giovedì, Febbraio 2, 2023
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Downsizing recensione del film di Alexander Payne con Matt Damon

Se si guarda alla filmografia di Alexander Payne, regista e sceneggiatore statunitense, classe 1961, ci si rende conto di quanto, almeno all’apparenza, Downsizing rappresenti il suo progetto più ambizioso. L’incapacità di riuscire a gestire coerentemente l’importanza e l’universalità di certe tematiche rende, però, l’ultima fatica del regista di acclamate pellicole quali Paradiso Amaro e Nebraska un film riuscito soltanto a metà.

Downsizing segna l’ennesima collaborazione tra Payne e lo sceneggiatore Jim Taylor, co-autore di quasi tutti gli script dei suoi film. La pellicola racconta la storia di Paul Safranke (interpretato dal premio Oscar Matt Damon), un uomo comune alla disperata ricerca di una vita migliore, da offrire non solo a se stesso ma anche alla moglie Audrey (interpretata da Kristen Wiig).

L’ultima fatica del regista di acclamate pellicole quali Paradiso Amaro e Nebraska è un film riuscito soltanto a metà

Quando la coppia viene a conoscenza di una soluzione radicale sviluppata da un équipe di scienziati norvegesi per rispondere alla crisi mondiale causata dalla sovrappopolazione, Paul e Audrey decidono di cambiare la loro esistenza e di correre il rischio di sottoporsi ad una pratica tanto controversa quanto entusiasmante: rimpicciolire se stessi a pochi centimetri d’altezza e vivere così in un mondo più piccolo, con la promessa di uno stile di vita lussuoso. Le conseguenze saranno chiaramente inevitabili… oltre ogni loro aspettativa!

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Downsizing recensione del film di Alexander Payne con Matt Damon

Circa dieci anni hanno impiegato Payne e Taylor per scrivere Downsizing, film che nel corso della sua lunga gestazione ha incontrato non poche difficoltà (specie a livello produttivo e finanziario). Definito “una satira sociale di dimensioni epiche”, il nuovo lavoro di Payne aveva tutte le carte in regola per essere molto più che una semplice favola distopica, con la possibilità di aprirsi a riflessione profonda sui vizi e le contraddizioni dell’umanità filtrata – come da tradizione – attraverso lo sguardo dell’uomo comune, colui che troppo spesso ricerca fuori di sé quello che esiste già dentro di sé.

La prima parte del film è affascinante e senza dubbio coinvolgente: Payne e Taylor lavorano per creare, attraverso parole e immagini, un universo che supera ogni immaginazione, così bramato da quell’uomo alla continua ricerca di risposte alle proprie estenuanti ed angoscianti domande. Una prima parte di autentica fantascienza sociale, una commistione quasi perfetta di satira e paranoia, che scivola tristemente in una seconda parte dove l’umorismo, la provocazione e anche l’assurdità lasciano il posto ad un intreccio piuttosto banale tra grande storia d’amore e parabola sull’ambientalismo dalle venature apocalittiche.

Payne ci spinge alla riflessione senza approfondire mai veramente nessun argomento, lasciando lo spettatore con più domande che risposte

Non mancano certamente i dialoghi brillanti e i toni grotteschi tipici delle precedenti opere di Payne, così come non manca un’incredibile cast molto ben assortito tra cui spicca il protagonista Matt Damon nei panni di un’adorabile e tormentato Everyman (con tanto di pancetta protestica), un’irriverente e – come sempre – gigionesco Christoph Waltz, e una delicata e sorprendente Hong Chau (vera protagonista femminile del film).

La storia di Downsizing e le intenzioni di Alexander Payne sembrano però rimpicciolirsi agli occhi dello spettatore al pari di quanto accade fisicamente ai protagonisti. Payne ci spinge alla riflessione (se non è possibile salvare il mondo, è ancora possibile riuscire a salvare noi stessi) senza approfondire mai veramente nessun argomento, lasciando lo spettatore con più domande che risposte.

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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