoscere come nostri genitori coloro che ci hanno messo al mondo e poi abbandonati.

Figlia Mia

Un tema così complesso e particolare viene affrontato da Laura Bispuri, regista romana che ha esordito con la sua opera prima Vergine Giurata, anche questo presentato in concorso al Festival del Cinema di Berlino nel 2015.

L’attrice prediletta della Bispuri è Alba Rohrwacher (Perfetti Sconosciuti, The Place) che dopo la prima collaborazione ritorna in questo Figlia Mia. Insieme a lei, sempre nel ruolo di protagonista, c’è Valeria Golino (Per Amor Vostro, Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione). Conclude il cast delle attrici protagoniste, la piccola Sara Casu nel ruolo di Vittoria.

In una Sardegna cruda e reale, Vittoria, in procinto di compiere 10 anni, scopre che Tina (Golino) non è la sua vera madre. In questo modo conosce Angelica (Rohrwacher) la madre naturale. Le due donne, accomunate da un patto economico, sono caratterialmente diverse, ma sono entrambe donne indipendenti che celano le loro debolezze.

Figlia Mia

Figlia Mia recensione del film con Alba Rohrwacher e Valeria Golino

Figlia Mia è un film che tratta un tema molto particolare, ma che riesce ad essere intellegibile per una gran parte del pubblico. Sebbene l’argomento sia molto peculiare, riusciamo piano piano, con lo scorrere dei minuti del film, a calarci nei panni delle due donne, entrambe ben descritte, riuscendo a capire pienamente il nodo del conflitto.

Tecnicamente, il film ha un aspetto apparentemente spartano, che ricalca il tono del film che è molto crudo e che a tratti si tinge di neorealismo. Il montaggio è spesso secco, con scene che si chiudono in maniera brusca e che enfatizzano ancora di più la drammaticità della storia raccontata.

Molto buona è la fotografia, che mette in risalto alcune scene davvero molto belle e interessanti: due esempi fra tutti il prologo iniziale e la scena delle moto nei campi terrosi.

Figlia Mia

Figlia Mia è un film intenso, ma che ha dei ritmi che probabilmente non incontreranno facilmente il pubblico di massa. La grande forza della pellicola risiede ovviamente nell’interpretazione delle due attrici protagoniste, che riescono a mettere in piedi due personaggi complessi e tragici, mostrandoci in pieno le loro enormi fragilità.

Sia Alba Rohrwacher che Valeria Golino mantengono l’attenzione dello spettatore, senza che l’una scavalchi mai l’altra, in un sottile gioco d’equilibrio, proprio delle grandi attrici.

Redazione
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