mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Deepwater – Inferno sull’Oceano, recensione del film con Mark Wahlberg

Che Peter Berg amasse raccontare di fatti realmente accaduti e di uomini comuni trasformati dalla vita in veri e propri eroi, lo si era già capito con Lone Survivor del 2013, dove aveva ricostruito la parabola infelice di Marcus Luttrell, ex-Navy SEAL in missione in Afghanistan.

A tre anni di distanza, il regista statunitense torna dietro la macchina da presa per raccontare uno dei più gravi disastri mondiali causati dall’uomo: il 20 aprile 2010 sulla Deepwater Horizon, la piattaforma trivellatrice semisommergibile della British Petroleum situata in acque profondissime al largo della costa della Louisiana, più di 500.000 barili di petrolio si sono riversati sul fondo del Golfo del Messico, causando quello che sarebbe diventato il più grave disastro ambientale della storia.

Per farlo Berg rinnova il sodalizio artistico con Mark Wahlberg, già protagonista di Lone Survivor, che qui veste i panni di Mike Williams, devoto padre di famiglia e responsabile della supervisione dei computer e dei sistemi elettrici della piattaforma, colui che si impegnò in prima persona per salvare se stesso e la vita dei suoi compagni, guidato dalla sola speranza di riuscire a tornare a casa.

Wahlberg è ormai perfettamente a suo agio nei panni dell’uomo comune che diventa un eroe, ruolo decisamente inflazionato se si pensa alla sua carriera, ma che l’attore statunitense riesce sempre a ricoprire con estremo carisma e grande integrità, supportato questa volta da un cast di comprimari di tutto rispetto, tra cui spiccano Kurt Russell (Jimmy Harrell, l’installation manager offshore della piattaforma), John Malkovich (Donald Vidrine, un rappresentante della BP), Gina Rodriguez (Andrea Fleytas, una 23enne che lavorava sulla piattaforma), Dylan O’Brien (l’operaio Caleb Holloway) e Kate Hudson (la moglie di Mike).

Ispirato dall’articolo del New York Times: “Deepwater Horizon’s Final Hours”, Peter Berg si allontana dai toni uniformati e stereotipati del disaster movie, mirando ad una ricostruzione dei fatti il più oggettiva possibile, meticolosa nella prima parte (più statica, eccessivamente tecnica, di “preparazione” all’evento culminante) e avvincente nella seconda (più dinamica, in grado di catapultarci nel cuore della tragedia senza mai cavalcarne l’onda emotiva, con lucido e rigoroso distacco).

Deepwater – Inferno sull’Oceano testimonia l’esigenza di far luce su un disastro globale le cui dinamiche risultano ancora oggetto di discussione. Palese diventa quindi la volontà di parlare di una tragedia non solo in relazione al suo impatto ambientale, ma anche – e soprattutto – a quello umano (l’esplosione causò la morte di 11 persone). E Berg lo fa nel modo più diretto ed equilibrato possibile, senza mai strafare e con grande rispetto, offrendo uno spettacolo che – pur non lasciando mai davvero il segno – risulta concitato e coinvolgente.

Guarda il trailer di Deepwater – Inferno sull’Oceano

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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