giovedì, Febbraio 2, 2023
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Beata Ignoranza, recensione del film di Massimiliano Bruno

Beata Ignoranza: un’imprecazione rabbiosa che cela un malcontento? Un inno ironico e dionisiaco? Massimiliano Bruno prova a contestualizzarlo portandolo nell’aula di un liceo romano, dove due professori si fronteggiano faccia a faccia per affermare i propri, distanti, punti di vista.

Secondo Ernesto (Marco Giallini), professore di italiano, la tecnologia è una tentazione alla quale bisogna resistere grazie all’integralismo conservatore; al contrario Filippo (Alessandro Gassmann), professore di matematica affascinante e spensierato, sostiene la tesi che la tecnologia, i social network, i cellulari, le app, i pc e tutti i loro “derivati” abbiano cambiato il nostro modo di vivere e di percepire le relazioni con il prossimo e con il mondo.

A cavalcare l’onda di questo scontro sarà Nina, figlia che entrambi (sì, allo spettatore volenteroso spetta l’onere di scoprirlo andando al cinema) hanno avuto da Marianna, la donna che amavano, che li ha divisi e che poi hanno perso. La ragazza vuole porre entrambi i professori al centro di un documentario basato su un esperimento sociale: riuscirà in tal modo a far uscire Filippo dalla rete e a risucchiare, al suo interno, Ernesto?

La nuova commedia di Bruno cavalca l’onda – furba – di un nuovo trend inaugurato da precedenti modelli come Perfetti Sconosciuti: commedie in grado di partire da un forte legame con la realtà e l’attualità, per poi strutturare un’amara e cinica riflessione sui nostri usi, consumi e debolezze stemperandole tra gag e battute agrodolci.

Ma se nel “capostipite” firmato da Genovese l’equilibrio raggiungeva il proprio zenit nella commistione tra risate e amarezza, in Beata Ignoranza la scrittura di Bruno, Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi non è dotata della stessa abile lungimiranza dal taglio chirurgico.

Il prodotto finale è confuso e disorganico, afflitto da uno schizoide bipolarismo tra cattiveria arguta e buonismo da prime time televisivo; solo l’alchimia comica tra Giallini e Gassmann salva il film da una rovinosa caduta nel baratro dell’oblio, grazie al loro talento navigato da esperti comedienne.

Funziona la loro intesa ma non funzionano fino in fondo i loro personaggi – a tratti confusi e contraddittori – che risolvono i loro apparentemente irrisolvibili problemi umani e relazionali con la classica facilità tutta cinematografica; ottimi i personaggi di contorno, quei caratteristi che compaiono in piccoli ruoli secondari ma che danno ritmo ad un film altrimenti claudicante e sottotono.

Più complesso è il discorso che riguarda i personaggi femminili: le tre donne del film, le figure portanti che dovrebbero fare da controparte alla coppia maschile e che dovrebbero incarnare il loro passato, il presente e il futuro (interpretate da Carolina Crescentini, Teresa Romagnoli e Valeria Bilello) sono davvero evanescenti come gli spettri di dickensiana memoria, vittime di una scrittura confusa e disorganica, incerta e incompleta, come se fossero lette attraverso un occhio annoiato gettato sulla realtà stessa.

Quei messaggi positivi di indipendenza, libertà, determinazione e autosufficienza purtroppo non passano dopo la visione di Beata Ignoranza. E lo stesso triste destino spetta al cuore del film, quella polemica – social sì, social no – che non trova una risposta definitiva, stemperandosi tra le spire sentimental-melodiche dell’incerta commedia, fino a rimanere del tutto soffocata e inespressa.

Guarda il trailer ufficiale di Beata Ignoranza

Ludovica Ottaviani
Ludovica Ottaviani
Imbrattatrice di sudate carte a tempo perso, irrimediabilmente innamorata della settima arte da sempre | Film del cuore: Lo Chiamavano Jeeg Robot | Il più grande regista: Quentin Tarantino | Attore preferito: Gary Oldman | La citazione più bella: "Le parole più belle al mondo non sono Ti Amo, ma È Benigno." (Il Dormiglione)

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