martedì, Gennaio 31, 2023
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Assassin’s Creed, recensione del film con Michael Fassbender

Una delle serie di videogiochi più famose di sempre, che nel corso degli anni ha saputo ampliare e sfruttare il proprio brand a livello mondiale, approda finalmente sul grande schermo per la gioia di tutti gli appassionati videoludici, chiudendo un discorso di “media” che, dopo romanzi e fumetti, trova nella trasposizione cinematografica il suo fine ultimo, quello tendenzialmente in grado di accontentare il pubblico non solo dei gamers ma anche dei cinefili.

A memoria, è veramente difficile riuscire a ricordarsi anche di un solo film basato su un videogame che abbia realmente funzionato. E sfortunatamente Assassin’s Creed non rappresenta l’eccezione alla regola, nonostante la palese volontà dell’ambizioso regista Justin Kurzel di realizzare un’opera che fosse in grado di camminare con le proprie gambe, un prodotto autonomo che avrebbe dovuto ricollegarsi al materiale di partenza considerando soltanto alcuni fattori di contesto per il concepimento di un universo filmico che fosse più o meno riconoscibile anche a chi del marchio Assassin’s Creed aveva solo sentito parlare.

Il criminale Callum Lynch (Michael Fassbender) viene salvato da una condanna a morte dalle Abstergo Industries,incarnazione moderna del misterioso Ordine dei Templari. Costretto ad utilizzare l’Animus, un macchinario che permette di rivivere i ricordi dei propri antenati, Callum scopre di essere il discendente diretto di un membro dell’Ordine degli Assaassini, Aguilar de Nerha, vissuto nella Spagna del XV Secolo. Rivivendo le sue memorie, Callum acquisterà le conoscenze e le abilità necessarie a combattere l’Abstergo e i Templari, da sempre nemici degli Assassini.

È innegabile che Assassin’s Creed funzioni grazie alle abilità registiche di Kurzel (che avevamo già avuto modo di ammirare nello splendido adattamento del Macbeth di Shakespeare) e alla dirompente versatilità del suo protagonista, un Michael Fassbender più in forma che mai, sicuramente alle prese con il ruolo più “fisico” della sua carriera, che ancora una volta dimostra di possedere un talento talmente sconfinato da sapersi adattare con disinvoltura e padronanza non solo al cinema d’autore ma anche alle operazioni apparentemente più commerciali come questa.

La regia di Kurzel dona fluidità e dinamismo alle sequenze ambientate durante l’Inquisizione spagnola con protagonista Aguilar, che donano all’intera pellicola quel fascino epico e rovente già apprezzato nel sopracitato Macbeth, e che riescono con efficacia a rendere visivamente stimolante la fusione tra passato e presente, tra le azioni sincronizzate grazie al DNA di Callum Lynch con quelle del suo antenato, che vediamo sovrapposte sullo schermo in una continua, ben congiunta e mai caotica alternanza di toni e atmosfere, dai colori caldi legati al passato, quindi al cuore dell’azione, dei combattimenti e degli inseguimenti nell’Andalusia del 1942, a quelli freddi che rispecchiano perfettamente l’ambientazione asettica dell’Abstergo.

Dove risiede allora il tallone d’Achille di Assassin’s Creed? In alcune scelte di casting del tutto sbagliate (Marion Cotillard è una delle attrici più straordinarie della sua generazione, ma assolutamente inadatta – nonostante la palese e fortissima alchimia con Fassebender – a prestare la sua fisionomia e le sue capacità attoriali ad una pellicola del genere) e – com’era prevedibile – nella sceneggiatura. Affidato a Michael Lesslie, Adam Cooper e Bill Collage (quest’ultimo già dietro agli script del dimenticabile Exodus Dei e Re e del disastroso The Divergent Series Allegiant), lo script evidenza la selettività – voluta dalla Ubisoft stessa – riguardo agli elementi originali da inserire nel film (che in parte vengono comunque stravolti) e mette in scena una storia in cui regressione, controllo del pensiero, trasferimento d’identità, violenza e libero arbitrio si mescolano senza il minimo appeal, in maniera fumosa, priva di concretezza e piuttosto confusionaria (specie nella terza parte del film), che inevitabilmente sminuiscono il livello (comunque alto) della messa in scena architettata da Kurzel.

Il dinamismo dell’azione di Assassin’s Creed e il suo vigoroso comparto tecnico si contrappongono dunque alla disarmante staticità di un racconto fin troppo pretenzioso che sembra non evolversi mai veramente, fallendo nell’impresa di catturare e coinvolgere fino all’ultimo secondo lo spettatore.

Guarda il trailer ufficiale di Assassin’s Creed

Stefano Terracina
Stefano Terracina
Cresciuto a pane, latte e Il Mago di Oz | Film del cuore: Titanic | Il più grande regista: Stanley Kubrick | Attore preferito: Michael Fassbender | La citazione più bella: "Io ho bisogno di credere che qualcosa di straordinario sia possibile." (A Beautiful Mind)

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