venerdì, Dicembre 2, 2022
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Birds of Prey, recensione del film con Margot Robbie

La recensione di Birds of Prey, il nuovo cinecomic DC con Margot Robbie ancora nei panni di Harley Quinn. Dal 6 febbraio al cinema.

Dal 6 febbraio arriva in sala Birds of Prey, l’attesissimo ritorno di Margot Robbie nei panni di Harley Quinn, personaggio già interpretato dall’attrice candidata all’Oscar (che ritroveremo dal prossimo 26 marzo nelle sale con Bombshell – La voce dello scandalo) in Suicide Squad di David Ayer, uscito nel 2016. In attesa del riavvio cinematografico della Task Force X ad opera di James Gunn (The Suicide Squad, in arrivo nel 2021), ritroviamo la pittoresca Mattacchiona al centro di una nuova folle avventura, forse non così anarchica come ci si sarebbe aspettati.

Raccontata dalla stessa Harley (che si erge a voce narrante per tutta la durata del film), la storia di Birds of Prey si svolge dopo gli eventi raccontati nel film di Ayer (o almeno, questo lascia intuire un particolare easter egg presente nella pellicola): la Mattacchiona e il Joker hanno rotto da poco e Harley – sempre più fuori controllo – per la prima volta nella sua vita si trova a non essere protetta. Vuole dimostrare agli abitanti di Gotham di essere in grado di cavarsela da sola e di non aver bisogno dell’aiuto di nessuno (meno che mai di quello di Mr. J). Quando il più malvagio narcisista di Gotham, Roman Sionis (alter ego di Black Mask), e il suo zelante braccio destro Zsasz, decidono di dare la caccia alla giovane Cassandra Cain, la strada della Mattacchiona si incrocerà con quelle di Cacciatrice, Black Canary e della poliziotta Renee Montoya: l’improbabile quartetto unirà le forze per allearsi, liberare la piccola Cass e sconfiggere Roman una volta per tutte.

Al pari di quanto accaduto già con Suicide Squad, anche in Birds of Prey il ritratto che emerge di Harley Quinn è molto lontano da quello di una vera “cattivona”: la Mattacchiona appare confusa, sembra aver smarrito la strada, è intenzionata a dimostrare di avere carattere e, parallelamente, si trova a sperimentare la pietà, l’amore e lo spirito di sacrifico. La regista Cathy Yan (che per la prima volta si cimenta con un grande blockbuster) mette Harley al centro della storia e fa orbitare attorno alla sua personalità esplosiva un bellissimo gruppo di personaggi femminili che dovranno imparare a sopravvivere ad una giornata assolutamente folle e probabilmente mortale.

L’esile struttura narrativa del film si conferma un pretesto utile ad introdurre i nuovi personaggi sul grande schermo, attraverso uno stile smaccatamente pop e colorato che ben si addice alle personalità forti ed esagerate (in alcuni casi anche eccessive) di Harley Quinn e delle Birds of Prey. A nessuna di queste donne, però, viene concesso il dovuto spessore, fatta ovviamente eccezione per la Mattacchiona: la sceneggiatura firmata da Christina Hodson non riesce mai a scavare nelle diversità di queste figure femminili, un gruppo unico di donne che, se all’inizio sembreranno non avere nulla in comune, a mano a mano che i pezzi del puzzle si compongono, scopriranno di essere capaci di completarsi a vicenda, soprattutto quando si tratta di entrare in azione e sfoggiare i loro stili di combattimento.

Il risultato finale è a metà tra una parata carnevalesca e un buddy movie non particolarmente riuscito, che soltanto in rari momenti è capace di trasformarsi in buon cinema di intrattenimento, soprattutto quando Harley Quinn e le Birds of Prey entrano in azione (e dove la Yan ha la possibilità di mostrare il meglio delle sue doti da regista). A penalizzare ulteriormente il film contribuiscono non solo il montaggio – che porta lo spettatore avanti e indietro nel tempo in maniera totalmente arbitraria, o comunque secondo la volontà della Mattacchiona – ma anche la messa in scena, il caotico progredire degli eventi che corrisponde ad un alternanza piuttosto grezza di saliscendi emozionali.

Margot Robbie si conferma ancora una volta la perfetta incarnazione di Harley Quinn, supportata da una squadra femminile di tutto rispetto, in cui ad emergere è senza ombra di dubbio la Black Canary di Jurnee Smollett-Bell. E purtroppo, il personaggio che avrebbe dovuto rubare la scena, il Black Mask di Ewan McGregor, nonostante la comprovata bravura dell’attore, è soltanto una parte accessoria, una mente disturbata con la quale riusciamo ad entrare in contatto soltanto di sfuggita, e che per la maggior parte del film appare come l’ennesimo infimo signore del crimine.

Lontano dalla compattezza strutturale di Shazam! (giusto per citare l’ultimo film del DCEU che lo ha preceduto), a Birds of Prey ciò che manca davvero è una storia (e di conseguenza una sceneggiatura) realmente forte da sostenere il colorato e divertente circo allestito da Cathy Yan, che alla fine dei suoi 108 minuti si rivela finalmente per quello che è: una bella scatola decorata, capace a tratti anche di intrattenere e divertire, ma narrativamente povera.

Guarda il trailer ufficiale di Birds of Prey

GIUDIZIO COMPLESSIVO

A Birds of Prey ciò che manca davvero è una storia (e di conseguenza una sceneggiatura) realmente forte da sostenere il colorato e divertente circo allestito da Cathy Yan, che alla fine dei suoi 108 minuti si rivela finalmente per quello che è: una bella scatola decorata, capace a tratti anche di intrattenere e divertire, ma narrativamente povera.
Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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A Birds of Prey ciò che manca davvero è una storia (e di conseguenza una sceneggiatura) realmente forte da sostenere il colorato e divertente circo allestito da Cathy Yan, che alla fine dei suoi 108 minuti si rivela finalmente per quello che è: una bella scatola decorata, capace a tratti anche di intrattenere e divertire, ma narrativamente povera.Birds of Prey, recensione del film con Margot Robbie