lunedì, Dicembre 5, 2022
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E noi come stronzi rimanemmo a guardare, recensione del film di Pif

La recensione di E noi come stronzi rimanemmo a guardare, il nuovo film di Pif. Dal 29 novembre su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW.

E noi come stronzi rimanemmo a guardare è il titolo del nuovo film che riporta Pif dietro la macchina da presa, dopo i successi riscossi con La mafia uccide solo d’estate, In guerra per amore e Momenti di trascurabile felicità. Questa volta il regista e attore siciliano si ritaglia solo un ruolo più piccolo in un quadro più ampio e complesso, che vede protagonista Fabio De Luigi accanto a Ilenia Pastorelli e Valeria Solarino.

Il film, dopo essere stato presentato in anteprima – come Evento Speciale – alla 16esima edizione della Festa del Cinema di Roma, arriverà nei salotti italiani a partire da lunedì 29 novembre in prima serata su Sky Cinema Uno e in streaming su NOW, disponibile on demand.

Arturo (De Luigi) è un manager rampante che, inconsapevolmente, introduce l’algoritmo che lo renderà superfluo nella sua stessa azienda: l’uomo perde così in un solo colpo il proprio posto di lavoro, gli amici e soprattutto la fidanzata (Solarino). Per non rimanere anche senza un tetto si adatterà a lavorare come rider per FUUBER, una grande multinazionale, colosso della tecnologia moderna che avanza, dividendo il suo appartamento con Raffaello (Pif), professore e hater part time.

L’unica consolazione alla sua solitudine è Stella (Pastorelli), un ologramma nato da una app sviluppata dalla stessa FUUBER; ma dopo la prima settimana di prova gratuita, quando Arturo è ormai legato alla figura di Stella, scopre di non potersi permettere il rinnovo dell’abbonamento. Arturo si troverà così costretto a darsi da fare per ritrovare l’amore e la libertà, anche a costo di attraversare spazi sconfinati, andando in capo al mondo.

E noi come stronzi rimanemmo a guardare è il titolo evocativo (e provocatorio) del film di Pif, rubato direttamente ad una delle battute pronunciate da uno dei tanti personaggi che popolano questo affresco corale e stratificato, un mosaico di volti, persone, abitudini, lavori ed esistenze; una frase che si aggancia perfettamente all’idea di futuro che viene restituita nel corso della narrazione, con più di una generazione ormai paralizzata – e impotente – di fronte al nuovo che avanza e fagocita, in modo indiscriminato, vite e nostalgie di un passato difficile da far tornare.

La commedia malinconica del regista siciliano si basa su uno script del collettivo ribattezzato I Diavoli, che cela dietro il proprio nome la presenza dell’imprenditore e scrittore Guido Maria Brera (autore della serie Sky Diavoli): è grazie a questa operazione che è nato il romanzo Candido, che ha ispirato il cuore strutturale del film nonostante le evidenti differenze.

E noi come stronzi rimanemmo a guardare attinge, a piene mani, dalle premesse offerte dal romanzo: la storia di Arturo (fu Candido letterario) è talmente moderna e contemporanea da essere collocata in una dimensione distopica, futuristica ma vicina alla quotidianità che conosciamo. Le nostre esistenze sono ormai dominate da algoritmi senzienti – che ci conoscono fin troppo bene, decisamente più di quanto non conosciamo noi stessi – che ci suggeriscono cosa apprezzare, acquistare, valutare e come vivere.

e noi come stronzi rimanemmo a guardare

Il mondo del lavoro si sta spostando online comportando una vera e propria “migrazione culturale”, con nuove professioni che nascono (e richiedono competenze tecnologiche specifiche), spingendone altre ad una drastica inflessione economica. I rider, complice anche la pandemia da Covid-19, sono diventati dei simboli di una modernità distorta ed inquietante, figlia degli incubi sci-fi paventati da Isaac Asimov, J. G. Ballard e Philip K. Dick.

Sotto questo aspetto il film di Pif riesce, con sguardo lucido e affilato (ma pur sempre ironico), a mostrare la realtà che ci circonda con umorismo e intelligenza, facendo della satira pungente un grimaldello efficace per far breccia nella corazza assuefatta delle nostre coscienze metropolitane. De Luigi ha il volto giusto per incarnare il candore di Arturo, la sua bontà ingenua e l’incrollabile fede tanto nel futuro quanto nelle infinite – e imprevedibili – virtù del genere umano, “sconvolto” all’improvviso dall’irruzione di algoritmi, social e tecnologie sofisticate in routine ormai consolidate.

I personaggi, pur essendo tratteggiati come archetipi generici e universali di un’intera umanità, finiscono per acquisire – con lo scorrere dei minuti – una profondità psicologica inedita, affascinante e realistica, tanto da trasformarli in sagome umane, troppo umane che si agitano sullo sfondo della complessa commedia umana della vita, cercando semplicemente di sopravvivere.

Ma le premesse affascinanti di E noi come stronzi rimanemmo a guardare si infrangono, bruscamente, alla corte di un cortocircuito comunicativo tra i generi e i linguaggi, che inficia la potenza tematica dell’opera dissipandola tra le pieghe di una sceneggiatura gradevole ma confusa, figlia di un caotico esperimento ibrido che funziona solo quando rimane con i piedi per terra e il cuore altrove, leggero ma coerente rispetto alla realtà in cui viviamo.

È proprio quando la posta in gioco viene alzata notevolmente che la commedia perde di credibilità, indossando le maschere di tanti generi, perdendosi tra le spire insidiose di linguaggi troppi seri (e che si prendono troppo sul serio) che ne depotenziano l’impatto comico, quella leggerezza candida e naif attraverso la quale raccontare il nostro mondo, gettando perfino uno sguardo sul futuro (prossimo) che ci aspetta.

È nei momenti in cui la commedia lascia spazio al drama romantico, o alla fantascienza più futurista, per non parlare del dramma intimista o del melò, che allora il messaggio di E noi come stronzi rimanemmo a guardare si depaupera fino a svanire, rabbonito da necessità mainstream che lo rendono più innocuo – e meno cinico – rispetto al proprio potenziale narrativo.

Guarda il trailer di E noi come stronzi rimanemmo a guardare

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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