venerdì, Dicembre 9, 2022
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Barriere, recensione del film con Denzel Washington e Viola Davis

Articolo a cura di Joseph Crisafulli

Barriere è interessante sotto molti punti di vista; oltre ad essere un bel film, ci offre l’opportunità di riflettere sulla commistione di due medium: quello cinematografico e quello teatrale.

La famiglia è il primo luogo in cui maturiamo il nostro carattere. I primi conflitti e i primi ostacoli nascono in seno al nostro gruppo famigliare. Nessun figlio sceglie il proprio padre, nessun padre sa quale sarà l’indole del proprio figlio. Eppure le nostre figure genitoriali sono delle ombre che si proiettano nel nostro cammino; alcune sono esili, altre invece sono pesantemente oscure ed ingombranti, e rischiano di rabbuiare la nostra strada.

August Wilson è considerato uno dei più grandi drammaturghi afro-americani: la sua opera “Fences (Barriere)”, che debuttò nel 1983, ha vinto il premio Pulitzer per la drammaturgia. Nel revival del 2010, Denzel Washington e Viola Davis hanno interpretato il ruolo dei protagonisti al Cort Theatre a Broadway, vincendo il Tony Award come miglior attore e miglior attrice in uno spettacolo. Lo stesso Washington prende adesso le redini della regia e ritorna insieme alla sua protagonista femminile in questo adattamento cinematografico.

Anni ’50. Troy Maxon è uno spazzino con un passato da ex giocatore di baseball. La famiglia di Troy ha raggiunto un equilibrio apparentemente stabile: i soldi del suo lavoro mantengono tutte le esigenze materiali dei figli e della moglie. La facciata di stabilità però inizia a venire meno quando sorgono problemi con il figlio minore Cody e successivamente con la moglie Rose.

Non facciamo l’errore di ritenere Barriere un film specificatamente afro-americano. Nonostante il background, la storia è potentemente universale e il messaggio è talmente umano da scavalcare ogni confine geografico.

Barriere mette in luce l’incapacità di sopperire alle esigenze affettive della maggior parte delle famiglie. Un padre spesso è considerato un buon padre anche solo se non ci fa mancare niente a livello materiale, pur non donandoci niente a livello affettivo. Da qui il nodo fondamentale: la famiglia, per essere tale, può basarsi solo sul senso del dovere e di responsabilità o necessita anche dell’amore?

Il film è una fusione tra cinema e teatro. Quasi tutta la storia, infatti, si svolge in un unico ambiente chiaramente in linea con il tema, ovvero la casa di Troy. “Aristotelicamente” si mantiene l’unità di spazio, ma non si mantiene invece l’unità di tempo, dato che percorriamo un periodo piuttosto lungo della vita di Troy e della sua famiglia. La componente teatrale fa emergere prepotentemente la capacità attoriale del cast. Viola Davis è perfetta.

Barriere è un ottimo film-teatro che funziona anche al cinema. Probabilmente, però, vi rimarrà quel desiderio di voler vedere l’opera “dal vivo” sul palco.

Guarda il trailer ufficiale di Barriere

Redazione
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