mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Come per disincanto, recensione del sequel targato Disney+

La recensione di Come per disincanto, il sequel di Come d'incanto con protagonista Amy Adams. Dal 18 novembre su Disney+.

Quando si è abituati a vivere in un mondo da favola, non deve essere per nulla facile adattarsi alla frenesia e ai problemi della vita reale. Ne sa qualcosa Giselle, l’adorabile protagonista di Come per disincanto – E vissero infelice e scontenti, l’atteso sequel di Come d’incanto disponibile dal 18 novembre su Disney+, in cui ritroviamo Amy Adams nel ruolo della principessa di Andalasia che esattamente 15 anni fa le regalò la fama internazionale, portando il suo incredibile talento all’attenzione non tanto della critica (che all’epoca aveva già avuto modo di apprezzarla nel film indipendente Junebug) quanto sicuramente a quella del grande pubblico.

La storia di Come per disincanto si collega direttamente a quella del suo predecessore: nel finale del primo film del 2007, infatti, avevamo lasciato Giselle a New York, felicemente sposata con Robert (Patrick Dempsey). Ora che sono passati 15 anni, Giselle non è più così giovane e spensierata, afflitta in qualche modo – come accade spesso a moltissime donne – dai problemi che derivano dal vivere in una metropoli caotica ed immensa e dal prendersi cura della propria famiglia. Disillusa dalla vita in città, Giselle convince Robert a trasferirsi in una piccola comunità suburbana di nome Monroeville, nella speranza di restituire alla sua vita quel tocco fiabesco che sembra ormai essere svanito. Le cose, però, non vanno come aveva previsto: incapace di adattarsi alle regole e alle politiche del sobborgo, Giselle, incurante delle conseguenze, si rivolge alla magia di Andalasia per trasformare l’intera città di Monroeville in una vera e propria favola; i risvolti, però, si rivelano decisamente oscuri, con la nostra Giselle che si ritroverà in gara contro il tempo per cercare di invertire l’incantesimo e salvaguardare la felicità della sua famiglia.

Quando Come d’incanto arriverò nelle sale, divenne in brevissimo tempo uno dei titoli Disney più apprezzati di sempre, grazie non solo ad un perfetto connubio tra animazione e live action e ad una memorabile colonna sonora, ma anche e soprattutto per il modo in cui era riuscito, con profonda intelligenza, a giocare con alcuni dei più noti tropi fiabeschi, cercando al contempo di ribaltarli. Dunque, proporre al pubblico un sequel di un film così amato dopo quindici anni voleva dire soltanto una cosa: imbarcarsi in un’impresa temeraria e indubbiamente rischiosa. Fortunatamente, ci sentiamo di tirare un sospiro di sollievo e di affermare che Come per disincanto è, a nostro avviso, un’operazione più che riuscita.

I produttori Barry Josephson e Barry Sonnenfeld, già dietro il primo film, sapevano che un sequel avrebbe funzionato solo se costruito attorno al personaggio di Giselle: fondamentale era quindi il ritorno di Amy Adams, che questa volta è stata coinvolta anche in qualità di produttrice. A questo formidabile team creativo si è poi aggiunto Adam Shankman, chiamato a sostituire Kevin Lima (regista del film del 2007), che forte della sua esperienza non solo come regista, ma anche come ballerino e coreografo (suo è – ad esempio – Hairspray – Grasso è bello, il film tratto dall’omonimo musical di Broadway con un inedito John Travolta nei panni di una donna di cento chili), è riuscito ad apportare un contributo significativo, basato su una visione ancora più entusiasmante e coinvolgente della storia e dell’universo di Come d’incanto

Il lato più fragile e disilluso di Giselle

Questa volta Giselle diventa a tutti gli effetti un personaggio a tutto tondo, tridimensionale, che grazie ad una sceneggiatura particolarmente ispirata – a cui ha contribuito anche Richard LaGravenese, candidato all’Oscar per La leggenda del re pesatore – subisce un arco di trasformazione davvero molto efficace. Giselle non è più la principessa ingenua che avevamo conosciuto nel primo film: ha avuto una bambina, è in continua lotta con Morgan, la figlia di Patrick (interpretata dalla quasi esordiente Gabriella Baldacchino), che è ormai diventata la classica adolescente inquieta, e deve anche evitare che il suo matrimonio – costantemente minato dalle rassicuranti abitudini del quotidiano – vacilli. 

Come per disincanto ci mostra quindi l’altro lato di Giselle, quello più fragile e disilluso, che la spinge a servirsi di un’ingannevole scorciatoia per riuscire a realizzare i suoi sogni. Il ribaltamento dei ruoli e delle prospettive è però dietro l’angolo, permettendo alla struttura narrativa di trarre la sua forza e il suo fascino proprio da questo atavico espediente. E così Giselle, come la maggior parte degli altri personaggi, diventa rappresentazione ostinata e contraria del proprio archetipo nel mondo delle favole, intrappolata in una realtà alla rovescia (e distopica) che richiederà tutta la sua audacia e il suo coraggio per essere nuovamente capovolta. Strizzando parecchio l’occhio al pattern della fiaba popolare per eccellenza – Cenerentola -, inframmezzato però da momenti musicali altissimi, da gustosissimi easter egg e da riflessioni per nulla banali, ma assai più radicate nell’essere umano (come quella sul rapporto madre/figlia), Adam Shankman e l’intero team dietro il film danno vita ad un sequel che riesce (come aveva già fatto Hocus Pocus 2) a combattere con onestà lo stigma della preoccupante mancanza di originalità a Hollywood, dimostrandosi all’altezza dell’originale e, allo stesso tempo, ampliandone lo spettro dei contenuti.

Quindici anni fa, Come d’incanto rubò il cuore degli spettatori di tutto il mondo e ora, nonostante un pubblico meno incline alla semplicità e alla linearità delle storie, Come per disincanto  si appresta a fare lo stesso. Nella grande tradizione dei film Disney, questo sequel si colloca come una bellissima celebrazione di tutti quegli elementi ricchi di magia e meraviglia che rendono le fiabe quei raccontati fantastici, immortali e universali che sono stati e che sempre saranno, ma anche come una gioiosa testimonianza del fatto che, al di là di qualsiasi evento straordinario, sono proprio quelle stesse fiabe a parlare e a raccontare di noi, della nostra storia, della nostra crescita, della vita di tutti i giorni… Quella dove non possiamo scegliere il nostro happily ever after, ma semplicemente cambiare e migliorare quello che abbiamo già e che troppo spesso diamo per scontato.

Guara il trailer ufficiale di Come per disincanto 

GIUDIZIO COMPLESSIVO

Nella grande tradizione dei film Disney, Come per disincanto si colloca come una bellissima celebrazione di tutti quegli elementi ricchi di magia e meraviglia che rendono le fiabe quei raccontati fantastici, immortali e universali che sono stati e che sempre saranno, ma anche come una gioiosa testimonianza che, al di là di qualsiasi evento straordinario, sono proprio quelle stesse fiabe a parlare e a raccontare di noi, della nostra storia, della nostra crescita, della vita di tutti i giorni... Quella dove non possiamo scegliere il nostro happily ever after, ma semplicemente cambiare e migliorare quello che abbiamo già e che troppo spesso diamo per scontato. 
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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Nella grande tradizione dei film Disney, Come per disincanto si colloca come una bellissima celebrazione di tutti quegli elementi ricchi di magia e meraviglia che rendono le fiabe quei raccontati fantastici, immortali e universali che sono stati e che sempre saranno, ma anche come una gioiosa testimonianza che, al di là di qualsiasi evento straordinario, sono proprio quelle stesse fiabe a parlare e a raccontare di noi, della nostra storia, della nostra crescita, della vita di tutti i giorni... Quella dove non possiamo scegliere il nostro happily ever after, ma semplicemente cambiare e migliorare quello che abbiamo già e che troppo spesso diamo per scontato. Come per disincanto, recensione del sequel targato Disney+