lunedì, Febbraio 6, 2023
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Corro da te, recensione del film con Pierfrancesco Favino e Miriam Leone

La recensione di Corro da te, il nuovo film di Riccardo Milani con protagonisti Pierfrancesco Favino e Miriam Leone. Dal 17 marzo al cinema.

Corro da te è il titolo della nuova commedia diretta da Riccardo Milani (Come un gatto in tangenziale – Ritorno a Coccia di Morto) che porta per la prima volta, sul grande schermo, l’inedita coppia composta da Pierfrancesco Favino (PadrenostroPromises) e Miriam Leone (Marilyn ha gli occhi neri, Diabolik), due degli attori più rappresentativi del nostro star system italiano; accanto a loro, alcuni preziosi interpreti come Pietro Sermonti, Vanessa Scalera, Pilar Fogliati, Michele Placido e la compianta Piera Degli Esposti, tutti impegnati in diversi ruoli comprimari. Il film, remake della commedia cult francese Tutti in piedi di Franck Dubosc, è pronto ad arrivare nelle sale dal 17 marzo.

Bello, sportivo, single incallito e seduttore seriale, Gianni (Favino) è un quasi cinquantenne in carriera a capo di un importante brand di scarpe da running. Disposto a tutto pur di conquistare la giovane vicina di casa di sua madre, per una serie di circostanze arriva a fingere di essere costretto su una sedia a rotelle, instillando pietà nella malcapitata di turno. Ma quando incontra Chiara (Leone), una donna solare e dinamica, musicista per lavoro e tennista per passione nonostante l’incidente che l’ha resa paraplegica, inizia a provare per lei tutt’altro tipo di sentimenti: ma riuscirà a confessarle la verità, senza ferire i suoi sentimenti?

Non è la prima volta che Riccardo Milani si cimenta con un adattamento Made in France: era già successo con Mamma o Papà? nel 2017, dimostrando le potenzialità di un prodotto d’intrattenimento pensato per un mercato europeo e “cucito addosso” alle esigenze specifiche di un pubblico diverso da quello francese, per via della sensibilità e delle esperienze culturali. Sulla base di questa premessa, il regista torna a sperimentare una soluzione analoga con Corro da te, che si configura come un remake shot-for-shot dell’originale capace però di mantenere un legame saldo con la tradizione – tutta nostrana – della commedia all’italiana, pronta a portare alla ribalta vizi privati e pubbliche virtù dell’italiano medio.

Il protagonista della commedia, Gianni, per quanto simile al suo corrispettivo francese mantiene però un’autonomia identificativa all’interno della drammaturgia del film: è un uomo ricco, di mezz’età, affascinante e con il vizietto delle conquiste facili. Un uomo disprezzabile che è pronto a tutto pur di raggiungere i propri scopi, un rapace vincente ad ogni costo. Eppure, nonostante questa caratterizzazione e la capacità di incarnare tutti i difetti della mediocrità (maschile, ma non solo), Gianni è una simpatica canaglia guascona dal sorriso sempre pronto, un anti-eroe che il pubblico ha già visto declinato in innumerevoli sfumature nel corso della longeva tradizione della commedia all’italiana, genere autoctono per eccellenza. E se prima, nei panni di un ipotetico Gianni, avremmo trovato un Vittorio Gassman o un Alberto Sordi, oggi tocca a Favino – considerato uno dei migliori interpreti della sua generazione – raccogliere il testimone e portare avanti la tradizione, anche se “decontestualizzata” rispetto alla fonte di partenza.

A fare da controcanto alla figura maschile di Gianni c’è Chiara, la musicista classica (nonché tennista) nei cui panni si cala Miriam Leone, pronta a mettere a segno un altro colpo nell’immaginario cinematografico italiano, aggiungendo questo ruolo alla lunga teoria di forti – e impegnati – ruoli femminili messi a segno negli ultimi anni. Dalla protagonista delle tre stagioni di 1992, passando per l’algida Eva Kant di Diabolik e il vulnerabile terremoto emotivo di Marilyn ha gli occhi neri, la Leone rappresenta il prototipo di una femminilità indipendente, emancipata, complessa e stratificata. Un femminino nuovo e moderno, figlio del nostro secolo e di un processo di consapevolezza che sta ancora muovendo i primi passi, alla ricerca soprattutto di una narrazione più inclusiva e rappresentativa.

Corro da te è una tipica rom-com dall’impianto tradizionale, con protagonista una coppia (composta, in questo caso, da un lui e una lei) che finirà per coronare il proprio sogno d’amore; ad intrigare lo spettatore, catturando la sua attenzione nel corso della visione, sono gli ostacoli che i due incontreranno lungo il percorso e che li separeranno, portandoli l’uno a distanza di sicurezza dall’altro, prima di vederli felicemente riuniti. Uno schema classico che conferma, ancora una volta, come inseguire la tradizione sia una buona premessa narrativa, per poter in tal modo spezzare le regole convenzionali attraverso l’arma della scrittura. E Corro da te, pur ricalcando situazioni comiche, gag, contenuti e topoi dall’originale, riesce ad adattarli al mercato italiano in modo fresco e innovativo, creando una drammaturgia fluida e sinuosa come acqua fresca, che si snoda nel corso del film attraverso battute argute che costituiscono un ottimo contrappunto comico ai momenti più intimi.

Ed è importante che, al giorno d’oggi, una commedia del genere sia in grado di raccontare un aspetto della realtà – legato al tema della disabilità – senza cadere nel tranello della retorica o dei falsi pietismi, anzi, riuscendo con la leggerezza di un sorriso a far riflettere lo spettatore accendendo i riflettori su una delle tante sfumature che costituiscono la realtà che ci circonda. Corro da te riesce a superare gli ostacoli insiti nel remake utilizzando il genere – la rom-com – come lente per svelare e interpretare una parte del mondo che ci circonda, sfruttando il potenziale comico delle situazioni e delle battute caustiche per intrattenere il pubblico inducendolo alla riflessione.

Guarda il trailer ufficiale di Corro da te

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Corro da te riesce a superare gli ostacoli insiti nel remake utilizzando il genere – la rom-com – come lente per svelare e interpretare una parte del mondo che ci circonda, sfruttando il potenziale comico delle situazioni e delle battute caustiche per intrattenere il pubblico inducendolo alla riflessione. Ed è così che una commedia romantica riesce a raccontare un aspetto della realtà – legato al tema della disabilità – senza cadere nel tranello della retorica o dei falsi pietismi.
Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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Corro da te riesce a superare gli ostacoli insiti nel remake utilizzando il genere – la rom-com – come lente per svelare e interpretare una parte del mondo che ci circonda, sfruttando il potenziale comico delle situazioni e delle battute caustiche per intrattenere il pubblico inducendolo alla riflessione. Ed è così che una commedia romantica riesce a raccontare un aspetto della realtà – legato al tema della disabilità – senza cadere nel tranello della retorica o dei falsi pietismi.Corro da te, recensione del film con Pierfrancesco Favino e Miriam Leone